Giorno: 30 marzo 2013

“A una madre” di Sonia Caporossi

Tramonto in versi di un iconoclasta
Quando l’astro dell’estro muore nell’ombra
Del suo prosastico baluginare
Io mi rispecchio in te
Frammento affabile infranto
Di immagini anamorfiche
A cui rassomigliare
Io mi rifletto in te
Lo specchio spocchioso che spacco
Ogni giorno ed ogni sera
Per non rassomigliarti più.

Alba in versi di un valentiniano
Quando il maglio del mostro sorge nell’ombra
Dal mio poetico pinnacolare
Nel plasma sanguigno di un fitto dolore
Io mi ritrovo in te
Amica che ammara al riflusso dell’onda
Di un cieco vagare per mari d’intesa
Nel bieco pleroma dei miei troppi Dei
Passati di moda, diversi dai tuoi
Gli stessi che invoco ogni giorno ed ogni sera
Per non ritrovarti più.

Mattina in parole di un ateo stilita
Nel suo filosofema blasfemo e personale
Nell’iperuranio dei fiumi eraclitei
Che scorrono incessanti
Come un tempo inesaudito
Io mi ricerco in te
Barbelo castrata da istanti reclusi
In cui non condividi più con me che il tuo rimpianto
Di non essere mai stata altro che una vera Madre
Io mi riposo in te
Il seno sensato del mondo che hai sul petto
Che soltanto, microcosmo, mi appartiene
In cui verso la mia fronte ogni giorno ed ogni sera
Per non riposare più.

Serata di silenzi di un cristiano secolare
Che prega il suo Signore scismatico e caduto
Rinnovandomi ferite sempre nuove
Per il senso di disfatta dell’averti conosciuta
Solo ora, solo adesso
Nel riflesso dello specchio
Nella cerca del riposo
Nella tua sostanza sovrana che trapassa le mie ossa
Che si chiude sulla carne come il fuoco della Forma
Quando informa il marchio a fuoco
Scabro e inciso sulla piaga
Del tuo calco di tristezza

Notte serena di un putto raffaelita
Io mi ristringo in te
Nell’anelare di un accolito all’icona
Che trasmuta la Bellezza in rimbrotti di Sostanza
Perché la Forma tu già me l’hai data
E nell’attesa della tua morte
più null’altro esiste al mondo
Tranne il pensiero della prossima brace
Tranne la stretta delle tue mani chiuse.

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Sonia Caporossi (Tivoli, 1973). Docente, musicista, musicologa, scrittrice, poetessa, critico letterario; si occupa inoltre attivamente di estetica filosofica e filosofia del linguaggio, ultimamente nell’ottica di una ridiscussione metodologica del costruttivismo.  Suona il basso elettrico nel gruppo di art – psychedelic rock Void Generator, con cui ha pubblicato Phantom Hell And Soar Angelic (Phonosphera Records 2010) e Collision EP (Phonosphera 2011) ed è presente nelle compilation Fuori dal Centro (Fluido Distribuzioni 1999) e Riot On Sunset Vol. 25 (272 Records, USA, 2011). Nel 1997 ha partecipato insieme ai Wellen alla colonna sonora del cortometraggio di Domenico Liggeri “Blue(s)” presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. È stata direttore e caporedattore del sito aperiodico Terra Di Poiesis, la cui esperienza è ormai chiusa. Ha collaborato con numerosi saggi di musica elettronica, psichedelica, krautrock e kosmische musik alla rivista specializzata Musikbox e ha pubblicato prose, poesie, saggistica letteraria, filosofica e storiografica su vari blog e riviste cartacee e telematiche, fra cui Storia & Storici, La Recherche, Fallacie Logiche, Scrittori Precari, WSF, Verde ed altre. Insieme ad Antonella Pierangeli dirige il blog Critica Impura ed ha pubblicato a quattro mani l’ebook Un anno di Critica Impura, Web – Press Edizioni, gennaio 2013, che raccoglie una silloge riveduta e corretta degli articoli e dei saggi usciti durante il primo anno di vita del blog.

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Federico Scaramuccia – Come una lacrima

Federico Scaramuccia - Come una lacrima

Federico Scaramuccia – Come una lacrima

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In Come una lacrima (collana “i miosotìs“, Edizioni D’If) si assiste a un dramma in due atti sul dolore che (ar)resta, il dolore centrato sull’11 settembre 2001, il dolore reale delle vite spezzate e il dolore virtuale che è stato trasmesso e mediaticamente manipolato in tutto il mondo: un’onda d’urto emotiva e un ritorno di fiamma ripresi e diffusi dall’ “anaeuforico” occhio televisivo, e al tempo stesso filtrati dall’impalpabile e diafana boule de neige della lacrima (la macchina da presa per eccellenza) che tiene in scacco la globalità.

