Giorno: 20 Mag 2013

Marco Aragno – La bellezza che resiste

Castelvolturno foto di Marco AragnoQuesta domenica sono andato per l’ennesima volta a Castelvolturno. Faccio lo stesso giro da anni. Parto dal Lago Patria, oggi stranamente mosso, e poi mi fermo al Villaggio Coppola. Due o tre chilometri di litorale, colorati da mandrie di bufale, distese di campagna, scheletri di cemento, prostitute nigeriane ed hotel stonacati. Invece di arrivare al lungomare, percorrendo strade spazzate dalla sabbia, ho preferito addentrarmi in una zona meno conosciuta, una macchia di verde che si estende attorno al Resort della squadra del Napoli. Per arrivarci bisogna oltrepassare la banchina di un vecchio cantiere navale, ora chiuso, che affaccia su una darsena solcata da una manciata di barche; poi imboccare una stradina di terra e sabbia costeggiando oleandri e dune punteggiate da fiori selvatici di cui non conosco i nomi. castelvolturno 2 -foto marco aragnoMentre compio questo tragitto a piedi, noto pochissima gente. Un paio di ragazzi seduti sulla banchina che sfidano le acque con una canna da pesca. Un vecchio pescatore che sistema le reti su una bagnarola mangiata dal sale. Nessun altro.  Arrivato in fondo, dopo una furiosa lotta ingaggiata contro il vento, giungo sulla spiaggia. La bellezza viene interrotta da piccole discariche a cielo aperto, copertoni accatastati, rimasugli di plastica mossi pigramente dalla risacca. L’incanto qui convive con la puzza di fogna e morte. Una lotta darwiniana fra l’uomo e la natura che si rinnova sempre, ogni giorno, nel silenzio di tutti quelli che transitano distrattamente con le loro auto sulla strada provinciale a due passi da qui. Ma basta guardare alle tue spalle, all’enorme pineta cresciuta nel sedimento dei millenni, per renderti conto di quanto sia effimera la nostra presenza in questi luoghi, di quanto sia breve lo sfregio impresso sulla bellezza di queste dune affacciate sull’immenso mare aperto.

Marco Aragno

Qui puoi scaricare il pdf dell’articolo

Matteo Poletti – Poesie da “Moto scomposto” (raccolta inedita)

berlino 2011 - foto gm

Abbiamo atteso che fosse gennaio
a tracciare l’ultima linea, non sapevamo
dove guardare e quale fosse il rimedio
la dose indicata, i danni collaterali.
Addio parole stampate negli occhi:
non c’è più terra da modellare
in questa notte che sente d’inverno,
i lampioni, le case e dietro di noi
la finzione del ricordo, le sillabe
hanno perso i loro accenti.
Non c’è tempo per i segni e le invenzioni,
le voci in lontananza scandiscono parole
che ho scordato e richiamano alla mente
pomeriggi vecchi di vent’anni, le partite
alla radio, la voce di Ameri, mio padre
che legge il giornale e tranquillo mi dice:
“tutto finisce in novanta minuti,
non preoccuparti che poi ricomincia”.

******

Con non altri che te
è il colloquio.
V. Sereni

Mi hai parlato
di memorie smarrite e fantasmi,
delle orme sul fiume a dicembre,
quando gli occhi ancora chiedevano
il senso nascosto di un attimo,
le presenze che in fondo cerchiamo –
Hai parlato come parlano i giorni d’estate:
nello spazio di un’alba fissano il tempo
e ci lasciano immobili e muti
alle ombre che tagliano il mare.

******

Anche tu sembravi di frutta, e l’eroina del libro
portava il tuo nome: se ne andò sotto i colpi
di un pazzo, lasciata sull’erba con la gola recisa.
Ma tu non hai visto il respiro mancarle
e il colore svanirle dal viso: poche righe,
poi solo il rosso del sangue e la fine,
inattesa
come è giusto che sia –
Lo sai, non è necessario essere folli o assassini,
ogni giorno si uccide qualcosa: del resto anche tu
forse pensi al presente
come a un punto di vista fra i tanti,
l’istantanea riuscita per caso e finita in cornice.

