Giorno: 7 novembre 2012

Court and spark o ‘happy birthday JONI MITCHELL’

Joni Mitchell (7 novembre 1943 -)

COURT AND SPARK

Love came to my door
With a sleeping roll
And a madman’s soul
He thought for sure I’d seen him
Dancing up a river in the dark
Looking for a woman
To court and spark

He was playing on the sidewalk
For passing change
When something strange happened
Glory train passed through him
So he buried the coins he made
In People’s Park
And went looking for a woman
To court and spark

It seemed like he read my mind
He saw me mistrusting him
And still acting kind
He saw how I worried sometimes
I worry sometimes

“All the guilty people,” he said
They’ve all seen the stain-
On their daily bread
On their christian names
I cleared myself
I sacrificed my blues
And you could complete me
I’d complete you

His eyes were the color of the sand
And the sea
And the more he talked to me
The more he reached me
But I couldn’t let go of L.A.
City of the fallen angels

[da Court and spark, 1974 – © 1973 Crazy Crow Music/BMI]

http://jonimitchell.com/music/song.cfm?id=99

Joni Mitchell, al secolo Roberta Joan Anderson, nasce il 7 novembre del 1943 in Canada. Resta a tutt’oggi una delle più grandi cantautrici mondiali, in grado di passare attraverso generi diversi – dal primo folk, al pop-rock, al funk, al jazz, per poi tornare ad un pop più moderno -, influenzando più di una generazione con la sua musica e i suoi lyrics. Sempre uguale e diversa a se stessa – se penso ad un’altra con un’etica così ferrea, mi viene in mente Kate Bush -, eppure in grado di contaminare, fare un salto quantico in termini di complessità musicale, Joni Mitchell ha scritto una parte del canzoniere americano del Novecento mischiando Storia e autobiografia con l’abile arte della storyteller. Il valore della sua scrittura è condiviso, così come lo è la sua sintassi musicale, che fa stile e vive di un proprio statuto; le sue canzoni vivono e vivranno in un ‘eterno presente’ che è solo per i grandi artisti, perché sono ‘pura bellezza’ che non perde il proprio smalto, che non tramonta, ma consolida il proprio valore ad ogni ascolto, poiché ad ogni ascolto qualcosa di nuovo balza all’orecchio. Si tratta dei dettagli di cui non gode solo la scrittura; e anche se son facilmente riconoscibili soltanto in un determinato genere artistico, Joni Mitchell impreziosisce di dettagli ciascuna sua canzone, e lo fa con eleganza. Trovo che anche qui il “Facilment” tanto caro a Cristina Campo sia appropriato! Ad oggi, per fama, abilità e riconoscimenti, la sua musica è molto spesso rivisitata e riarrangiata, soprattutto nel jazz, e non a caso pochi anni fa Herbie Hancock le dedicò un album nel 2007 River. The Joni Letters, con il quale nel 2008 vinse il Grammy Award come miglior album dell’anno (e la versione di questa canzone si può ascoltare qui). Senza aggiungere altro: Auguri Joni!

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Solo 1500 n. 70 – L’uomo col bianchino

 

 

Solo 1500 n .70 – L’uomo col bianchino

Lo vedo, che saranno quindici anni, tutte le mattine, molto prima dell’ora dell’aperitivo, l’uomo arriva al Caffè Scala e ordina un bicchiere di bianco. Avrà sessant’anni, distinto, ben vestito. Casual da benestante. Le uniche cose che potrebbero far  pensare a un bevitore sono le borse sotto agli occhi e lo sguardo assente. Entra, saluta, ordina, poi si mette sul marciapiede (che sia estate o inverno) fuori dal bar, sulla fermata del tram. Bianchino e sigaretta accesa. Si guarda intorno con quest’aria da cospiratore, da chi sta facendo qualcosa di insolito. Ma per gli altri non per lui. Guarda i passanti, lo scorrere del traffico. Non l’ho mai visto parlare con nessuno eccetto (rare volte) i ragazzi del caffè. Ci veniva da impiegato, quasi certamente, (è l’idea che mi sono fatto) di una delle banche che riempiono lo spazio tra piazza Cordusio e piazza della Scala. Adesso ci viene da pensionato, tra quelle di una vita, l’unica abitudine irrinunciabile. Non ci siamo mai rivolti la parola. In fondo, credo, che la cosa che più mi abbia colpito sia l’orario in cui  beve il bianco tra le nove e tre quarti e le dieci. Orario insolito, di solito chi beve a quell’ora lo farà tutto il giorno. Eppure non l’ho mai incontrato al bar in orario diverso, ad esempio, verso sera, quando ci passano tutti. Lui ha un suo momento, una solitudine da celebrare o un tipo d’indipendenza certificata da quel calice di vino e quella sigaretta, consumati tra il traffico e lo smog di via Santa Margherita. Solo una volta l’ho incontrato in metropolitana, uno tra tanti, leggeva il Corriere.

Gianni Montieri