Daniele Ventre

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Come una lacrima
(duemila uno)

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PROLOGO
gente di corsa al principio del giorno
non ne attende l’arrivo né il ritorno

*

si dondola al vento ormai in panne

in trionfo sul tempo uno sciame
di fiamme che irrompono dentro
un vento di rame e di piombo

*

GUARDA LASSÙ QUALCOSA MACCHIA IL CIELO
buca l’azzurro lasciando una traccia
non nuvola per ora appena un velo

come una lacrima che non si stacca
appanna gli occhi in volo all’orizzonte
appena uno sguardo sulla minaccia

CORO
un segno lontano forse una faccia
chi col dito puntato all’orizzonte
fa cenno con la mano chi si sbraccia

*

GUARDA POSA IL VOLO ECCOLO ECCO ATTERRA
posa il volo ma non abbassa le ali
si posa prima di toccare terra

ancora in volo prima che si incagli
si posa solo quando il cielo splende
quando con rabbia ne brilla la carica

CORO
abbraccia la morte piegando le ali
si avvinghia alla vita mentre si arrende
con rabbia che avvolge ma non si scarica

(UN’ECO CHE DEFORMA IN SOTTOFONDO)
(le braccia storpie piegano sui tagli)
(blindano la vita che si distende)
(che si contorce come in gabbia invalida)

*

GUARDA CHE TUFFO NEL VUOTO CHE STILE
si gettano in braccio al vento un impulso
un tuffo forse cento forse mille

è il corpo che suda stretto nel morso
della fiamma è la sua pelle che gocciola
è carne viva che chiede soccorso

CORO
ancora un sorso ho sete ancora un sorso
ancora un soffio ho fiato ancora soffoco
ancora un morso ho fame ancora un morso

*

GUARDA CHE PECCATO IL CIELO SI COPRE
è il giorno che si annebbia e si dissolve
è la sua luce svanita che soffre

che sfuma in una nuvola di polvere
sepolta sotto un cumulo di cenere
come una lacrima che non si assorbe

CORO
in cielo un’immensa nube di polvere
rimane sospesa densa di cenere
e stinta la fiamma non si dissolve

*

GUARDA CHE NOTTE CHE LUCE LE TENEBRE
è una notte bianca priva di stelle
è il giorno avvolto nel sonno che geme

scosso da un brivido sotto la pelle
è un incubo l’inferno all’improvviso
una luce soffusa un fior di scheletro

CORO
la notte fonda ha i nervi a fior di pelle
qualche volta si accende all’improvviso
sono grida però non sono stelle

*

CONGEDO
come una lacrima rimane un velo

*

un tonfo le fiamme l’incenso

immondo rimane un silenzio
e in grembo giù in fondo una fame
le fiamme che dentro confondono

*

RIPRESA
non ancora sereno ancora un velo
una buca in terra una macchia in cielo

*

non resta nulla soltanto un rottame
un’ombra netta dalle forme vane
si pianta nel petto come una croce
piega a terra il viso spezza la voce
un grido confuso un silenzio rotto
un pianto che soffoca nel singhiozzo
un pugno insulso che stringe con rabbia
che si sbriciola come fosse sabbia
uno sfogo convulso che congela
un nodo che si scioglie come cera
è il cielo in fiamme che continua a fremere
la vita che ritorna a terra in cenere
si dondola nell’aria un poco stanca
finché non si posa soffice e bianca
scende lentamente senza riposo
ancora calda si appiccica addosso
si attacca alla pelle come una macchia
come un vento freddo un soffio che graffia
come una lima che va avanti e indietro
piccole schegge impazzite di vetro
affonda nella carne sfregia il volto
che ammutolisce restando in ascolto
reso al silenzio da un groppo alla gola

[…]

un filo di voce a torto compressa
un soffio appena una voce sommessa
una voce roca che toglie il fiato
un filo ben stretto come un cappio
una voce che lotta che gorgoglia
che a volte si blocca e avvolta si imbroglia
la fiamma incerta che dal ventre guizza
che trova un varco che appena si drizza
la punta che trema e balbetta stanca
che vibra nell’aria come una lancia
è un cratere buio che ancora fuma
che nasconde la luce che imprigiona
come lo sguardo che ancora si annebbia
che nessuna lacrima ormai raffredda
una pioggia calda che non si estingue
che annaffia gli occhi e concima le lingue
che bagna la terra e secca nel fango
come un naufragio un abbraccio che strangola
un dolore sordo che non ascolta
condanna chiunque e sotterra la colpa
una bocca ingorda giudice e boia
si apre e non parla poi si chiude e ingoia
fra le macerie spunta solo un fiore
un fiore reciso senza colore
fra le macerie solo un fiore posa
una pianta rossa forse una rosa
è un sepolcro che rimbomba di colpi
bussano alla vita sperando ascolti
non è più il crollo né il cielo che piange
è il fronte che esplode della falange
che fa silenzio che in ombra si infrange
che monta a neve che in onda rifrange
la voce raccolta nella preghiera
che si alza in volo che in aria dispera

[…]

i corpi gettati come rifiuti
lasciandosi andare freddi e fonduti
corpi che sfilano reflussi d’ossa
che in fila scorrono dentro una fossa
la bocca socchiusa ancora rimastica
a piccoli morsi come un elastico
è il ventre che scalcia e quasi si strappa
un dolore che squarcia e non si spacca
la rabbia gravida prima del parto

[…]

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Federico Scaramuccia

Federico Scaramuccia

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FEDERICO SCARAMUCCIA è nato a La Spezia il 14 marzo 1973. Attualmente vive a Milano e insegna in una scuola media dell’hinterland. Presente in volumi e riviste con testi critici e poetici, ha pubblicato alcuni libri di versi, tra cui Come una lacrima (d’if 2011), vincitore del premio di letteratura “i miosotìs”. Ha inoltre curato l’edizione critica delle Rime di Gaspara Stampa, in uscita entro la fine del 2013 per la Società Editrice Fiorentina.

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