Goffredo Parise: poesie

parise3Pubblico oggi alcuni testi di uno scrittore da rileggere, con un breve e non esaustivo cappello, ma che ci dice qualcosa su di essi, per una più agile lettura. Goffredo Parise (1929-1986) è stato un autore molto importante per il secondo Novecento italiano, e si è occupato per la maggior parte della sua vita di prosa. Ancora oggi è ricordato per i Sillabari, editi nel 1972 e nell’82 (con cui vinse il Premio Strega); brevi racconti sui sentimenti umani, ad opera di uno scrittore attento alla lingua e al linguaggio, con sensibilità poetica, intesa – anche – come “giustizia” nei confronti della parola. Però Parise già nel ’51, quando pubblicava Il ragazzo morto e le comete (Neri Pozza, 1951; Torino, Einaudi, 1972; Milano, Adelphi, 2006), suo primo romanzo, dichiarava che la poesia non era cosa per lui perché durante gli studi s’era imbattuto in Carducci, che l’aveva tenuto distante da questo genere letterario. Prima di morire tuttavia, ha scritto poesie. Alcune di esse le leggiamo qui oggi; la selezione comprende anche un frammento da I movimenti remoti del 1948 (pubblicato da Fandango, Roma, 2007), di molto precedente alle liriche che seguono, ma che si rivela vicino invece alle prime opere dello scrittore veneto.
parise7Nel 1989 Cesare Garboli pubblica una recensione su «Mercurio», supplemento di «La Repubblica», in cui stronca le liriche di Parise, etichettandole come oscene, “testi-limite”, svuotati di senso poetico. In realtà questi testi si legano letterariamente e per temi alla prosa di Sillabario n.2, e all’ultima produzione, anche alla saggistica e alla scrittura giornalistica: Parise è stato reporter di guerra, in Vietnam e Indocina e ne ha scritto in Guerre politiche (Einaudi 1976 e Adelphi 2007); Parise ha guardato il mondo post Sessantotto con gli occhi di un autore a cui mancano i punti di riferimento e che riversa nella sue opere le cifre di un mondo che cambia. Ma queste liriche richiamano alla memoria un senso di fine che c’è anche nella poesia di Lalla Romano e nel suo Diario ultimo (Einaudi, 2001), in cui i ricordi dolorosi emergono nel momento della malattia e della cecità – che affliggeva anche Parise -. Dice bene Dalila Colucci, in quest’articolo che aiuta ad orientare la lettura dei testi: «il linguaggio di Parise, seppur nella frammentarietà, è stratificato, eccezionale, fatto di prestiti da lingue straniere, neologismi, che fan parte del linguaggio della prosa già. Queste poesie-non poesie (tornando alla lettura di Garboli), son costruite su forme ellittiche sia nella lingua sia nella metrica e la loro lettura presuppone un lettore che sia il doppio dell’autore». L’analogia di significati sfugge, è sfocata; «il montaggio è jazzistico», lontano dalla poesia italiana e probabilmente si nutre della forma di altre lingue (forse l’inglese). Non si afferra il senso ad una prima lettura: si deve entrare in queste poesie pensando ai richiami e rimandi di prosa, alla eco che hanno con altre opere, poiché in quel tessuto stanno. Per un scoperta o una rilettura, in attesa di leggere un’analisi critica più ampia.*

© Alessandra Trevisan

*

Dove andiamo?
Dove ci porta l’inquieta atmosfera?
nei giorni di pioggia,
nei giorni di burrasca,
quando le umide orbite
anch’esse stillano,
stravolte, illuminate,
nel cuore dei temporali?
quando le persistenti litanie
sbattute dagli scrosci violenti
si frantumano
in mille solitari richiami?

[da I movimenti remoti, 1948.]

*

Pareva questione di un attimo
afferrare il bandolo
invece
di colpo
fu troppo tardi
come animali
non restava che
attendere il gas.
Ma quanto lunga l’attesa
quasi quanto il bandolo
e non sentivi
che il sibilo era già
cominciato da tempo.

30.3.86

*

Rabbino

Nel fumogeno antro
di terza classe
prese posto un uomo
con abiti e cappello nero
barba e riccioli di fiamma
ai viaggiatori volle
imporre discrimine?
Nessuno può dirlo
ma a chi attaccò bottone
l’uomo rispose
no hay de Kabbalar

Più tardi aprì una fessura
della sua borsa nera
da medico
per cavare un untume kosher

Fu un attimo
un bambino vide brillare
all’interno
bisturi e pinze.

2.4.86

*

I tamponi poco chiari
inzeppano i culs de sac
del canale sotto bassi archi
di case ex patrizie
e stillicidio di fogne:
promenades di losche tope.
È questo il destino
della pigrizia
Dove non è piacere
è mestizia.