*****

I fari delle auto sulla strada provinciale,
una giostra di figure senza peso, linee fitte
nella nebbia suggeriscono allo sguardo
un riparo primitivo nelle cose,
ciò che in fondo ci conduce a ricercare
la frazione di secondo,
il momento adatto a scomparire –
finalmente l’improvviso ha i contorni ricamati
di un pensiero coltivato, un’idea che sfugge
al campionario del già detto e le intenzioni
cadono sul vetro come gocce a inumidire
questa luce orizzontale, i riflessi senza vita
sull’asfalto che si piega ai nostri umori.
Non è tempo di ritorni e decisioni,
solo voglia di fermarsi e soppesare
le parole ricacciate sotto il letto
come polvere, i granelli trasparenti
di quel tempo calpestato che ritrovi
a poco a poco tra le foglie dell’autunno,
nel tuo modo originale di plasmare
un equilibrio tra le forze, come fosse naturale
la tua voce sul cuscino, le tue mani
sempre calde, la tua voglia di scappare.
*****
Il quotidiano allinearsi dei passanti, il chiaroscuro
dei profili, il miracolo del sole attraversato
da una nuvola con la sua forma di animale
sopra l’orizzonte misurato dei palazzi,
oltre il liquefarsi regolare dei minuti
negli incroci, verso la periferia
distesa fra quartieri nati morti.
Fa parte di noi questo continuo ricercare
con le mani l’appiglio sicuro,
il punto di arrivo degli occhi smarriti
nella ragnatela dei binari.
È qui che forse respira
il tempo che ci è stato concesso,
la risposta all’enigma lasciato
da chi è venuto prima di noi.
******

Sento dire che al momento giusto
– dopo un moto casuale – ogni tassello
si combina con un altro, e trova
il modo di fissare in un istante
un lento movimento naturale,
come il sangue che toccando l’aria
si raggruma e muta il suo colore –
Ciò che tutti rincorriamo si nasconde
in questo avvicendarsi di elementi,
nel passaggio dall’uno all’altro stato,
nel capire con certezza quando è l’ora
di fermarsi e lentamente coagulare.

******

Qualcuno la chiama quarta dimensione,
ma non è altro che un percorso
a senso unico, il susseguirsi di minuti,
giorni e ore non si piega alle parole,
prende forma nei pensieri e si dilata nel ricordo,
a volte appare limitato ad un’idea
trasparente come il ghiaccio che ricopre,
uniforma ma conserva e spesso dà la morte –
non cercare la misura del perimetro
quando ciò che conta è il centro intorno
al quale ruota tutto ciò che abbiamo
e in pochi attimi scompare e non ritorna.

******

Stanotte Pavia nasconde colori parlanti,
stampati sulle arcate del ponte, padre-guardiano
di incontri che a mattina saranno ricordi
come il tuo sguardo quella sera a settembre,
quando il gesto aveva il suono veloce di un forse,
la forma incompiuta del dubbio o della speranza.
Camminare contando i passi e i respiri
è un piacere che il tempo rafforza,
un’immagine,
un riflesso che prende alla testa…

******

Suoni e colori si stropicciano appena
contro il loggiato in penombra,
lanciati senza criterio apparente
verso fine sicura nella sera che scende.
Adoro questi muri cotti dagli anni,
il giardino sguarnito e la magnolia sformata,
materna, le sue braccia protese a invitare
al ricordo di qualcosa che sfugge, come
grana sottile di un tempo da coltivare.
È qui che svogliato mi trovo a scolpire
nell’azzurro del fumo il rito notturno
dell’ultima, il passaggio obbligato
prima che la luce si spenga e risuoni
nel chiostro il silenzio incompiuto
di quest’ultima sera passata in Cairoli

*****

Strada Nuova è la Mecca di chi il tempo lo ricama,
di chi vive negli specchi e se ne vanta.
Le ragazze in tinta unita, con la faccia preimpostata
stanno appese alle vetrine mendicando
qualche sguardo da bagnare in un Negroni,
nell’invidia che s’insinua fra le gonne,
fra le occhiate a testa bassa di chi passa
e per paura non si ferma.
Negli specchi io ci sto stretto, non ci trovo
gli argomenti e le conversazioni, il suono delle cose
si fa stridulo e discorde come il tempo che ho ingoiato
e tintinna nelle tasche, batte i piedi e fa rumore
un rumore che ricorda, segna a dito ed ammonisce.

*****

***********************************

Nota biograficaMatteo Poletti è nato a Clusone (Bg) nel 1979. Si è laureato in Lettere all’Università di Pavia, presso la quale ha poi conseguito il dottorato di ricerca in Filologia Moderna con una tesi su Baldassar Castiglione, e attualmente lavora nel campo dell’editoria. Suoi testi sono apparsi sulle riviste “Specchio” e “Le voci della luna” e in alcune antologie, tra le quali ama ricordare Oltrepoesia, volume contenente poesie di otto autori di qua e di là dal Po, curato da Gianfranca Lavezzi e pubblicato dall’editrice Monboso di Pavia. 

Qui puoi scaricare il pdf dell’articolo