Giorno: 6 febbraio 2013

Solo 1500 n. 83 – Django unchained (il critico e il tifoso)

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Solo 1500 n. 83 : Django unchained (il critico e il tifoso)

Django è un film fatto benissimo, questa è la prima cosa da dire. La seconda cosa da dire è che Quentin Tarantino fa film alla vecchia maniera. Usa ancora la pellicola, gira con una sola macchina da presa, nessuna apparecchiatura elettronica sul set (su questo Samuel L. Jackson: qui). Quentin, per come la vedo io, è il cinema. L’unico che riesca a fondere più generi. Tutto dispiegato sul doppio filo del dramma e della commedia. Cos’è Django? Un omaggio agli spaghetti western, un film contro il razzismo, un film sulla vendetta, un film su un eroe solitario che salva il mondo, un film sul senso di giustizia, una storia d’amore. Certo, è bellissimo, retto da una fantastica fotografia, inquadrature e dialoghi mozzafiato, battute strepitose, attori bravissimi (Waltz e Di Caprio su tutti) e una colonna sonora da urlo. Django è la conferma di come Tarantino non abbia più bisogno dello splatter (passo in avanti che personalmente avevo notato anche in Bastardi senza gloria), l’aspetto fumettistico – le esplosioni di sangue e violenza esistono solo se funzionali al racconto (per Django: i cani che sbranano lo schiavo che tenta la fuga e il combattimento a morte dei due Mandinghi sul tappeto di Di Caprio) – emerge, ad esempio, soltanto nella mega sparatoria dove il pomodoro torna padrone per pochi minuti. Nella mia classifica personale di gradimento Tarantiniano lo metto appena dietro Pulp fiction, ma solo per motivi affettivi. Quentin che sa colpirti al cuore fino ai titoli di coda, sparandoti nelle orecchie Trinità.

(c) Gianni Montieri