Giorno: 16 Mag 2013

Cinque poesie da “il senso di questo stare” di Alessandro Dall’Olio (L.S. Gruppo Editoriale, 2012)

Un giorno ho scritto
senza penna,
spezzettato parole
per pioverle
sui volti sporchi
dei pendolari che andavano,
– o tornavano? –
scorze di vita per
chiedere grazie
a chi non ne ha memoria.
Sei arrivata a fare plurale di me
come chi giunge per non partire,
cucina non per sfamare.
Sulla stessa panchina
quanti amori – ora dileguati –
si confessarono
prima dell’accordo delle nostre labbra.
Uccello senza piume
sussidiario sgrammaticato
nell’aria vagava l’odore dei roghi
che portano in grembo le fenici.
Mi sono destato circondato
da verdi testimoni,
mentre il corpo tutto sentiva, confuso in loro
pianta nuda fatta di tendini.

* * *

Forse in queste parole c’è
più delle parole
un codice nascosto che traduce
per riportare a quelle immagini.
È che nello scrivere non c’è bugia,
le cose sfuggono di mano
la parola arresa
a una pura visione.
Io lo so dove sei
vorrei spingermi fino a te
alla fine di un’autostrada
per dirti le magie dell’infanzia
per imbavagliare queste sirene.
Tenere la mano
per scriverti le dita
è stato come visitare la terra promessa
finalmente mantenuta.
Ti sono corso dentro con un’integrità miracolosa
mentre si premiava l’attesa
speranza dietro l’angolo:
l’infinitezza dei piccoli gesti
l’assoluto materno
una spora salvata dai venti del nord.

* * *

Non c’è abbastanza bene per tutti,
la sua carestia passa,
compromette il peso
di sentirsi respirare.
Un’aria poca che si incanala
da qualche parte,
ma mai soffia dove ci
si sente spersi,
dove vagano muti
i corpi digiuni.
Ci vorrebbe altro bene,
si carichi nelle stive,
si scarichi in ogni porto,
si costruisca di nuovo
e più grande.
Spargetelo su queste distese
increspate.
su! fatene teatro,
torrente impetuoso per tutte le rive.
Si sollevino, dunque, le nostre fronti
di contadini chini
davanti a un altro giorno di grandine.

* * *

Giusto una fessura
una parola parlata
in questa ferialità di vita.
Proprio come analfabeti della passione
ignoti al piacere,
e persino a sé stessi,
ci conduciamo tristi per riprodurci,
per fingere di amarci
nel garbato sconquasso dell’ipocrisia sociale.
Ma l’amore non è un rancoroso ruminare
è tempo da fluttuarci
dentro e attraverso
cambiando velocità,
è rialzare esistenze falciate,
bellezza nonostante,
amore sono le stelle che si spargono
sopra tintinnando,
tutte le parole in più,
amore non è mai una virgola in meno,
è l’incontenibile raccolto,
la pioggia che accende la fiamma
tra le braccia sue.
L’approdo al lieto fine.

* * *

Cerca tra le virgole e le viole,
nel bisbiglio che fa un albero che spunta,
nei colori che chiedono un ballo.
Fammi tana dietro le lacrime.
Pace liberami tutto.

*

Dallolio

Alessandro Dall’Olio, giornalista, ha collaborato con riviste di cinema e ha curato mostre di arte contemporanea. Nel 2010 ha pubblicato il libro di poesie Non ho urla in me (L. S. Gruppo Editoriale).

* Alessandro Dall’Olio, il senso di questo stare (poesie), L. S. Gruppo Editoriale, 2012.

Qui puoi scaricare il pdf dell’articolo

Fabio Teti, 10 poesie da “nel malintendere (2007-2012)”

[…]

l’antenna fuori è sopra       è grigia        smette     

– non è / più sé dacché subisce / l’urto dello sguardo che la torce
in poche righe scritte dopo dove capta / appena il video in cui una bocca
è di ologramma e lo rifiuta

«hai solo

queste fosse, spostamenti, per conoscere?» (si chiede dopo). sta
in una sua psicomachia per via di sera e vetro. «se hai scritto                
è necessario sparire è per questo», risponde l’altro,
che non sta impresso sulle cose e

images

freon del frigo – altre lancette. torto;
buio visto; e quando detto
ipotenusa

[…]

le cose viste stando prima no non stando
solo prima delle frasi – ricevendola è prodotta la figura,
d’impedimento, in porta e ottone, in maniglia che ha dentro
il vedersi colliquare – troppo sporco regge allora
l’intenzione, questa di vertere su vertebre,
dei fatti fare, dei fatti fuori, taciuti dalla:
la frase non li sbalza ai celesti del Bilderberg,
qui non sgancia chi la scrive dalla stanza
dei comunque necrofagi: prodotta forse la figura,
d’intendimento, non ha statura
per tenerla – sé come in deficit,
ha sentito, di finzione
potrebbe

cliccare su undo, rianodizzare le rètine

[…]

o per ipotesi la chiave, girata a vuoto,
non fa rientrare in una casa – sarebbe dopo
pioggia a taglio in cui durare
sulle tratte dei notturni fino a giorno,
che non ritorna, che è solo un nero non chiodabile
di storni, sulla stazione – quale sapere,
forme d’insetti – punte dei piedi dove troppi
strati sciolti di scontrini. le cose viste stando prima,
non stando prima della frasi
né un pensiero s’è comunque
fatto esatto – durato quanto,
quattro secondi – e non è questo:

di tibie e fìbule, di pterodattili.

