Giorno: 22 gennaio 2013

Giovanni Raboni (buon compleanno)

giovanni raboni da giovanniraboni.it

Buon compleanno Giovanni

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COMPLEANNO

Nella città vuota, assolata, proiezione
dell’alba. L’orlo della luce
che si flette, degrada. Per
metà a mollo nell’ombra. Dalle gronde
viene un fischio acutissimo, leggero, come
se in un altro quartiere, oltre l’astruso
cerchio del Vigorelli, nel rombo
dell’aria condizionata
nascesse ancora tuo figlio.

ABBASTANZA POSTO

Passa il tempo, ci sentiamo
più grandiosi ogni giorno: però
siamo sempre la gente che tira su il sopracciglio
o si gratta la punta del naso, continuiamo
a pensare che tipi così (quello
che striscia e non ha palbebre quello che fa
l’amore con le forchette e con la corda) siano,
rispetto a noi, qualcuno – a non capire
che c’è abbastanza posto per ciascuno di loro
in ciascuno di noi.

Da “le case della Vetra”  (1955 – 1965) in Tutte le poesie – Garzanti

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So la strada e la neve, so in che casa
abitata da sempre troveranno
un riparo luminoso nell’anno
del gran freddo le miti ossa, l’invasa

d’oscura dolcezza anima. Si fanno
scorte, di schegge per la stufa è rasa
la cantina, di sopra si travasa
farina gialla e riso. Senza affanno

si cerca sulle onde corte la voce
antidiluviana che rassicura
gracchiando, sì, è finita la paura,

interrotta causa neve l’atroce
partita, l’interminabile, stanca
corsa del tempo. Più nessuno manca.

(da Ogni terzo pensiero)

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La vita, una sola… semplicemente
la stessa… per milioni, per miliardi
di secondi, accumulando ritardi
pazzeschi, facendo finta di niente

come se in fin dei conti si trattasse
d’una specie di prova, tutt’al più
una filata coi costumi e giù
nel buio, a piangere o a farsi grasse

risate, non ci fosse che qualcuno
che ci conosce bene, non importa
se vivo oppure no, che ci sopporta
per quel che siamo, che prevede uno

per uno i nostri sbagli e li perdona
da prima, da sempre, che ci perdona…

(Da Quare tristis)

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Mai davvero felice e mai del tutto
infelice – oh, l’ho capito; e mi regolo.
Ma pensare la gioia, almeno quello:
pensarla! e qualche volta , senza farsi
troppe idee, senza montarsi la testa,
annusarla, sfiorarla con le dita
come se fosse (non lo è?) l’avanzo
della vita d’un santo, una reliquia…

 

***

O forse la felicità
è solo degli altri, d’un altro tempo,
d’un’altra vita e a noi non è possibile
che recitarla come viene viene,
a soggetto, ostinandoci a inseguire
la parte di noi stessi
in un vecchio, bizzarro canovaccio
senza capo né coda…

***

Ricordo troppe cose dell’Italia.
Ricordo Pasolini
quando parlava di quant’era bella
ai tempi del fascismo.
Cercavo di capirlo, e qualche volta
(impazzava, ricordo,
il devastante ballo del miracolo)
mi è sembrato persino di riuscirci.
In fondo, io che ero più giovane
d’una decina d’anni,
avrei provato qualcosa di simile
tornando dopo anni
sui devastati luoghi del delitto
per la Spagna del ’51, forse
per la Russia di Breznev…
Ma ricordo anche lo sgomento,
l’amarezza, il disgusto
nella voce di Paolo Volponi
appena si seppero i risultati
delle elezioni del ’94.
Era molto malato,
sapeva di averne ancora per poco
e di lì a poco, infatti, se n’è andato.
Di Paolo sono stato molto amico,
di Pasolini molto meno,
ma il punto non è questo. Il punto
è che è tanto più facile
immaginare d’essere felici
all’ombra d’un potere ripugnante
che pensare di doverci morire.

***

E per tutto il resto, per quello
che in tutto questo tempo
ho sprecato o frainteso, per l’amore
preso e non dato, avuto e non ridato
nella mia ingloriosa carriera
di marito, di padre e di fratello
ci sarà giustizia, là, un altro appello?
Niente più primavera,
mi viene da pensare, se allo sperpero
non ci fosse rimedio, se morire
fosse dolce soltanto per chi muore.

***

Si farà una gran fatica, qualcuno
direbbe che si muore – ma a quel punto
ogni cosa che poteva succedere
sarà successa e noi
davanti agli occhi non avremo
che la calma distesa del passato
da ripassare senza fretta
fermando ogni tanto l’immagine
tornando un po’ indietro, ogni tanto,
per capire meglio qualcosa,
per assaporare un volto, un vestito…
Sì, tutto in bianco e nero, se Dio vuole.
E tutto, anche le foglie che crescono,
anche i figli che nascono,
tutto, finalmente, senza futuro.

