Giorno: 13 novembre 2012

Bianca Tarozzi – La signora di porcellana

Bianca Tarozzi – La signora di porcellana – Di felice edizioni 2012

“Lo straccetto che avevo ricamato / a punto nodo – un nodo troppo stretto – / fu restaurato da mia madre e comparve / alla mostra scolastica, perfetto. // Era celeste e aveva un pizzo intorno / e dentro ricamate in bel rilievo / le spirali di un fiore – più che vero / l’intrico, il suo mistero.” Una narrazione in versi, che convince, una storia che sta in piedi dall’inizio alla fine. Anche in questo libro, La signora di porcellana, Bianca Tarozzi conferma, oltre allo straordinario talento poetico, anche la tenuta sulla lunga distanza, così com’era accaduto già per Il teatro vivente (ed. Scheiwiller  2007). La vita è la protagonista. Raccontata dall’infanzia, la forza e la spensieratezza dei bambini. Da lì, da quel tempo lontano Tarozzi apre i cassetti e tira fuori i ricordi: volti, nomi, istanti, gesti, cose. Storie che si ricompongono su carta attraverso la splendida andatura dei versi, riconsegnandoci in questo presente un passato tangibile mai troppo distante. Nel teatro della poetessa, proprio come su un palcoscenico, entrano, di volta in volta, in scena i personaggi, si dispongono gli oggetti, si cambiano gli arredi. “ Dietro la tenda rossa / uno stanzino: / un gatto / addormentato nella cesta, / le scale strette, senza una finestra, / due porte in alto: / sbarrata quella a destra. / Se sollevi la spranga / e apri la porta / irrompe il cielo nella scala smorta.” Colpiscono la profondità di sguardo, il pensiero limpido, l’attenzione alla metrica che comunque non appare mai una forzatura, la capacità di conservare leggerezza e ironia anche quando si toccano temi più difficile (la guerra, la malattia). Bianca Tarozzi è saggia e sa che la poesia può dire tutto. Ai più bravi come lei riesce a raccontare molto anche con quello che si lascia fuori. Quello che rimane fuori è lo spazio concesso al lettore, il campo dove ciascuno possa intravedere qualcosa di sé, qualcosa di più. In queste poesie convivono la bambina e la nonna. Soprattutto c’è la donna che ha saputo farsi carico della vita, la donna che sa guardare con disincanto alla possibilità di separarsene. “Mia cara malattia, / alibi ricercato, / spossatezza / che mi accompagna, / mio caro nemico, / strana creatura / che mi cresci a lato / e che mia avrai, ventura / avventurosa, / spirito tentatore, / giustiziere, / mio piacere accidioso / mia parola / presente, preziosa, / assassina, maliosa, / che mi assali / vicina, mia tediosa, / prova del nove, / mia dimostrazione, /  fragile opposizione / io ti propongo; / appiccicata pongo / la vernice indelebile / sul mio stato frangibile. / Mia felice avversaria, / vittoriosa, / amica inseparabile, / riottosa, / che vuol essere me, / non io te. / Vincitrice sicura, / amica infida, / tu mia nemica / amatissima vita, / ahi, perigliosa / e prodigiosa cosa / mai sopita.” La lingua usata è fresca di rara efficacia, impreziosita dalle iniezioni di vitamina angloamericana, di cui  Bianca Tarozzi è formidabile traduttrice. Un  grande libro per la collana di poesia di De Felice, piccola e seria casa editrice, e ulteriore conferma del talento di una delle più grandi poetesse italiane viventi.

Gianni Montieri