Giorno: 1 febbraio 2013

Gli anni meravigliosi #13: Peter Huchel

La rubrica prende il nome da un testo del 1976 di Reiner Kunze, Die wunderbaren Jahre, Gli anni meravigliosi. Si trattava di prose agili e pungenti, istantanee veritiere – e per questo tanto più temute –  su diversi aspetti della vita quotidiana dei giovani nella DDR degli anni Settanta. Come ricorda Paola Quadrelli nel bel volume «Il partito è il nostro sole». La scuola socialista nella letteratura delle DDRfu Heinrich Böll, lo scrittore tedesco federale più attento ai temi della dissidenza est-europea, a definire queste brevi prose, recensendo il volume di Kunze su «Die Zeit», «medaglioni sbalzati dalla realtà della DDR».
Molta letteratura degli anni Settanta – in parte e per alcuni aspetti molto significativi oggi ingiustamente dimenticata, non soltanto per la DDR − possiede le caratteristiche della raccolta di prose di Reiner Kunze, Gli anni meravigliosi: agile, puntuale e pungente, non si sottrae mai al dialogo serrato con la realtà, il contesto storico, la quotidianità anche ‘spicciola’.

Huchel_Gedichte

La tredicesima tappa passa per un testo poetico di Peter Huchel, pubblicato nel 1972, dopo il suo trasferimento nella RFT, nella raccolta Gezählte Tage (“Giorni contati”) che dice, con l’incisività delle immagini contrapposte, la distanza  tra chi sta “sotto l’ala del potere” e chi dal potere è messo alla sbarra. Centrali, nella quinta strofa, l’immagine del guado del fiume  e la constatazione che non è di tutti l’attraversamento del valico con la schiena dritta. Il verbo “klirren”, che riprende il verso finale di Hälfte des Lebens (Metà della vita) di Hölderlin, è riferito qui agli “speroni dei cardi” (precedentemente Huchel aveva scritto: ” Ora la lingua dimora, e non si distoglie,/sotto la radice del cardo,/ nel fondo di pietra”da: Sotto la radice del cardo, in: Strade strade, traduzione di Franco Fortini e Ruth Leiser) e questi, a loro volta, completano l’immagine del cavaliere (Reiter) con gli occhi bendati dal vento scuro.

Das Gericht

Nicht dafür geboren,
unter den Fittichen der Gewalt zu leben,
nahm ich die Unschuld des Schuldigen an.

Gerechtfertigt
durch das Recht der Stärke,
saß der Richter an seinem Tisch,
unwirsch blätternd in meinen Akten.

Nicht gewillt,
um Milde zu bitten,
stand ich vor den Schranken,
in der Maske des untergehenden Monds.

Wandanstarrend
sah ich den Reiter, ein dunkler Wind
verband ihm die Augen,
die Sporen der Disteln klirrten.
Er hetzte unter Erlen den Fluß hinauf.

Nicht jeder geht aufrecht
durch die Furt der Zeiten.
Vielen reißt das Wasser
die Steine unter den Füßen fort.

Wandanstarrend,
nicht fähig,
den blutigen Dunst
noch Morgenröte zu nennen,
hörte ich den Richter
das Urteil sprechen,
zerbrochene Sätze aus vergilbten Papieren.
Er schlug den Aktendeckel zu.

Unergründlich,
was sein Gesicht bewegte.
Ich blickte ihn an
und sah seine Ohnmacht.
Die Kälte schnitt in meine Zähne

Peter Huchel

(da: Gezählte Tage, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main 1972)

 

Il tribunale

Non nato
per vivere sotto l’ala del potere,
presi su di me l’innocenza del colpevole.

Giustificato
dal diritto della forza,
il giudice sedeva al suo tavolo,
sfogliando brusco la mia pratica.

Non disposto
a  chiedere clemenza,
ero alla sbarra,
nella maschera della luna al declino.

Fissando la parete
vidi il cavaliere, un vento scuro
gli bendava gli occhi,
gli speroni dei cardi tintinnavano.

Tra ontani aizzava a risalire il fiume.
Non tutti attraversano dritti
il guado dei tempi.
A molti l’acqua strappa via
le pietre sotto i piedi.

Fissando la parete,
non capace
di chiamare ancora aurora
la foschia insanguinata,
udii il giudice
pronunciare la sentenza,
frasi in frantumi fatte di carte ingiallite.
Chiuse il dossier.

Imperscrutabile
ciò che muoveva il suo volto.
Volsi lo sguardo a lui
e vidi la sua impotenza.
Il freddo mi tagliava i denti.

Peter Huchel

(traduzione di Anna Maria Curci)

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A Peter Huchel è dedicato un Quaderno di poesia tedesca a cura di Simonetta Mortara; si tratta di un’ampia e approfondita introduzione alla poesia di Huchel. Tra gli studi recenti va senz’altro menzionata la monografia di Huchel – quaderno di text+kritik del 2003 – che vede Lutz Seiler tra i curatori, Seiler vive a Wilhelmshorst, nella residenza nella quale Peter Huchel svolgeva il suo incarico di caporedattore della più importante rivista di poesia della DDR, “Sinn und Form”. La lirica di Seiler la poesia è il mio segugio è dedicata a Peter Huchel. Ricorda Paola Del Zoppo in Odore di poesia, saggio apparso nel volume di poesie di Seiler La domenica pensavo a Dio/ Sonntags dachte ich an Gott: “Quando i ministri della cultura della DDR rilevarono la rivista, esonerando Huchel dall’incarico, il poeta espresse la sua frustrazione nella poesia Il giardino di Teofrasto, in cui, rivolgendosi al figlio, si rammarica che sia ormai perduto il tempo in cui si ricordavano i poeti, ‘coloro/ che un tempo piantavano discorsi come alberi/morto il giardino, il mio respiro più pesante/ serba quest’ora, qui camminò Teofrasto’. Ecco affacciarsi di nuovo il discorso sugli alberi del componimento brechtiano. Seiler si associa al lamento per la perdita delle vecchie generazioni (nel suo caso è Huchel stesso a far parte della generazione passata)”. Seiler si confronta con la scrittura di Huchel anche nel saggio Heimaten, apparso nel 2001, e nella poesia hubertusweg, che ha il nome della via che si apre dietro la dimora dei due poeti – l’indirizzo della casa, punto di incontro per tanti scrittori,  nella quale Huchel visse per quasi 17 anni, fino al suo trasferimento in Italia il 27 aprile 1971, era Hubertusweg 43-45, oggi il civico è 41 –  e lo stesso titolo di una lirica di Huchel (nell’antologia di  poesie di Seiler hubertusweg è nella mia versione). Sempre nel 2003, nel centenario della nascita di Huchel, è apparso, nel quaderno n. 2 di “Sinn und Form”  il saggio di Lutz Seiler Im Kieferngewölbe (“Sotto la volta dei pini”). Lo stesso titolo ritorna nel volume del 2012, Im Kieferngewölbe. Peter Huchel und die Geschichte seines Hauses. (“Sotto la volta dei pini. Peter Huchel e la storia della sua casa”), pubblicato dalla casa editrice Lukas. Il volume, presentato in occasione del 15° anniversario dell’apertura della casa-museo di Peter Huchel (nel 1997 fu Reinar Kunze a intervenire all’inaugurazione con letture di sue poesie e di poesie di Huchel), si avvale dei contributi di Lutz Seiler, di Peter Walther e di Hendrik Röder.