4.4.86

*

Fu il ramarro e non tu
smunta formica
a udire le sirene

Chi lo vide Ulisse?
forse l’occhio del polipo
attratto dalla luna

ma fauna d’acqua
ne udì la chiglia
per sentito dire.

22.4.86

*

Il pneuma è ostico
il gurgo impossibile
per eccesso di specialità
gastrotecnica

Qualcuno ex muratore
o maestro di scuola
ha deciso
che l’umanità
deve sfoltire
i radi capelli
o lasciarne altri, più folti
da sfoltire a loro volta

L’uomo non è che tricot
dove la viltà si addensa
per un minuto di più
di miserabile vita
come non toccasse anche a loro
agli ex muratori
che in buona salute
covavano cenere
sotto la brace

Non è più tempo dei più
i meno giocano la partita
fino alla coppia fatale
della scala reale
Dollaro o rublo
annullano il fixing
nel cinerario finale

Vale.

8.5.86

*

Trecentomila o muori
messaggia tua madre
ottuagenaria e cieca
platinata croupier
nel gioco della vita
ne sa ben più di te

devi obbedire
alle ore contate
dalla longeva megera

chi più di lei
conosce il tuo quid
l’ovulo è marcio
già da gran tempo
non è certo
questo di primavera
vento
a farlo rifiorire

Ma il gioco è corto
e l’orto non farà in tempo
a dare i suoi frutti
prima che tu abbia dato i tuoi

Come vediamo si tratta
della cifra del vivere.

I0.5.86

*

Orsù Jack
animo Wladimir
alzate i fari
più alti
illuminate le uniformi
di questi vecchi Papi di pezza

Uff che polvere
che cipria
guarda quello Jack
credeva di essere un re
Uff che stracci

Non era certo così
quel danese vestito tutto di nero
non pareva nemmeno morto
Via via ragazzi
troppa polvere di storia
disinfestiamoci
presto ragazzi

Questo è ciò che fu
tuffiamoci ora nell’uranio
e che l’ombra del nero principe sia con noi.

I2.5.86

***

Non si possono leggere nel Meridiano Mondadori dedicato all’autore, ma le poesie di Parise son reperibili altrove in queste edizioni: Dieci poesie, a cura di Silvio Perrella con un disegno di Giosetta Fioroni, Milano, Rizzoli, 1997; Poesie, a cura di Silvio Perrella, Milano, Rizzoli, 1998. Una selezione è apparsa anche ne l’Almanacco dello Specchio Mondadori 2010-2011, con introduzione di Maurizio Cucchi.

*A tal proposito, si rimanda al saggio che contiene tutti i testi Nessuno crede al merlo d’acqua. Le ultime Poesie di Goffredo Parise di Dalila Colucci, Isernia, Cosmo Iannone Editore, 2011.

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18 comments

  1. Una meravigliosa scoperta per me. Grazie. Folgorante il passaggio’ non è certo/questo di primavera/vento/a farlo rifiorire’

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  2. Molto bella e molto vera la definizione di “montaggio jazzistico”. E affascinante vedere come la poesia abbia in qualche modo aperto e chiuso il percorso di un grande autore di prosa. Grazie ad Alessandra per questa proposta.

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  3. ci sarebbe da scrivere parecchio sulla presenza del “jazz” in certa poesia italiana. penso a Sereni per esempio

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  4. Interessante quella cifra, sì, Giovanna. Dalila Colucci ne parla nel suo articolo, vi accenna.

    Credo sarebbe interessante andare oltre nell’analisi e devo dire che lo spunto di Fabio potrebbe portare anche ad interessanti analisi altre. Con montaggio jazzistico d’altronde intendiamo molte cose, e penso possa essere evidente che Parise qui coniuga gusto per la parola e ritmo, anche forse “improvvisativo”. Le invenzioni linguistiche sono un perfetto connubio di queste due cose, credo.
    C’è molto da dire; voi lettori che dite in merito?

    Forse per Parise la formazione americana è stata fondamentale; lo ritengo possibile. “Gli americani a Vicenza e altri racconti” (Milano, Scheiwiller 1966 e Mondadori 1987) parla della sua formazione anche.
    Ma io credo che più di tutti andrebbe riletto “New York” (Venezia, Ruzante, 1977; Rizzoli 1997). Tornerò su quest’autore che mi appassiona e che mi/ci parla.

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  5. tornaci, Alessandra! vedo che conosci bene la produzione di Parise e soprattutto che riesci a slegarlo da una certa lettura dogmatica che me lo rese indigesto nei miei anni cafoscarini.

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  6. Una pietra preziosa, questa di Alessandra, che aggiunge una scheggia luminosa di comprensione verso la scrittura di Parise. Grazie Ale.

