Giorno: 26 Mag 2013

Flashback 135 – Facciate

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

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Ci sono persone nuove da salutare e altre da evitare, giorno dopo giorno, tra falsi sorrisi e domande inutili. Ci sono facciate da mostrare e pensieri da nascondere. C’è chi parla tanto e chi se ne sta in disparte senza dire nemmeno una parola, fumando un miccio o bevendo una birra. In una selva di sguardi da scambiare io osservo e faccio le mie scelte. Fuori dal locale c’è anche Santo, quarant’anni, laureato e disoccupato. Parla di cambiare le cose e poi consiglia alle altre persone di non sprecare energie per realizzare progetti per la propria città. Io ci sorrido sopra e, mentre mi chiedono cosa si potrebbe organizzare per la giornata contro tutte le mafie, mi domando se esiste davvero tutta questa differenza tra un uomo di mafia e uno che agisce come Santo.

© Marco Annicchiarico

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Enditoriale o l’arte dell’editoriale hip hop homemade. Intervista a Endi Primo

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Oggi vi presento con un’intervista che ho fatto di persona, un artista hip hop dell’underground veneto e italiano, Endiprimo. Ve ne parlo perché ha dato vita ad un progetto piuttosto originale ed interessante chiamato “Enditoriale“, che ogni mese va in onda sul suo canale youtube. Si tratta di un editoriale in rima, che rispetta l’estetica del genere cui appartiene. Alla luce di quanto si ascolta e si vede oggi in radio e in tv, credo sia utile dare importanza, in un blog indipendente quale Poetarum è, a voci altrettanto indipendenti ed autentiche, a voci che con il loro contributo alzano il livello di coscienza e di appartenenza – non sempre con orgoglio, ahimè – al nostro presente. Ho un grande rispetto per l’arte di Endiprimo, non solo perché la trovo “formalmente” validissima ma perché penso che i suoi contenuti siano importanti, e siano “detti” sempre con grande forza, la stessa forza che possiede la poesia di cui spesso qui ci occupiamo, con un’aderenza all’oggi che, come un vestito cucito su misura, possiamo indossare. Leggete, ma soprattutto ascoltate.

© Alessandra Trevisan e © Endiprimo

1. Ciao Endi! Presentati e parlaci di quando hai iniziato questo tuo percorso.

Mi presento. Ho iniziato a scrivere circa vent’anni fa e la prima cosa che ho scritto era un “non-senso” ma il senso l’ho trovato anni dopo. Avevo 12 anni. Già lì c’era questo spirito un po’ dell’Enditoriale, ovvero del descrivere tutto ciò che vedevo, e che magari non capivo subito ma poi rielaborando, rileggendo, rientrava in un contesto sempre attuale. La prima cosa che ho scritto era: «Bassano è deserta, la gente mi guarda.» che mi faceva ridere a 12 anni ma ripensandoci dopo porta con sé mille sfaccettature e significati. Avevo 12 anni ed era un’estate ‘particolare’. Poi due anni dopo, a 14 anni, ho cominciato a scrivere in rima, in metrica, e a seguire il movimento dell’hip hop, e ho continuato; non credo ci sia stato un mese consecutivo della mia vita senza scrivere almeno un testo, quindi da vent’anni a questa parte ne ho fatti un po’.

2. Passiamo all’ENDITORIALE. Siamo qui per parlare di questo. Quando e come nasce l’idea piuttosto innovativa, soprattutto nell’underground.

