Giorno: 1 Mag 2013

Gianni Montieri – Fuori dai cantieri (inediti)

Macerata - foto gm

Fuori dai cantieri

*
Alle 9,30 a Porta Venezia
era l’appuntamento, il segnale
piovesse o meno, non mancavamo
non esistevano gite fuori porta
fidanzate, amici che tenessero
quel giorno si manifestava

riconoscersi sotto gli striscioni
chi con i confederali, chi con gli autonomi
più distanti ma presenti i Lotta Comunista
avevamo cose da sognare, sogni da lottare
diritti, avevamo da vivere e lo dicevamo
(Il Manifesto stretto tra le mani)
al caffè o al parco dopo il comizio.

*
Qualche volta di pomeriggio
ci spostavamo a Porta Ticinese
al MayDay per sentirci giovani
a rimescolarci il sangue coi precari

conservo una foto sul carro di SDB
vaghi ricordi di birre annacquate
bevute con amici venuti da lontano.

*
Le grigliate all’Idroscalo le fanno oggi
le hanno fatte allora, forse hanno ragione:
il Lavoro si festeggia mangiando, bevendo
e ha torto la vecchia che dice:
“Adesso le fanno solo i cinesi, gli africani”
ha torto chi il lavoro ce l’ha tolto, chiuso
ogni due di maggio fuori da una fabbrica
tra le lamiere all’ingresso di un cantiere.

*

Giù: il volo da una gru, lo schianto, il coma
colpito da un palo scivolato al suolo
al cuore da un rifiuto, da un male
senza cura. Arso vivo a un passo dal Natale
da un contratto vero, sottoterra in miniera
sottopelle nessun respiro, nessun ritorno.

*

Oggi che mancano due giorni al primo maggio
e piove con quella pioggia come a novembre
al cantiere non si lavora, fermi i macchinari
i manovali in nero oggi non guadagnano
vanno a casa, ogni tanto gli occhi al cielo.

***********
© Gianni Montieri – inediti 2013

Solo 1500 n. 95 – Al vaporetto

Venezia - foto gm - 2012

Solo 1500 n. 95: Al vaporetto

Quasi tutti i lunedì mattina, all’alba, prendo il vaporetto per andare in stazione a Venezia. Alla fermata c’è sempre un signore molto alto. Capelli e baffi bianchi, avrà settant’anni. Da un paio di mesi, dopo qualche inverno e primavera di silenzio, ci salutiamo. Succede da quando mi ha visto con Emma, il cane. Mi ha chiesto, gli ho raccontato la storia: l’abbandono, i maltrattamenti, il canile. Quest’uomo grande e grosso ha quasi pianto quella volta lì. Eravamo davanti a un supermercato, lui era lì con sua moglie, in dialetto veneziano mi ha detto di non raccontargliene queste cose, che poi ci sta male. Da quella volta, il lunedì, ci salutiamo, tra le 5.45 e le 5.50. Che sia pioggia, neve, buio, chiaro, freddo o caldo, lui è lì con la sua sigaretta in bocca. Prima che prendessimo a salutarci mi faceva girare un po’ le balle perché arrivava con un sacchetto pieno di pane vecchio che lanciava ai gabbiani. Faceva un porcile. Lui avrà pensato di me che sono strano. Uno che all’alba scatta  foto col cellulare, per vedere (ma lui questo non lo sa) come cambia la luce sul Canal Grande. Ci siamo fermati al buongiorno, del cane non abbiamo più parlato. Sono sicuro che se provassi  due chiacchiere le farebbe ma rovineremmo qualcosa. Faremo sempre in tempo a scambiare due parole altrove se capiterà, ma lì alla fermata no. Parlando romperemmo una specie di patto tra noi e l’alba, tra l’alba e il Canale, la notte che va e Venezia. Restiamo, perciò, nei Buongiorno, ognuno nella propria giacca.

(c) Gianni Montieri

Qui puoi scaricare il pdf dell’articolo