Giorno: 7 gennaio 2013

Poesie di Pietro Russo

di Pietro Russo


Misura del passaggio


Quasi a passo d’uomo su alcune tratte
da Reggio a Lagonegro, circa,
siamo due pellegrini in ritardo di un millennio,
una versione, si direbbe, aggiornata
su un’autostrada che divide le scarpate
dalla costa, o taglia da una parte all’altra boschi
frutteti campi aperti. (Da qui indovino mondi
possibili nel fondale delle diottrie e
la tua paura di volare, papà, si fa radice
verticale, attrito che misura le distanze.) Così
mentre attraversiamo la perenne attività
che cresce su se stessa, negli interstizi
tra i sampietrini riaffiorano si rianimano
topografie accavallate dal tempo
e resistono, sotto le scarpe, anche al ritorno
e oltre nei panni rabberciati alla meglio
di quei viandanti introversi, fuori tempo.


Ultimissimi romantici


Rovistammo ogni vicolo della città
in punta di piedi, mimetizzati, impermeabili
o illuminando la notte con braci di sigarette
contro il profilo del mare, in lontananza.
Fu prima di arrenderci in un metro quadro.
Le facce a rispolverarle adesso
vengono fuori fuoco fuori sincro ma
campeggiano immutati i cerchi dei bicchieri
sul tavolo di legno, un posacenere colmo di mozziconi,
la scritta ‘guasto’ a stampatello sulla porta del bagno,
jazz di chitarre con percussioni varie
fuori, nella piazza in decomposizione.
«L’errore» attacca uno davanti all’ennesima bionda
già fradicio «in prospettiva, è stato accanirsi
dove restava soltanto cellulosa
affibbiare una consistenza al magma».
Sarebbe toccato alla solita puntuale aspirina
il giorno dopo dissolvere l’emicrania
e la domenica inoltrata ormai
con la nostra fame perenne di maestri
tra le partite e il telegiornale delle venti.


Un gesto


Alla fine rimane solo questo, un gesto
di pura meccanica come alzarsi dal divano
chiudere la tenda in faccia a un sole
invadente più della signora dirimpetto
sempre al balcone, un sole di gennaio
che si fa largo e rovista tutta la stanza –
il tavolo con il pc e i giornali ingialliti,
qualche pelucco di polvere negli angoli,
io spettinato e ancora in pigiama
mentre leggo un inserto culturale. Con ciò
mancavano le premesse che lo davano morto
di lì a qualche pagina per il resto del giorno, come è stato,
e che dall’oltre incorniciato dei vetri
avrei ricevuto una luce anemica di ritorno,
quasi niente, neanche la vecchia pettegola
nella palazzina di fronte.


Terzo piano


Lo sguardo si arena sempre lì.
Tra le avvolgibili screpolate e i fili elettrici
dove inizia a disertare l’intonaco.
Si abita solo nel luogo che si lascia
come nell’unico neo di fronte
nonostante gerani pervinche parabole
satellitari, tende parasole a righe verticali
e il soriano forse in parte certosino
sulla ringhiera al piano inferiore. La retina
assorbe quel clamore perentorio
l’attimo prima di scivolare – il passo
strabico non smette di approssimarsi
a qualcosa che va assottigliandosi
a poco a poco.


Sabato sera


Non c’è voluto molto a riempire il tuo quadro.
Ci siamo allungati sul divano
senza toglierci le scarpe, davanti a dei tassisti
spaesati nel giro di lancette di una notte.
Cartoni di pizze, bicchieri, un paio
di lattine vuote sulla tavola
da sparecchiare dopo. Senza fretta.
Come tutti i sabato sera da qualche tempo.
Nell’angolo con la sua coperta
Zora ci guarda come radiografandoci,
in bianco e nero (secondo alcuni)
anche se non sono Cary Grant e tu Headreuy Hepburn
per lei dobbiamo avere l’aspetto
di una coppia d’altri tempi.



Pietro Russo è nato a Catania nel 1986. Laureato in Filologia moderna con una tesi sulla ricezione del Petrarca nella poesia di Vittorio Sereni, attualmente in corso di pubblicazione presso Bonanno Editore, si occupa soprattutto di poesia italiana moderna e contemporanea. Collabora con varie piattaforme digitali con articoli e recensioni di natura letteraria, cinematografica e teatrale. Nel 2010 è uscita la sua prima raccolta poetica, Sono solo parole (Mef editore, Firenze).