Da Barlumi di storia – Mondadori 2002

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Giovanni Raboni – poeta – 22/01/1932 – 16/09/2004

La Morte: per tutti e non per molti

La Morte (2012)

La Morte (2012)

In un mondo in cui si racconta sempre e solo di vita (a volte sprecata, a volte vissuta), perché non dare spazio alla morte, a quello che nessuno mai si sogna di cantare, al mistero di quello che sarà? Uocki Toki (al secolo Riccardo Gamondi) deve aver pensato proprio questo quando ha chiesto a Giovanni Succi (dei Bachi da Pietra) di selezionare alcuni brani letterari che trattassero l’argomento. Il progetto, uscito il 2 novembre, del tema ha preso anche il nome: La Morte.

Dopo aver prestato la propria voce per le novantacinque poesie de “Il conte di Kevenhüller”, opera complessa e affascinante di Giorgio Caproni (questo è il blog relativo e qui si possono ascoltare le tracce), Succi fa il bis e presta la propria voce per altri brani letterari.

La Morte

La morte, quindi, raccontata da diversi punti di vista nella storia della letteratura, con la voce di Succi che recita incalzata dai campionamenti di Gamondi.

Una delle particolarità dell’opera è costituita dalla veste grafica dei trecento vinili, realizzati con serigrafie in cenere. Le dieci diverse copertine hanno incisioni a secco di Veronica Azzinari mentre i testi  contenuti sono stati tutti scritti a mano da Giovanni Succi. Un tornare all’antico mestiere degli amanuensi, anche questo morto nel tempo.

Vinile

Il disco inizia con la peste di Alessandro Manzoni vista attraverso gli occhi del Griso e di Don Rodrigo nel letto di morte: “ho un gran sonno… Levami un po’ quel lume dinanzi, che m’accieca… mi dà una noia […] Il Griso prese il lume, e, augurata la buona notte al padrone, se n’andò in fretta, mentre quello si cacciava sotto. Ma le coperte gli parvero una montagna. Le buttò via, e si rannicchiò, per dormire; ché infatti moriva dal sonno”.

Si passa poi all’esecuzione ne Il muro di Jean-Paul Sartre: “non volevo più pensare a ciò che sarebbe successo all’alba, alla morte. Questo non concludeva nulla, non m’imbattevo che in parole e nel vuoto. Ma non appena cercavo di pensare a qualcos’altro, vedevo delle canne di fucile spianate contro di me”.


La Morte

Tolstoj raccontato attraverso i pensieri di morte di Ivan Il’ič: “Non ci sarò più. E allora? Allora non succederà niente. E dove andrò a finire quando non ci sarò più? […] Piangeva sulla propria impotenza, sullo propria orribile solitudine, sulla crudeltà della gente, sulla crudeltà di Dio, sull’assenza di Dio”; e ancora la lode di Jacopone da Todi (“O frate meo”), con la metrica trasformata in una cantilena che si conclude sugli archi dei pochi ospiti (Teresa Tondolo al violino, Viola Mattioni al violoncello e Lucio Corenzi al contrabbasso e alla batteria).

Nel secondo lato si passa dall’inferno di Manganelli a Palomar di Calvino per tornare ancora a Jacopone da Todi e chiudere con Il Re pallido di David Foster Wallace: “La nostra piccolezza, la nostra insignificanza e natura mortale, mia e vostra, la cosa a cui per tutto il tempo cerchiamo di non pensare direttamente, che siamo minuscoli e alla mercé di grandi forze e che il tempo passa incessantemente e che ogni giorno abbiamo perso un altro giorno che non tornerà più”.

Vinile

È un lavoro particolare che non piacerà a tutti. I brani letterari, scelti da Uocki Toki tra i testi selezionati da Giovanni Succi, vedono un tappeto di elettronica (e field recording, come gli archi registrati nella cappella del cimitero comunale di Saludecio di Rimini) fare da sfondo alla voce, facendo tornare alla mente i vecchi dischi delle fiabe sonore in una veste decisamente meno favolistica e più inquietante. È un lavoro valido che, anche grazie alla tiratura ridotta, diventerà un oggetto di culto.

Vinile

All’interno del vinile nessun riferimento agli autori dei passaggi scelti; perché, come detto da Succi, “la conoscenza dei brani deve lasciare il posto alla condivisione”, per esorcizzare la morte e restituirci gli autori in una veste nuova, con parole non più mortali.

Per ascoltare il LATO A  –  Per ascoltare il LATO B