Giorno: 11 febbraio 2013

11 febbraio – omaggio a Sylvia Plath e Amelia Rosselli

SylviaPlathSylvia Plath (27/10/1932 – 11/02/1963)

EDGE

The woman is perfected.
Her dead

body wears the smile of accomplishment,
the illusion of a Greek necessity

flows in the scrolls of her toga,
her bare

feet seem to be saying:
we have come so far, it is over.

Each dead child coiled, a white serpent,
one at each little

pitcher of milk, now empty.
She has folded

them back into her body as petals
of a rose close when the garden

stiffens and odors bleed
from the sweet, deep throats of the night flower.

The moon has nothing to be sad about
staring from her hood of bone.

She is used to this sort of thing.
Her blacks crackles and drag.

LIMITE. La donna ora è perfetta./ Il suo morto// corpo porta il sorriso del compiuto,/ l’illusione di una greca necessità// scorre nelle pieghe della sua toga,/ i suoi nudi// piedi sembrano dire:/ siamo arrivati fino a qui, è fatta.// Ogni bimbo morto si è acciambellato, serpente bianco,/ ognuno di loro accanto// alla piccola brocca di latte, adesso vuota./ Lei li ha racchiusi// di nuovo nel suo corpo come si chiudono/ i petali di una rosa quando il giardino// si rattrappisce e sanguinano gli odori/ dalla dolce, profonda gola del fiore notturno.// La luna non ha motivi per essere triste/ mentre osserva dal suo cappuccio d’osso.// È abituata a questo genere di cose./ I suoi neri scricchiolano e trascinano.

 

Amelia Rosselli (28/03/1930 – 11/02/1996)

AmeliaRosselli

foto di Dino Ignani

PERDONATEMI PERDONATEMI PERDONATEMI

Perdonatemi perdonatemi perdonatemi
vi amo, vi avrei amato, vi amo
ho per voi l’amore più sorpreso
più sorpreso che si possa immaginare.

Vi amo vi venero vi riverisco
vi ricerco in tutte le pinete
vi ritrovo in ogni cantuccio
ed è vostra la vita che ho perso.

Perdendola vi ho compreso perdendola
vi ho sorpresi perdendola vi
ritrovo! L’altro lato della pineta
era così buio! solitario! rovinoso!

Essere come voi non è così facile;
sembra ma non lo è sembra
cosa tanto facile essere con voi ma
cosa tanto facile non è.

Vi amo vi amo vi amo vi amo
sono caduta nella rete del male
ho le mani sporche d’inchiostro
per amarvi nel male.

Cristo non ebbe così facile disegno
nella mente tesa al disinganno
Cristo ebbe con sé la spada e la guaina
io non ebbi alcuna sorpresa.

Candore non v’è nei vostri occhi
benevolenza era tanto rara
scambiando pugni col mio maestro
mai v’avrei trovati.

Vi amo? Vi amerei? Tante cose
nel cielo e nel prato ricordano
amore che fugge, amore che scappa
dietro le case.

Dietro ogni facciata vedere quel
che mai avrei voluto sapere; dietro
ogni facciata vedere
quel che oggi non v’è.

 

Edge di Sylvia Plath compare per la prima volta nella raccolta postuma Ariel, Faber and Faber, London, 1965. Ha per data 5 febbraio 1965. La traduzione è di chi scrive.

Perdonatemi perdonatemi perdonatemi di Amelia Rosselli compare la prima volta in Appunti sparsi e persi, 1966-1977, Reggio Emilia, Aelia Laelia, 1983.

Due frammenti da “Il cane di Pavlov”

di Vincenzo Frungillo

Pavlov

*

Il vantaggio di studiare la scienza
è vedere tutto nella sua funzione,
prepararti all’amministrazione,
lasciare la linea d’ombra dell’adolescenza.
Una cosa è importante nelle leggi:
sabotare le costanti,
metterle alla prova,
rinvenire la variante,
ciò che resta pur se cambia.
Nelle cavie da laboratorio
si ripete il sacrificio,
l’innominato destino
di chi sorseggia il vuoto
come se fosse fonte prima.
Da lì attinge l’occhio della ragione,
come faceva Freud con i suoi malati,
come faceva Pavlov con i suoi cani.
Per millenni l’hanno fatto i maschi,
io sono stata la prima donna,
questo ha suscitato tanto scalpore,
sono Tatiana che distrugge il suo eroe.

*

L’ho portato nella mia camera da letto.
“Ecco questo è il cane di Pavlov”.
Gi ho detto, mostrandogli la gigantografia
che ho sistemato sulla testa del letto.
“Il cane di Pavlov, uno dei suoi cani,
è stato imbalsamato dopo l’esperimento del 1908,
alla bocca gli hanno applicato una fiala
in cui è contenuta la sua bava”.
“Dio, che schifo!! Non ti fa impressione,
tenerlo sul letto, come fai a dormire
con quel coso sulla testa!”
“Non dirmi che a casa tua,
tu, o tuoi genitori, non avevate un crocifisso?”
Gli ho risposto con pazienza.
“Certo, ma che c’entra!?”
“C’entra un uomo, o meglio il suo cadavere,
che prima di essere stato ucciso
è stato torturato. Diciamo che il cane
è il corrispettivo di quel corpo.
Ogni epoca ha il suo dio,
e la legge per cui si muore.
Chi era il poeta che diceva
bisogna o che la scienza
annienti il cristianesimo
o che faccia tutt’uno con esso?”
-lui mi ha guardata perplesso-
Ma il motivo per cui amo questa foto,
e che più m’inquieta, è che nessuno sa
se la bava contenuta nell’ampolla
sia di prima o di quarta fase,
se esista davvero l’oggetto del desiderio.
Ecco perché amo questa foto,
la tengo sul mio letto”.
“Mi sento poco bene,
mi si secca la gola”.
Lui ha detto con uno strano pallore.
“Non ti preoccupare”.
L’ho rassicurato.
“Tra poco tornerai a salivare”.

[Frammenti estratti dal poemetto inedito Il cane di Pavlov, vincitore della VII edizione del premio dei “Miosotìs” e di prossima pubblicazione per le edizioni D’if]