Ho pubblicato alcuni dischi perché avevo voglia di registrarmi e non per farli ascoltare agli altri, ed è una cosa che faccio tuttora. Però, andando al passo coi tempi, visto che c’è quest’enorme possibilità del web che funziona benissimo come ‘megafono’, ho deciso di pubblicare in rete mie tracce. Otto mesi fa è nata l’idea con Tono, che è un ragazzo di Montebelluna (in provincia di Treviso n.d.r.), che fa produzioni diverse rispetto a quelle che uso di solito. Abbiamo registrato un pezzo per gioco, e io l’ho intitolato Enditoriale. Ho iniziato a selezionare tutti i fatti d’attualità che mi colpivano: il primo pezzo era sul Governo Monti, poi ce ne sono stati altri sul mondo del lavoro, della musica hip hop e su Sanremo; e poi sulla crisi, che è un argomento che tratto spesso, sia a livello economico sia a livello “morale”. Ho scritto sul suicidio, sui suicidi che recentemente ci sono stati. E cerco sempre di alternare alcuni temi leggeri a questi, di mese in mese. L’ultimo Enditoriale parla di “web vs. vita reale” non a caso perché penso che ultimamente si tenda più a vivere ciò che si scrive che a scrivere ciò che si vive. Oggi si tende sempre più a farsi condizionare da tutti gli input continui, attivi e passivi, che si hanno dai social network, fino a che il nostro cervello non distingue più cos’è importante e reale e ciò che non lo è. Nel pezzo ho chiamato al telefono gli amici e mia madre anche, o sono andato a trovarli di persona, proprio per registrare il paradosso che viviamo.

3. La scelta dell’hip hop è strettamente legata ad una pulsione vitale perché è u genere musicale incarnato nella realtà. Tu come lo senti?

Facile. Lo sento molto naturale. A 12, 13, 14 anni, quando cerchi un’identità un po’ esterna nella quale rispecchiarsi, con la quale crescere… Quando avevo quell’età c’era stato il boom dell’hip hop in Italia (siamo nel ’92 n.d.r.); non c’era niente in tv, internet non esisteva. La prima connessione lentissima l’ho avuta almeno cinque anni dopo (circa nel 1997, ’98 n.d.r.). L’hip hop l’ho conosciuto in una Jam, ossia un concerto dal vivo; vedevo i graffiti sui muri e volevo capire cosa ci stava dietro. Io mi sono trovato naturalmente dentro quel mondo; ho iniziato a scoprirlo e ho capito che c’era una bella cultura dietro. Non mi ritengo un invasato di quelli che “i principi base sono questi e li rispetto a vita”, perché non credo a nessun dogma universale. Non riesco però a sopportare chi invece come, in questa nuova ondata mediatica, chiama hip hop tutto ciò che non lo è. Ad esempio c’è un finto tg italiano di cui non farò il nome, ma è sul canale numero 6, che diceva in questi giorni che «L’hip hop e il rap son sempre legati alla malavita.». Al di là del fatto che questo finto telegiornale dica tante cazzate, è proprio l’immagine mediatica che si vuole dare, forte, perché prende le fasce dei più giovani, quelli che hanno un’età nella quale anch’io ho iniziato. Fa un po’ ridere.

4. A tal proposito. Ricordo che in un Enditoriale hai citato la voce di Morgan che in diretta tv, sproloquiava sul “genere hip hop”…

Sì. Ha confuso hip hop e rap, e ha cercato di spiegare cosa “contiene” cosa, sbagliando. Ma soprattutto ha detto che lui ha conosciuto l’hip hop perché l’ha visto in tv e non nel Bronx… Al di là di Morgan, che è un artista che si sa vendere bene, e che non sa niente di questo genere, il punto è proprio questo presentarsi come un nuovo “tuttologo del nulla”. 

Io mi sono staccato da tutto questo. L’hip hop fa parte di me. Lo dico sempre che non lo faccio per farmi conoscere, per vendere i miei dischi. Lo faccio perché “devo”, non potrei farne a meno. E dal vivo. È un mio bisogno naturale.

5. Cosa ne pensi dell’hip hop come “genere” anche politico?

Due dei primissimi pezzi italiani che ho conosciuto sono ancora potentissimi, erano di Frankie Hi Nrg, ed erano Potere alla parola e Fight da Faida. Potere alla parola parla della capacità che ha il linguaggio attraverso il rap e quindi l’hip hop, di arrivare “diretto” come una manata in faccia; Fight da Faida parla delle mafie, ed era un pezzo che anche all’epoca aveva suscitato scalpore. Lui s’era preso anche insulti, botte, sputi.

