Roberto Ceccarini – variazioni di rotta da una stanza invernale – collezione privata – (post di natàlia castaldi)

Variazioni di rotta da una stanza invernale

Variazioni di rotta da una stanza invernale

Somiglianze –

qualche volta succede che torna il principio dell’irrazionalità: “quando un corpo (un’anima) vuole risorgere, non importa il luogo”, sotto quale cielo o bagliore prenda forma, non importa a che punto del proprio tempo siamo, se abbiamo conosciuto una morte interiore o abbiamo indossato per sopravvivenza un uniforme. dovremmo abitare il coraggio e lasciare che accada ciò che deve accadere. le tende possono nascondere il passaggio dei pescherecci, le crepe più verdi e vive del mare, tutte le nostre somiglianze.

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questa casa di montagna con le mura scrostate
e grigie, con le finestre rotte, il tetto diroccato,
l’erba dirompente nel pavimento.
questa casa di montagna che qualcuno a suo tempo
avrà vissuto e amato, sembra non averne più ,
ma si tiene in piedi e guarda dignitosamente il panorama.

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ora che l’estate sta per spaccarsi
hai escogitato un passo
che non ingombra,
una voce sussurrata
come un bacio in punta di bocca
che si fa spazio dove spazio è nome
appena un attimo prima della stupidità
di una città vuota e il respiro
cauto delle ginestre nel cortile

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– Viaggio del (non) cambiamento –

chissà se tra noi esisteranno segreti
(è normale che esistano segreti tra gli amanti)
e se ci sbottonassimo in questa notte
colma e slabbrata come il bocchino
di uno strumento a fiato?

sul margine del boccaporto
di un amore a tratti straripante
e trafelato, tra le auto di un parcheggio,
una luna d’occidente
imprudentemente sta alla finestra,
scruta tutta la rovina di un bacio.

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restare nella promessa – esili –
agganciati ad un gancio
cercando la benedizione
di un passaggio di consegne
che finalmente affranchi,
o almeno l’obiettività di un oggetto
che ci osservi fino al buio
smarritosi sotto le lenzuola.

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– Utopia di un Inverno –

finestre dove stiamo affacciati
tu sopra, io sotto.
finestre di nessuna ragione
finestre che assolvono,
che guardano nella notte ipermetrope.

riconoscere le nostre voci
che salgono e scendono veloci,
ballare un tango
rallentando.

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tenuto il tempo, tenute le braccia
aperte come un’assoluzione,
abbiamo osservato assolversi le cose,
tutto quel rumore che fa la casa vuota.

bisognerebbe riempire la periferia
dei luoghi, amore mio, con qualcosa
di meno vuoto e spaventoso.

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poi capita che dopo il colpo, il cuore non trovi casa
e si avvii verso un corridoio senza muri né stanze
miri a quella terraferma mite chiamata vento estivo,
alla restituzione incondizionata di tende bianche
o acqua di fonte nella brocca, organze, frutti incantati.

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Riscontri

non hai nessuna ragione per crederci
ma alzi lentamente un braccio,
allunghi il collo, la testa,
come cercassi la superficie.
tiri fuori un piede,
appresso
subito
l’altro.
muovi il corpo, fino ad accostarti
pigramente a chi ti assomiglia
a chi ti sta frugando
nel cuore.

qualcosa, di lato, cede
ogni tanto o cade,
ma non si cancella,
non cancella.

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chiedimi dello strappo
dopo la nomina del tuo nome,
della casa che per un istante è stata vera,
dello squarcio della parola che ha battuto
nel palato, proprio sotto la lingua
in cerca di una pianura inabissata
sotto la mattonella tiepida del pavimento.
qui, dove le cose, una volta tanto,
trovano scampo, non temono.

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ora ogni porta è un’uscita,
una via di fuga
nella via crucis della casa.
scrivere poesie è come fare
un buco nell’aria, cercare
un passaggio invisibile
verso una meta sognata,
è come mandare a qualcuno
messaggi in bottiglia.
amore mio, oggi tremo
come se nella testa
ci fosse una guerra,
un gioco crudele
di bombe e fucili.

