Giorno: 18 marzo 2013

“La Costa Degli Etruschi”. Poesie inedite di Marco Corsi

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l’etica proclitica del giorno
si appoggia dondolando sui balconi
e dirotta l’accento dove il sole
e le nuvole e il mare acceso
hanno un dito bianco di bitume
sull’afa che offusca l’uccellina.
prima che diradi verso nord
occorre piegare sull’aurelia
aprire i cancelli, contare l’uscita successiva
e svoltare a raso nella notte.

*

è possibile ammirare tombe etrusche
imponenti ipogei pietrificati
dall’odore di muffa penetrante
che riflette i paramenti della storia,
ma anche innumerevoli piloni, coroncine
foto e fiori di plastica sbiaditi, rosari
piccole talpe bruciate dall’asfalto
volpini ed iscrizioni postmoderne:
ori ed allori per i nomi
di cuori sigillati dai motori.

*

bisognerebbe chiedere a qualcuno
alla guida prezzolata, al guardiano permissivo
se corrono ancora sulle navi
insieme suppellettili e turisti;
se il bucchero resiste nello spread
e i graffiti dell’ultimo ottocento
fanno a gara con il centro commerciale.
da dentro si ha come l’impressione
che il vuoto delle stanze sepolcrali
sia lo stesso dei carrelli per la spesa
dove montano su piani rampicanti
erbacce come edere celesti.

*

dove adesso a colate intermittenti
si alzano cipressi e pini marittimi
e colonne di ordine diverso
più o meno vezzeggiate dai raccordi,
nel centro esatto di un nodo di cemento,
lì, tra l’oasi di servizio e il divieto di sosta
arrivava a prosciugarsi il mare
negli orti di meloni e pomodori
sui fili elettrici che strigliano i cavalli
nella proda di solfiti e diserbanti.

*

la costa oramai si è ritirata
e gli uccelli ricoprono a fatica
i valichi del cielo d’agosto
segnati dai porti e dai campeggi
nel seno tra capalbio e talamone.
i bagnanti che guidano indecisi
portando gonfiabili e gommoni
a stento allungano felici
i sorrisi beffardi delle sfingi
venute a galla nelle secche
per le mani di vetusti tombaroli.

*

ci sembrava che le maschere funeree
fossero dono pendente dagli egizi,
ma vederle emergere da terra
nel giardino che ci ha tolti dal percorso
a seggiano, nei luoghi deputati da spoerri,
per opera di kimitake sato, ha sciolto il dubbio:
l’involucro è il continuo dell’ambiente,
l’origami che ne svela il sentimento
e solo l’occhio vuoto della mente
rappresenta il sarcofago del corpo.

*

mano nella mano, un gesto di culla
impauriva quanto il volo dei passanti
faceva schermo alla ricerca deduttiva
del tracciato delle vie consolari
fino a perdersi nel nulla della macchia.
all’estremità di due colli diseguali
si artiglia il pietrisco di roselle,
l’ingegneria dei luoghi e delle scosse
che dividono il passato dal presente.

*

si poteva vogare verso sud
compitando i messaggi della grecia
e arrivare fino ai monti sabatini,
alle pendici dell’epoca romana
e risalire dentro il golfo di baratti,
oppure demolire la concordia
distesa sopra l’isola del giglio.
«cos’è quel bianco all’orizzonte?
è forse un faro addormentato?»

*

ottimamente adagiata sul radicchio
o spalmata sopra il pane da tartine
sento adesso la voce degli antichi
sull’onda di biglietti e cartoline,
nel cartoccio col fritto di pesce,
nell’ostrica sul piatto del vicino:
è come un mormorio di bianchetti
raccolti un po’ troppo piccolini
da segnare il tramonto della specie.

*

vorresti per te un foglio manoscritto,
se confondere la pelle coi tarocchi
fosse l’unica ipotesi che resta
per correggere le pose degli amanti,
distesi e irrigiditi sul triclinio
oppure banchettanti in mezzo al prato.
mio amato sembiante di gatto
ricorda le parole di montale:
«non c’è una refurtiva che si spezzi
un topo che inceppi i meccanismi» –
la ruota della sorte e della morte.

*

ancora mutate in pochi rovi
certamente alcune ville di patrizi
hanno fiato e peso da scandire
gli studi sulla musica del verso,
affacciandosi da sotto i viadotti
o facendo capolino tra le siepi.
«e non c’è – ti giuro – non c’è respiro
che tenga il passo sui manuali
stretto tra compendi e carotaggi
secondo la più santa archeologia …»

 

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Nota biobibliografica

Marco Corsi è nato nel 1985. Ha pubblicato la monografia Biancamaria Frabotta. I nodi violati del verso (Archetipo Libri 2010) e si occupa di poesia contemporanea. Suoi testi sono apparsi su «Atelier», «Poeti e poesia», «Semicerchio», «L’area di Broca», «La casa dei doganieri» e, in volume, in L’inverno del geco (Gazebo 2010), oltre alla plaquette Controluce (Pulcinoelefante 2011). Nel 2012 si è classificato al secondo posto nel “Premio Letterario Castelfiorentino” con il poemetto La via del ferroviere.

Qui puoi scaricare il pdf delle poesie