Giorno: 28 marzo 2013

Da “Mappature”. Inediti di Massimiliano Bossini

– Enoch –

vorrei da questa bocca buco cavarmi fuori
tutto come nulla fosse
estrarmi l’intero finito perfetto e che non venga (è assurdo)
da me dentro
perché lo voglio così aperto e lontano
sempre stato lontano
dal chi sono –
in questo modo strano sconosciuti
io e il mio totale a sprofondare nella fanga del verbo a ritroso
fino all’ossidiana
alla violenza
fino all’osso che dice vivi vivi vivi
vivi
bellissimi e avversi per mera incomprensione
gran freddo di pelli bagnate
languore
spaziosa paura
e sarà solo colpa mia
come lo è di dio
e avrà dunque tutto ragione di scontrarmi primitivo
e di costringersi in bestia
e ancora scomporsi e annientarsi per potermi potenza rientrare –

*

– Babilonia –

come uno sciamano
reiterando l’utile opportuno
movimento alla catena
mai cessando col suo strepito di cimbali
di sonagli bosch e hilti e makita
oscillando il capo ossesso nelle fabbriche pianeta
e sgranando gli acidissimi rosari eccolo
che infine cade in uno stato di trance –
e la mediazione
l’illuminazione
la diretta connessione ultraterrena
non è tanto una luce
come ci viene da sempre narrato
ma più un botto buio e un’onda d’urto
che ti accelera una soglia attraverso
che ti cola le punte di ferro delle scarpe –
un istante prima l’eletto
si chiede se sia esplosa la bombola del propano
uccidendolo
un istante dopo mezzo posseduto
con gli occhi mezzi rovesciati
rivela di se stesso biascicando il vaticinio:

non sarà mai più quest’uomo un buon servo
punitelo per questo
additatelo come poeta untore cantore
cultore di ciò che non serve

*

– Yahoo –

il cielo ci ha voluti
nel malinteso
che è un foro passante
bifronte e limbico

comunque un luogo anche questo
di spionaggio
più che d’altro –
da uccellagione

di qui intravedo breve un buio lucidissimo
quasi un cielo più lontano –
dall’altro lato si giura al contrario
una gran vicinanza:

lei scrive certa di sapermi arrivare fino alla feccia
al quasi succhiarla

*

– Butua –

è acustica la massa
che si frappone

sostanza cosa oggetto defalcante noi
che siamo quindi lingue di vuoto
aperte sulla sua superficie –
poggiamo timpani ore
tiepide fronti a feritoie
a questa grata indoviniamo ansie
toraci espandersi

frulli d’extrasistole

*

– Brave New World –

raffreddata la cellula accecante
dai flutti di liquido azoto
si poté finalmente accedere al nucleo
che con tutto sommato poco sforzo
venne scisso e penetrato –

dell’alieno perito non ci è detto
ma solo delle sue poche buone cose
peraltro quasi indegne di nota
(cose come un tòcco di pane
spazzolino laser
specie di mutande)

robe in fondo prevedibili che sfiga
tranne forse una –

la crème degli esperti
ci mise 7 anni e 77 milioni di amero
per decifrare con ragionevole certezza
il geroglifico frammento in tasca al pellegrino siderale
ed era il lamento di un ragazzo
per una ragazza
che non ricambiava
il suo amore

*

BIBLIOGRAFIA

Massimiliano Bossini nasce a Brescia nel 1976 e attualmente vive in provincia di Como, sul confine italo-svizzero. Ha pubblicato Forcipe (Il filo, 2008) di cui si possono leggere stralci e note in rete; sempre in rete è apparso Sullo scrivere, sei poesie (absolute poetry, 2009). Il trittico Motosega, finalista a Poesia di strada XIII edizione, fa parte dell’antologia relativa al premio (Vidya Editore, 2010). Nel 2011 ha partecipato alla manifestazione culturale Invasioni (Teatro Sociale di Como) con una serie di testi sull’unità di Italia intitolata Rotazione. La plaquette Abbiamo identiche mani è stata selezionata al Premio Mazzacurati Russo 2012 e sarà dunque in parte accolta nel prossimo Registro di poesia (Edizioni d’if, 2013).

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