Nocturnes #1 – Daphnis et Chloé (Ravel)

Nasce la nuova rubrica ‘Nocturnes’, che intende suggerire un ascolto musicale accompagnato da una breve nota di commento. ‘Nocturnes’ perché il notturno è una forma musicale libera, così come sarà libera la scelta dei brani qui proposti, che cercheranno di illustrare la complessità dell’intreccio di più arti (musica, letteratura, danza, pittura…) per comporre uno scenario di apertura e di collaborazione fra mondi. L’arte è dove c’è spazio.

Maddalena Lotter

DAPHNIS ET CHLOE’

‘La mia intenzione era quella di comporre un vasto affresco musicale, segnato non tanto da scrupoli d’arcaismo, quanto dalla fedeltà alla Grecia dei miei sogni, che si accosta volentieri a quella immaginata e descritta dagli artisti francesi della fine del XVIII secolo’
(M. Ravel, Esquisse autobiographique)

Daphnis et Chloé è un balletto prodotto tra il 1909 e il 1912, musicato da Maurice Ravel (1875 – 1937) sotto commissione di Sergei Diaghilev. Negli scritti autobiografici, Ravel definisce l’opera come una “symphonie choréographique“, sottolineando in questo modo il ruolo sinfonico della musica qui concepita per una coreografia di balletto sullo scenario ideato da Michel Fokine. I riferimenti mitologici vanno alla trama del romanzo erotico di Longo Sofista, un autore greco avvolto nel mistero dalle scarse fonti biografiche in nostro possesso, attivo probabilmente a Lesbo tra il II e il III sec. d.C.
Proponiamo qui l’ascolto della seconda suite sinfonica di Daphnis et Chloé, forse la più celebre fra tutte quelle scritte da Ravel. Il tessuto fittissimo di tremoli e arpeggi che preludono alla nascita del giorno (Lever du jour, appunto) produce ‘una speciale effervescenza della materia sonora‘ (E. Restagno), un giorno che è luce, è dialogo fra gli strumenti musicali che prendono vita. Sul tappeto d’archi emerge il suono del flauto, animale della foresta, per poi rientrare timidamente nell’orchestra. Ecco l’oboe che risponde, o il clarinetto, i fiati dunque, che testimoniano la creazione di un mondo vivo, in cui gli esseri respirano e in cui può ambientarsi la vicenda d’amore bucolico fra il pastore Daphnis e la sua Chloé.
In quest’opera c’è ben più di una volontà di rappresentazione; Ravel non vuole solo ‘ambientare’ una trama. Egli riesce a toccare i vertici della creatività intrecciando mito e musica, ed esplora nell’orchestrazione il suo ruolo di dio-compositore che plasma, crea una vita nei soli degli strumenti, divide le singole forme dal Tutto orchestrale, il suo ‘creato’.

Le Printemps, da ‘Daphnis et Chloé’, M. Chagall

(si suggerisce anche l’ascolto dell’esecuzione diretta da Georges Prètre, non più disponibile in rete.)

indicazioni bibliografiche:

Ravel e l’anima delle cose, Enzo Restagno, il Saggiatore 2009

Manuale di storia della musica, Elvidio Surian, Rugginetti 1993

La grammatica della musica, O. Karolyi, Einaudi 1969

11 commenti su “Nocturnes #1 – Daphnis et Chloé (Ravel)

  1. Finalmente si parla di musica (quella grande, vera )
    Sostengo da sempre che la musica ci fa sentire
    più vicini a Dio.

    Non mi si venga a dire che quella che ascoltiamo oggi
    è musica, per me è solo rumore !!

    Grazie dell’ascolto che mi donate.

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  2. Bach avrebbe considerato “rumore” la musica di Ravel. La musica, come tutte le arti è suscettibile di variazioni con o senza dio

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  3. Mi pare che la musica di Bach sia alquanto celestiale…
    comunque qualche “rumorista” nei musicisti
    classici, esiste (credo) ma io mi riferivo alla
    musica prodotta oggi che non ha nulla a che vedere
    con quella classica e/o operistica fino ai primi anni
    del secolo scorso.

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  4. la musica contemporanea non è rumore. semplicemente deve ancora passare quella fase di scrematura che viene col tempo, e che si chiama tradizione. esattamente come in letteratura. mica scrivevano tutti come Omero ai tempi di Omero.

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  5. chi le dà la certezza che la musica “di oggi” non abbia nulla a che vedere con la musica classica, tanto meno operistica?
    io che di certo non ho mai provato un grammo di stima per i Queen non posso non notare legami quasi genetici con l’operistica barocca, tanto nel cantato quanto nella struttura melodica.
    ma soprattutto, da dove crede discenda la musica leggera se non dalle arie d’opera. e lo stesso dicasi dei musical.
    insomma, non me ne voglia De Vita, ma in lei ultimamente avverto una tendenza al “si stava meglio quando si stava peggio” che non si vedeva mai nei suoi passati commenti.

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  6. Per Michieli: forse sto invecchiando, ahahahahah
    Per Maddalena lotter: in parte le do pienamente
    ragione. ud

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  7. La musica classica guarderà sempre al divino, così come quella contem poranea all’immanente: la grande rottura del Novecento è questa! Consiglio “Filosofia della musica” di Massimo Donà, edito da Bompiani.

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