Giorno: 11 novembre 2012

Vladimir Majakovskji – La nuvola con le braghe (un estratto)

I

Pensate come un delirio per malaria?

Anche questo è successo,
anche questo a Odessa.

<<Arriverò alle quattro>>, mi aveva detto Maria.

Le otto.
Le nove.
Le dieci.

E così anche la sera
nello spavento della notte
è scappata dalle finestre,
profonda e scura
di dicembre.

Sulla sua schiena vecchia e spezzata ghignano e nitriscono
anche i candelabri.

Adesso nessuno di voi può riconoscermi:
un ammasso di nervi
che soffre,
si agita.
Che cosa pensa di fare tutto questo ammasso?
Tanti, troppi, i suoi desideri!

In verità non è importante
che io sia come il bronzo
e il cuore un gelido mucchio di ferro.
Di notte desidera solo di mettere al riparo
la propria musica in un delicato
corpo femminile.

E così,
smisurato,
mi piego alla finestra,
accarezzo con la fronte i vetri.
Arriverà l’amore, non arriverà?
E quando, e come?
Insignificante o immenso?
Ma da che parte verrà un grande amore in questo corpo?
Non sarà che un minuscolo
paziente amorino,
pronto a scartare se un’automobile strombetta acuta,
amando solo i campanellini  portati dai cavalli.

Continuamente,
abbracciandomi alla pioggia,
la mi faccia contro la sua faccia vaiolosa,
resto qui e aspetto
risciacquato dallo scrosciare della risacca di città.

Mezzanotte, armato di coltello,
l’ha acchiappata
e scannata:
sotto, allora!

La dodicesima ora è rotolata via
come la testa di un decapitato dal patibolo.

Sui vetri le grigie gocce della pioggia
si sono arruffate urlando,
accumulandosi come una grande smorfia,
come se gridassero  anche le chimere
dalla chiesa di Notre-Dame di Parigi.

Sei maledetta!
Neppure questo ti può bastare?
Tra poco questa bocca sarà lacerata da un grido.
Ed io sento
che senza dire parola,
simile ad un malato dal suo letto,
un nervo ha fatto un salto.

E dunque:
se ne va in giro,
prima adagio,
poi comincia a correre;
inquieto,
esatto.
Adesso con gli altri due vicini
si agita come un fringuello senza speranza.

L’intonaco è crollato a terra.

E i nervi
enormi,
piccolissimi;
in tanti;
ballano infuriati,
e subito dopo
le gambe non ce la fanno più.

Ma questa notte diventa come un pantano nella stanza,
e dal fango non riesce a fuggire l’occhio ormai pesante.

Improvvisamente le porte hanno cominciato a cigolare,
come se tutto l’albergo
sentisse freddo e battesse i denti.

Di colpo sei entrata tu,
definitiva come un <<Sono qui!>>;
martoriando i tuoi guanti di camoscio,
hai detto:
<<Voglio dirvi…
io sto per prendere marito.>>

Dunque sposatevi pure.
Non è importante.
Cercherò di essere forte.
Guardatemi sono calmo!
come il polso di un cadavere.

Non ricordate?
Avete anche detto:
<<Jack London,
soldi,
amore,
desiderio>>,
ma io ho visto una sola cosa:
ho visto che  voi
eravate la Gioconda da rubare!

E siete stata rubata.

Poiché ancora innamorato, sarò ancora nel gioco,
darò luce di fuoco al disegno delle ciglia.
Allora!
Anche dentro una casa demolita da un incendio
vivono qualche volta giramondi senza rifugio!

Pensate di stuzzicarmi?
<<Valgono meno delle copeche di un mendicante
gli smeraldi delle vostre pazzie.>>
Ricordatelo!

Pompei fu distrutta
quando irritarono il Vesuvio!

Ehi, voi!
Distinti signori!
Adoratori
di profanazioni,
di misfatti,
di macelli,
non avete mai visto
la cosa più terrificante?
La mia faccia
quando
io sono
assolutamente calmo?

E capisco
che l’io
vale molto poco per me.
Con ostinazione qualcuno si slancia da me.

Hellò!
Chi parla?
Mamma?
Mamma!
Il vostro ragazzo è stupendamente malato!
Si è incendiato il cuore.
Ditelo alle sue sorelline Ljuda e Olja
che non ha più un posto dove cercare rifugio.
Tutte le sue parole,
perfino quelle scherzose
che rigetta dalla bocca in fiamme,
si scaraventano come una prostituta nuda
da un bordello che brucia.

Molte persone fiutano:
c’è tanfo di cose bruciate!
Mettono insieme tipi molto strani.
Scintillanti!
Con gli elmi!
E anche con gli stivaloni?
E dite ai pompieri
che su un cuore che brucia ci si può solo arrampicare con carezze.

Farò da solo.
Come botti farò rotolare gli occhi pieni di lacrime.
Permettete di appoggiarmi alle mie costole.
Farò salti! E salterò! Salterò! Salterò!
Sono andato in pezzi.
Non puoi saltare dal tuo cuore!

Sulla faccia infiammata
dall’apertura delle labbra
un minuscolo bacio bruciacchiato è maturato per scaraventarsi.
Mamma non riesco a cantare.
Ha preso fuoco la corale della chiesetta del cuore!

Figurine carbonizzate di parole e di numeri
balzano fuori dal cranio,
come i bambini da una casa incendiata.
E la paura allo stesso modo
alzò con la speranza di attaccarsi al cielo,
le braccia  in fiamme del Lusitania.
Contro tutti quelli che tremano
nella calma degli appartamenti,
con cento occhi abbaglianti, una luce strana si alzò dal porto.
Un ultimo grido,
tu, se non altro,
lamentati nei secoli che io sto incendiando.

*****

La nuvola con le braghe – a cura di Piero Marelli –  La vita felice 2012