Nei testi si deve manifestare il proprio punto di vista, politico anche. Chi arriva nel mainstream, e quindi in radio, tv, stampa, al massimo dice che “va tutto male”; l’importante è che non si colpiscano le persone. Quelli che colpiscono le persone, passano come personaggi malavitosi, deviati, che non hanno un lavoro e che si lamentano e basta. Li fanno passare come vogliono.

Io credo che chi sostiene la cultura hip hop abbia il diritto e il dovere di manifestare il proprio pensiero, perché sennò fai del rap, e metti delle parole in rima sopra una base – di gusti discutibili ultimamente -, e magari per vendere di più dici che sei hip hop, ma non lo sei.

Sì perché l’autenticità di questo genere sta nel far sentire quello che pensi.

Sì. Una voce deve essere il più originale possibile nella ricerca della metrica, del flow, dei contenuti, e deve dire “qualcosa di tuo”. Tanti – e si ritorna all’ultimo Enditoriale – si studiano un personaggio, interpretano una parte. È più importante fare delle belle foto o un video invece di curare un testo o avere l’umiltà di dire «Io non c’entro niente con ‘sto mondo, mi piacerebbe farlo ma non ne ho le capacità.» Io non l’ho mai sentito dire.

6. Tu sei nato e vivi a Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza. Cosa ne pensi del fare musica “in provincia”, anche se forse l’Italia è tutta una provincia…?

Fare musica in provincia è una delle cose più belle per sopravvivere. La provincia non ti offre tutti gli spunti che una grande città ti dà. Si rimane autentici restando legati alle cose molto “normali”. Se io fossi andato a vivere a Milano, dove gira tutto il mondo dell’hip hop o della musica in generale, avrei iniziato a vivere una vita diversa ma molto meno autentica. Non mi sarebbe venuto in mente di chiamare mia madre al telefono per inserirla in un Enditoriale. Mi piace di più essere di Bassano e ogni mattina svegliarmi e vedere i prati e i campi, il vecchio che bestemmia al bar, l’egiziano o tunisino, kenyota o cinese o thailandese, che attraversa la strada perché sta prendendo la patente però si ritrova a Bassano del Grappa. E pensare lui [sorride] com’è finito a Bassano del Grappa? Io ci sono nato. Mi piace questo fenomeno. Restare in un luogo periferico. L’Italia è tutta così. Ovvio che non ti dà grandi palchi. Se io qui ho un seguito di venti o trenta persone, sicuramente se avessi vissuto in una città da 5 milioni di abitanti anziché 40mila magari conterei qualcosa per qualche etichetta, o riuscirei magari a fare tre serate in più, come tutti i musicisti. Ha il lato positivo e negativo. Faccio questo discorso come se avessi vent’anni perché a 33-34 come adesso, mi piace farlo proprio perché non riesco a farne a meno…

7. Quali sono stati i tuoi punti di riferimento nel tuo percorso?

I miei amici che come me continuavano a far parte di questo movimento, uno su tutti il mio amico Max. Poi la radio, quando c’erano dei programmi che si potevano ascoltare, perché che ti facevano sentire legato alla realtà e al mondo esterno e dire “oh cavolo, lo passano in tutta Italia! Allora non sono l’unico ad ascoltare questa roba!” o “Non siamo quei 30 gatti che siamo solo alle Jam”. Uno su tutti, c’ho lavorato, ed è Ice One (di Roma n.d.r.), lui da sempre. E come artisti, mi piacciono tantissimo gli OTR con Esa, che ancora adesso fa musica, alcuni pezzi dei Sottotono mi piacevano molto e tutti questi artisti ancora ci sono, e hanno gli stessi valori che io condivido.

8. Ci sono due cose che fanno parte dell’hip hop e che si distinguono, com’è anche nel jazz. Ci sono “le canzoni” e l’”improvvisazione”, che nell’hip hop è detta “freestyle”. Tu sei abilissimo in entrambe. In particolare nel freestyle, possiedi una velocità impressionante di combinazione delle sillabe per comporre estemporaneamente le rime. Una volta mi hai detto che sai contare istantaneamente le lettere che compongono una parola e una frase… Ci spieghi dunque come nascono i tuoi pezzi?

