Giorno: 10 aprile 2013

Solo 1500 n. 92: Francesco De Gregori (ma dev’essere strada) I e II

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SOLO 1500 n. 92 : Francesco De Gregori (ma dev’essere strada) I e II

I

Diamine, Gianni non si è dimenticato. Ora mi tocca scrivere qualcosa sul nuovo disco di De Gregori. Sono quattro mesi che rimando nella speranza che se ne dimentichi ma niente. Comunque è andata bene: sua sorella, di certo, ne avrebbe chiesta una su Ligabue. E pensare che il primo disco del Principe ha (quasi) la mia età. Cioè, ora che ci penso, De Gregori è Sulla strada da quarant’anni (eh, così cito anche il titolo)! Ha intitolato l’album come il famoso libro di Kerouac. Cioè ha letto On the road per la prima volta a sessant’anni e quasi se ne vanta! Magari per il prossimo album si ispirerà a Il Piccolo Principe. A Gianni di sicuro piaceranno i due brani nei quali Malika Ayane fa la corista (parte che le riesce bene) e quello in cui compare Nicola Piovani. Chissà se si è accorto che Omero al Cantagiro ricorda un po’ Miniera di Bixio. Nei testi le solite cose: l’amore che si contrappone alla guerra e alle dittature (La guerra), la voglia di normalità dell’artista (Guarda che non sono io) e nessun accenno all’Italia dei nostri giorni; forse ha perso l’ispirazione. Nove canzoni che parlano di malinconia, di vita quotidiana e delle verità dell’uomo De Gregori, con un accenno a Dino Campana e uno al novecento. Dopo quattro anni di silenzio, un disco che è una sorta di viaggio privato, in cui si fa accompagnare dai soliti musici degli ultimi dieci anni. E che fa scoprire un De Gregori in pace con se stesso e di nuovo On the road. Ma a Gianni che il disco mi piace non lo dirò mai.

Marco Annicchiarico

II

Sulla strada l’ultimo album di Francesco De Gregori è uscito lo scorso novembre, ed è da allora che dico a Marco di scriverne una recensione doppia. Naturalmente ero sicuro che saltasse fuori con il riferimento a Malika Ayane, ha ragione come corista funziona. De Gregori ce l’aveva fatta: tutti questi anni senza leggere On the road, si è rovinato alla fine. A Marco il disco piace anche se non lo ammette, a me piace molto e lo dico senza problemi. Un album intimo, attraversato dalla tipica malinconia di De Gregori, che non dimentica mai di guardarsi indietro: La guerra e Belle Epoque, entrambe molto belle. Guarda che non sono io la ritengo un capolavoro, passerà nell’elenco (già ben nutrito) delle indimenticabili del cantautore romano. Mi pare la canzone che meglio rappresenti il De Gregori pensiero circa l’interpretazione dei suoi testi e il rispetto della privacy. Omero al cantagiro è una canzone sorprendente e geniale (mi sono accorto di Miniera dopo di te Marco). La ricchezza dei testi si integra bene con le musiche e gli arrangiamenti. Un De Gregori più rilassato, lo si nota anche ascoltando i brani nuovi in concerto, forse non particolarmente innovativo ma bravo, sì. Il fatto che i musicisti siano gli stessi da molti anni giova al disco. Chiude l’album una bella canzone d’amore Falso movimento ma la grandezza e l’umiltà di De Gregori stanno tutte in questa frase di A passo d’uomo: “e vado per la vita / a passo d’uomo /altra misura non conosco / altra parola non sono.”

Gianni Montieri

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