circa la stanza stata vuota, invece.
oggetto «il vero». lo spazio senza specchio
speso in posa, poca,
di pece

[…]

se uscendo, se entrando, fa differenza
– strombo con morte le forfìcule, di luce.
come la fa da dove guardi la soglia / e lampadina,
anche, se svitando con un panno
gli occhi dentro il filamento
di tungsteno. (e sempre s’è
per dirne nenia, niente, «ci
vorrebbe un altro vaso di gerani»

o interrogarne ancora cuoia
di toro –

            casa tagliata nelle cuoia del toro

[…]

quarto e quinto da gastro (conato)
(costato contro il freddo) – uno ha il joystick
gli altri giù nello scotòma – non è una
scelta, sapere, o è una scelta, la frase: attraversando
il corridoio è attraversato, la frase: citofono
sentito con il nervo, e sottovoce chi da dentro
«amècche, bengasi, zabí almi». la frase allagamento,
da questo, né come; fino al
balcone va che è un margine
di corto, guardare – non fa
vedere chi le ha dette le parole
della mosca masticata
nel sonno

. . .

[…]

essendo poi lo stesso ‘non sapere’ che sostanzia
i materiali e scarsi nessi della frase       fase dove l’anno
non è quello e lui spalanca      scatola in cui tiene
plastica ocra dei soldati, trovata vuota, trovate anzi
alcune parti di neviera       lacune       acacie       poi la zucca
cava marcia coi barbieri
che in latino gli stenagliano
via i denti –

il solo fosforo vicino è alle lancette,
quando si sveglia. continua la torsione della faglia.
continua questa guerra
d’ipotetica frizione con la guerra

[…]

la decisione è dall’ammasso
degli assiomi che lo hanno (che anche fanno
la somma che assonna – è il neutro artato,
uno, e zero sempre d’ombra intorno – di qui scurirlo,
scucirlo dalla, parola casa (passi che andando
dal balcone alla cucina – con qui inasprirle,
sugli occhi, le quattro nocche fino a farsi
fare rossa e messa in forse la vista, vedere in questa
andarci storto il forno doppio alla giunzione
che se funziona ha una verifica
in conati. («la conoscenza,
quasi» – si dice;

non ripulisse il vomito da terra

. . .

                                              

                                   dein aschenes Haar Sulamith

[…]

storpiati,

nel modo di frainteso che
muri metri che hanno dentro il versamento,
e non lo hanno, di altri metri – e loro «andare e rivolvere,
molte cose» e ad un istante «non vedi,
sono fabio» – ma ha ragione: trovata foiba,
foiba compresa ora nel proprio del nome,
e non tenére di quello. (niente,
lei alzata, dormendo, si è alzata,
«che fai qui», ti chiede,
e le sclere:

«che tu qui non dovresti esserci» –

e avesse detto, certo, avesse invece
detto essere                 cosa avresti poi potuto
                        obiettare

[…] 

che l’hai calato, da mano a spalla nella gola;
trovando il fondo, no, trovato il tenero dov’era
quella, (dov’era l’unghia), e scuro un fóndaco, ecco,
con seviziati… (cosa serrata nel cranio,
fai non sedata). [nome, anche diceva, è dopo grumo
di carne di sangue, e ricevuto; e il ricevuto no, suo andare
identico, murato, da un archivio a un archivio,
e architettando pareti, per scorte, poi scarti, parnasi:
panneggi buoni, sapendo, al non sapere…
[la cava cavia invece che puoi farne, fra uno
e uno: se tiene aria, dentro;
se attraversata

. . .

[…]

immagini anche quelle come con le
ali i piraña, ridanno ora sfondati, dei vetri,
un getto di soldi per questo per molto
nascondere la stanza quella lorda nell’ascolto
dato agli ìndici o una permuta, invece, dei dati
qui se il dubbio nello spazio è dello spazio, seguìto
è un ragno oltre lo schermo vede i cavi
poi la polvere, l’incàvo
lì sarebbero le lampade
infilate, le chimiche, nell’ano,
le spaccate sulla pelle,
il fosforo che
brucia

[…]

*

Fabio Teti è nato a Castel di Sangro (AQ) il 17/12/1985.
È redattore di «gammm.org», «puntocritico.eu», e di «eexxiitt.blogspot.com». Suoi testi sono comparsi in diverse riviste, lit-blogs e web-zines tra cui «Semicerchio», «Nazione indiana», «L’Ulisse», «lettere grosse», «Allegoria», «Sud». ha partecipato a “Poesia totale – In voce” (Roma, dicembre 2010), alla quarta edizione di “RicercaBO – laboratorio di nuove scritture” (Bologna, novembre 2011), e da ultimo ad “Ex.It – Materiali fuori contesto” (Albinea, aprile 2013; nel volume antologico che raccoglie i materiali ivi presentati, è possibile leggere la sequenza di prose in fieri sotto peggiori paragrafi).

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