Giorno: 8 aprile 2013

Pas de deux # 5

eluard

Due poeti contemporanei scelgono un testo di un autore straniero e lo traducono per Poetarum Silva. Un confronto sulla traduzione tra diverse sensibilità. Un’occasione per scoprire poeti che non si conoscono o riscoprirne altri con un vestito nuovo. I post non avranno cadenza regolare, perché soggetti alle tempistiche dei traduttori invitati, ma ci auguriamo che diventino un appuntamento abbastanza regolare. Per il quinto numero Alexandre Calvanese e Maurizio Melai hanno tradotto un testo di Paul Éluard.

La redazione

CELLE DE TOUJOURS, TOUTE

Si je vous dis : « j’ai tout abandonné »
C’est qu’elle n’est pas celle de mon corps,
Je ne m’en suis jamais vanté,
Ce n’est pas vrai
Et la brume de fond où je me meus
Ne sait jamais si j’ai passé.

L’éventail de sa bouche, le reflet de ses yeux,
Je suis le seul à en parler,
Je suis le seul qui soit cerné
Par ce miroir si nul où l’air circule à travers moi
Et l’air a un visage, un visage aimé,
Un visage aimant, ton visage,
À toi qui n’as pas de nom et que les autres ignorent,
La mer te dit : sur moi, le ciel te dit : sur moi,
Les astres te devinent, les nuages t’imaginent
Et le sang répandu aux meilleurs moments,
Le sang de la générosité
Te porte avec délices.
Je chante la grande joie de te chanter,
La grande joie de t’avoir ou de ne pas t’avoir,
La candeur de t’attendre, l’innocence de te connaître,
Ô toi qui supprimes l’oubli, l’espoir et l’ignorance,
Qui supprimes l’absence et qui me mets au monde,
Je chante pour chanter, je t’aime pour chanter
Le mystère où l’amour me crée et se délivre.

Tu es pure, tu es encore plus pure que moi-même.

(Paul Éluard, da Capitale de la douleur, 1926)

*****

Traduzione di Alexandre Calvanese

QUELLA DI SEMPRE, TUTTA

Se vi dico: « ho lasciato tutto »
È perché non è la stessa del mio corpo,
Non me ne sono mai vantato,
Non è vero
E la bruma di fondo in cui mi muovo
Non sa mai se sono passato.

Il ventaglio della sua bocca, il riflesso dei suoi occhi,
Sono il solo che ne parli,
Il solo che sia circondato
Da questo specchio inesistente in cui l’aria circolando mi
[attraversa
E l’aria ha un volto, un volto amato,
Un volto che ama, il tuo volto,
A te che non hai nome e che gli altri ignorano,
Il mare dice: su di me, il cielo dice: su di me,
Gli astri t’indovinano, le nuvole t’immaginano
E il sangue sparso nei momenti migliori,
Il sangue della generosità
Ti porta con delizie.
Canto la gran gioia di cantarti,
La gran gioia di averti o non averti,
Il candore di aspettarti, l’innocenza di conoscerti,
Oh, tu che sopprimi l’oblio, la speranza e l’ignoranza,
Che sopprimi l’assenza e mi metti al mondo,
Io canto per cantare, ti amo per cantare
Il mistero in cui l’amore mi crea e si libera.

Sei pura, ancor più pura di me stesso.

*****

Traduzione di Maurizio Melai

QUELLA DI SEMPRE, TUTTA

Se vi dico « Ho abbandonato tutto »
È che lei non è cosa mia,
Non me ne sono mai vantato,
Non è vero
E la bruma di sfondo in cui mi muovo
Non sa mai se son passato.

Il ventaglio della sua bocca, il riflesso dei suoi occhi,
Sono l’unico a parlarne,
Sono l’unico ad esser ritagliato
In quel minuscolo specchio da cui l’aria circola attraverso di me
E l’aria ha un volto, un volto amato,
Un volto che ama, il tuo volto,
A te che non hai nome e che gli altri ignorano,
Il mare ti dice: a me, il cielo ti dice: a me,
Gli astri t’indovinano, le nuvole t’immaginano,
Ed il sangue sparso nei migliori momenti,
Il sangue della generosità
Si delizia di portarti.
Canto la grande gioia di cantarti,
La grande gioia di averti o di non averti,
Il candore di attenderti, l’innocenza di conoscerti,
Tu che cancelli l’oblio, la speranza e l’ignoranza,
Che cancelli l’assenza e mi metti al mondo,
Canto per cantare, ti amo per cantare
Il mistero in cui l’amore mi crea e sgravato si offre.

Sei pura, sei ancor più pura di me.