Solo 1500 n. 89: A7734

a7734

Solo 1500 n. 89: A7734

Ci sono due gemelli, chiusi nel campo di concentramento di Auschwitz, sono piccolissimi. Fate che siano liberati, a quattro anni, nel 1945. Fate che da quel giorno non si siano più rivisti. Uno dei due (almeno uno) continua a cercare l’altro, spera e sogna di trovarlo. Menachen Bodner, così si chiama, oggi ha 72 anni e vive in Israele, l’altro si spera sia vivo. Grazie al genealogista israeliano Ayana KimRon, Menachen trova il numero identificativo del gemello: A7734 e decide di continuare a cercarlo anche attraverso i social network. Apre una pagina Facebook che ha per intestazione quel numero e continua a sperare. Qui cominciano le nostre domande. Immaginiamo quanto possa essere grande l’amore, ma anche quanto lo sia il dolore. Quanta forza si celi dietro una speranza. Un uomo che non smette di cercare è già di per sé una cosa meravigliosa. Un uomo che non smette di cercare, per quasi settant’anni, chi come lui ha vissuto da bambino l’orrore del campo di concentramento, è qualcosa di più. Menachen non cerca solo suo fratello, che sarebbe già tanto. Probabilmente sta cercando di scrivere la parola Fine. Non stiamo parlando di un tentativo di ricongiungimento familiare ma di fare ordine nelle pagine di storia. Menachen ha in mano una penna, ce l’ha in mano da una vita. Ha il taccuino e la memoria. Ha una vita, forse serena, fin qui vissuta. Trovare suo fratello sarà come scrivere un paio di righe bianche lungo una pagina nera.

(c) Gianni Montieri

11 commenti su “Solo 1500 n. 89: A7734

  1. Grazie Gianni per il tuo pezzo!
    Quando sentii parlare a Radio 1 di questo fatto, pochi giorni fa, l’esperto chiamato in causa – se non ricordo male un sociologo – diceva che i social network in quest’epoca sono anche una sorta di “prolungamento” della nostra identità. non so se il termine prolungamento dia l’idea; per me niente di più vero.

    Mi piace la tua riflessione su questo tema perché in un certo senso l’eterno cercare per mettere la parola Fine a questa tragedia, personale e collettiva, è un atto coraggioso e necessario.

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    • probabilmente è vero Alessandra e contemporaneo più che mai. Ho fatto un ragionamento cercando di immaginare qualcosa che credo sia impossibile da immaginare. grazie

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  2. …ed anche modo di sapere come, dove e se, sta la parte del sè conosciuta e sconosciuta. Il suo universo dimezzato e interrotto. Grazie, Gianni, ottima occasione per continuare a riflettere.
    c.

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  3. “Probabilmente sta cercando di scrivere la parola Fine “. Umano più che umano . Non ci sono parole .
    Grazie a Montieri

    leopoldo attolico –

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  4. “Trovare suo fratello sarà come scrivere un paio di righe bianche lungo una pagina nera.”

    Quelle due righe, una volta scritte, porteranno una luminosità che adombrerà il nero.
    Grazie Gianni

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  5. To all of you kind people around the world, who help by searching, sharing and supporting – here is a short update:
    Your effort brought in more volunteers and staff in various archives and organizations who search their databases for more recent records of Jolli.
    So far, it brought new evidence about Menachem himself, but we have our fingers crossed!
    How can you help?
    1) Forward this search to educational programs of interviewing Holocaust survivors in your area. We have a possible lead that Jolli was interviewed by a US student but fail to trace that person.
    2) Forward the message to your nearest medical org’s and nurses – Jolli is surely treated by one of them and his tattoo was noticed.

    Menachem sends his thankful love to all of you – for your warm support and for showing the world that kindness is a graceful power.
    The search continues. Bless you all, Ayana KimRon

    (dalla pagina facebook A7734)

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