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  7. ….e che l’ombra del nero principe sia con noi. (bellissima, mi piace)

    Un poeta ha una visione come se fosse in un altro mondo, credo. ud

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  8. I testi sono l’espressione di un certo vitalismo selvaggio e tipicamente veneto che ormai non è più rintracciabile (in letteratura e nemmeno nella società più o meno post-rurale e post-industriale. Del resto, nella medesima area vicentina si era formato L. Meneghello, altro autore in cui si può ritrovare la rusticità accennata (soprattutto -ma non solo- in quel grande affresco che è Libera nos a Malo). Io, però, starei attento a mettere troppo in realzione le poesie di Parise con il jazz. Certo, ci sono degli elementi ambientali e storici (la presenza degli americani a Vicenza) che ne sembrano provare il legame. E, tuttavia, ancora più profonto e attivo è quel vitalismo che discendeva dal sentirsi parte del paesaggio e, in pari tempo, di respirarne l’aria familiare e sociale. Quello che qui si legge in controluce, detto altrimenti, è l’amaro referto di un distacco da Il ragazzo morto e le comete e il montaggio testuale, provocatoriamente, riflette una metrica nativa, quella più comune alle fliastrocche infantili e nei versi che si strutturano a partire da una prosodia istintiva (come uno dei tanti casi che portarono Parise a fare l’inviato di guerra).
    renzo favaron

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  9. Grazie Renzo per questo commento. Non so se mi convince del tutto la tua posizione, che comprendo comunque, riguardante la metrica nativa; lo dico perché non sono certa del fatto che l’evoluzione letteraria di Parise stia dentro “soltanto” a questa linea, di riscoperta di un vitalismo e di amaro referto di distacco dalla prima produzione. Diciamo che son le posizioni che mi son state somministrate in sede accademica, e che ho provato a mettere in discussione. Non vi sono solo ragioni storiografiche legate a questa nuova lettura, a mio avviso ben condotta soprattutto dalla dottoranda che ho citato più volte. Trovo che la sua critica sia convincente e l’articolo che segnalo sia degno di nota. Non potrebbe essere proprio quel ritorno alla prosodia istintiva un legame con il jazz? Lo dico cercando un legame, e un senso “altri”. L’ho cercato a lungo anche in altri autori, ad esempio in Queneau. L’indagine risulterebbe ampia e comprendo tutte i criteri critici che metti in campo tu, Renzo, che in qualche modo andrebbero ripercorsi e rivisti forse. Non voglio in alcun modo peccare di presunzione nel dire questo, e ammetto che mi pare necessario un mio ritorno ai testi abbandonati da qualche anno, e alla critica.

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  10. certo il tutto meriterebbe di essere affrontato in maniera più estesa e articolata, ma tu ,Alessandra, sei scrupolosa, brava e generosa. E di questo ti va dato atto e bisogna essertene grati.

    renzo favaron

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  11. molto interessante questo post e la discussione che ne è scaturita fin qui. Per me, inoltre, pè molto istruttivo perché conosco veramente poco di Parise. Chissà se davvero avrebbe “sfumato nel jazz”

    grazie

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  12. Cara Alessandra, grazie per questa selezione delle poesie di Parise. Ti segnalo, a tal proposito, che un’analisi critica e letteraria esaustiva c’è, ed è precisamente contenuta nel mio libro (in cui sono reperibili tutti i testi, insieme con i relativi idiografi) edito nel 2011: “Nessuno crede al merlo d’acqua. Le ultime Poesie di Goffredo Parise”, Isernia, Cosmo Iannone Editore. Mi fa molto piacere, inoltre, che tu abbia rimandato al mio articolo, pur dimenticando di virgolettare alcune citazioni testuali dallo stesso.

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  13. Gentile Dalila, mi scuso per il mio pressapochismo nella citazione del tuo saggio pubblicato, di cui non ero a conoscenza. Nell’affrontare Parise da lettrice e un po’ lontana da qualche tempo dallo studio dei suoi testi, devo ammettere che mi era sfuggito. Ho integrato nel post questa mancanza.
    Purtroppo la circolazione di certi volumi a volte non salta sempre agli occhi, anche ad occhi un po’ più esperti.

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  14. Ti ringrazio moltissimo per l’integrazione. E’ bello vedere che c’è ancora dell’interesse per questi testi troppo a lungo dimenticati. Visti i nostri interessi comuni, se c’è un modo privato per mandarti il mio indirizzo email, lo farò volentieri (via facebook forse?), così da restare in contatto. A presto.

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  15. no, io ringrazio te e mi sento in debito verso questa tua per prima attenzione nei confronti di quest’autore molto importante per la nostra letteratura.

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