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arriva una voce sconosciuta dal piano
di sotto e tutto si rompe come una sfera
di cristallo sotto un piede.
l’appartamento per un attimo si spettina
e il tuo volto appeso a un sogno diventa piccolo.
noi così stretti e superstiti facciamo ritorno
da una domenica veloce e già lontana.

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quando le stanze resteranno
vuote e i divani verranno vestiti
da teli bianchi e stanchi
mi verrà sicuramente da pensare:
“non in questa vita…
non in questo avamposto”.

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Roberto Ceccarini

Roberto Ceccarini

Roberto Ceccarini è nato a Latina nel 1967 e tutt’ora vi risiede. È presente in varie antologie poetiche, tra le quali Il segreto delle fragole 2008, Lietocolle Editore, e Vicino alle nubi sulla montagna crollata, Campanotto Editore. Nel 2008 pubblica per i tipi de L’Arcolaio, collana “i germogli”,  la sua prima silloge Giorni manomessi, con la puntuale prefazione a cura di Giacomo Cerrai.
È stato fondatore e gestore del litblog Oboesommerso, all’interno del quale ha curato e portato avanti il “progetto lettura”, dando voce alla poesia italiana contemporanea. Ha abbandonato il progetto lettura dal momento della dolorosa scomparsa dell’amico e maestro Luigi Di Ruscio, lasciandoci tutti doppiamente orfani.

Qui puoi scaricare il pdf dell’articolo

13 comments

  1. Leggo di fretta e in un passaggio di lavoro, tornerò con la calma dovuta alle cose preziose. Intanto però voglio dire della gioia nel ritrovare la scrittura di Roberto; ne sono felicissimo, come capita quando si incontra qualcuno di familiare.

    Francesco

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  2. Ringrazio di cuore tutti gli amici di poetarum, blog collettivo “puro”, non contaminato da dinamiche di lobby letterarie. vi seguo da sempre, anche se solamente dal mio piccolo oblò (ultimamente come sapete sono un po’ lontano dal canale “rete”…)
    Concedetemi di ringraziare in particolare Natalia, per la sua sensibilità, per la sua dolcissima nota nella nota, e anche per il suo modo di porsi al mondo e alle giuste cause “letterarie”..
    r.

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  3. Questi testi, i testi di variazioni di rotta, sono testi scritti da una stanza, la stanza di sempre. Sono testi sinceri, spogli da vestizioni “sperimentali” di linguaggi ricercati. sono testi che avevano l’ambizione di restare privati, perché figli di un’emozione. Ma proprio quando pensi pudicamente che non sia il caso di renderli pubblici, ti viene in mente che forse un autore autentico non si nasconde dietro un’etichetta, che so quella d autore da laboratorio, piuttosto che autore neorealista ad esempio e che non si tradisce il proprio percorso di linguaggio se ogni tanto si scelgie di deragliare o stabilire un contatto col proprio cuore, oltre che con il proprio pensiero. Per questo, anche per questo ho accettato con piacere l’invito di Natalia, condividendo con voi i testi della mia stanza.
    saluto tutti gli amici che sono intervenuti: Anila (sto crescendo perchè l’età avanza…), Stefania, Umberto de vita. un saluto particolare va a Francesco Tomada, poeta bravissimo che spero di incontrare prima o poi soprattutto perchè a pelle credo, certo persone si “riconoscono” e si incontrano anche a distanza.
    red

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  4. …su oboe ci sarebbero da dire tante cose…anche io mi sento orfano di quel progetto Natalia, ma soprattutto mi sento orfano di Luigi e come se mi mancasse un braccio (non sono riuscito nemmeno a fare un commento di commiato o di ringraziamento, come se dentro di me qualcosa mi dicesse che le radici non debbano essere mai estirpate…)

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    1. per questo andrebbero ricoltivate, per non lasciarle morire di silenzio, ma ne abbiamo parlato più volte e non voglio certo forzarti nel fare una cosa che ti fa male dentro; solo, di tanto in tanto, butto un sassolino, cerco – come posso – di dirti la mancanza che per chi ha abitato quella casa e quelle voci, è tangibile, è mancanza viva.
      ti abbraccio di cuore.
      nat

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  5. Roberto, son ben contento che tu abbia accettato l’invito di Natàlia perché io mi cibo di questa poesia, intima e libera e forse per questo più sperimentale di molte sperimentazioni in circolazione.
    Grazie

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