Un esperto mi ha spiegato scientificamente – ma è una cosa che io non ricordo – che questa mia attitudine ha a che fare con la velocità di azione del mio cervello. Mi ha visto contare le lettere e mi ha visto fare freestyle, ed è rimasto sbalordito. Non ricordo più nulla a riguardo: mi ha spiegato quale emisfero controlli questa cosa, ma non ricordo… Sempre a 12 anni ho iniziato a contare le lettere che compongono una parola, e a dividerle in gruppi multipli di 4. E ancora adesso ci riesco. Questo allenamento mi ha portato ad essere velocissimo nel freestyle ma è un limite nello scrivere i testi, nel senso che un testo viene bene se sono severo con me stesso. Mi serve fisicamente più tempo per scrivere di quanto invece me ne serva per comporre. Scrivo, deposito, ritocco, li butto via, ed è più difficile quando la testa pensa al doppio della velocità di scrittura.

9. Tu hai registrato alcuni album. Io ti ho conosciuto nel 2008 con Sogni a Nordest (autoproduzione come sempre). Come si passa da quel disco all’Enditoriale?

Si tratta di un libro unico, un capitolo dopo l’altro. Prima Dal tramonto all’alba del 2004, parlava di paranoie notturne; poi Giù le mani del 2007 parlava di tutto ciò che pensavo del mondo dell’hip hop in quel momento. Sogni a Nordest del 2009 parla della crisi, della perdita di denaro, e di valori che qui a Nordest erano rappresentati soprattutto dal denaro, e quindi era un anticipare i tempi, sino ad arrivare a Storie di precaria follia del 2012, in piena crisi, ed è la prosecuzione naturale del precedente album. Poi c’è stato un EP di 4 brani, Questo è il LATO “A” (si ascolta su youtube n.d.r.). L’Enditoriale dice ogni mese cosa stiamo vivendo. La cosa più bella dell’hip hop è che ti permette di dire quello che vuoi come vuoi, e poter lasciare un diario, un documento registrato.

10. Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Il primo più imminente in uscita, è un altro EP, Il piano “B” che prosegue il precedente, e parlerà di chi non è nato già con la prima chance in tasca, non agevolato, si tutti quelli che ora vengono considerati incapaci di realizzare i loro sogni, che utilizzano “il piano B” per andare avanti. Altro lavoro è con DJ Uci e Ciacca (rispettivamente dj e mc dell’hip hop veneto, n.d.r.): abbiamo in cantiere un disco, iniziato sei mesi fa, e prima o poi lo finiremo.

Ecco l’ultimo Enditoriale

  

Andrea Endi Primo è nato a Bassano del Grappa (VI) il 7.9.79. Approccia la cultura hip hop nel 1994 tramite amici e partecipa alla crew Kolpoastratto (con DJ Uci e altri); si avvicina al genere grazie anche a trasmissioni radio (Venerdì Rappa – Radio Sherwood – Radio cooperativa- one two-one two), tape sovraregistrati, fanzine fotocopiate e jam. Registra il primo tape autoprodotto nel 1998 FATTO IN CASA. A seguire nel 1999 il cd KOLPOASTRATTO, nel 2001 90 LA PAURA, nel 2003 LIBERO L’MC, nel 2004-05 DAL TRAMONTO ALL’ALBA (nella cripta) e nel 2007 Giù le mani. Come freestyler vince molti contest tra cui la “Royal Rumble” di Treviso (2006-2007), “King of the Ring” (Vicenza, 2006), “Discipline Virtù” (Schio, 2008) e partecipa a “Tecniche Perfette”, contest interregionale, arrivando secondo nel 2005 e 2006 e in finale nel 2008 a Reggio Emilia. Nel 2010 registra l’album autoprodotto Sogni a Nordest, nel 2012 Storie di precaria follia e l’EP di 4 brani Questo è il LATO “A” entrambi autoprodotti. L’ultimo progetto è ENDITORIALE. Questo è il suo canale youtube.

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