Solo 1500 n. 68 – Pasquale Romano (o come se niente fosse)

Solo 1500 n. 68 – Pasquale Romano (o come se niente fosse)

Dalle parti da dove vengo io si muore ancora, per sbaglio. Si muore a trent’anni poco prima di una partita di calcetto. Si muore così, perché un maledetto killer ti scambia per un altro. Qualcuno dice che si muore perché ci si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato. Invece, no. Si muore perché ci si trova nel posto dove si voleva essere. La parola “sbagliata” andrebbe usata per chi spara, per i mandanti. Per chi consente che tutto questo avvenga. Ancora, lo ripeto, ancora. Lo Stato non è pervenuto o ha dato di sé soltanto notizie marginali. Che bravi, hanno verificato in poche ore che il ragazzo non “apparteneva” a nessun clan. Wow! Pasquale Romano, il ragazzo, mi viene da pensare a come giocasse a calcetto: forte o scarso? Goleador? Difensore? Quali erano i suoi sogni? Poi penso a Napoli, a tutta la bellezza che ogni volta va in frantumi. La meraviglia che sempre si accompagna al fango. A cosa servono la metropolitana, la ZTL, le università? A cosa servono se un bambino può morire da un momento all’altro mentre va a scuola? Napoli affonda nel sangue. Tutte le volte che qualcuno muore in questo modo, i milioni di persone che vivono nella provincia partenopea, sprofondano anch’esse e, forse, si vergognano un po’. Chi vive lontano come me si vergogna moltissimo. Per l’impotenza. La fidanzata di Pasquale ha detto di non aver paura. Ha detto che di paura devono averne loro, perché noi siamo di più. Sì, ma dove siamo?

Gianni Montieri

21 comments

  1. Sono d’accordo con te, Gianni. Dove siamo? Napoli e periferia sprofondano sempre più.
    Città stupenda con tutte le sue contraddizioni.

    « Ci sono posti in cui vai una volta sola e ti basta… e poi c’è Napoli »
    (John Turturro, introduzione al film Passione).

    Per capire Napoli oggi, v’invito a vedere Passione, un film interamente girato a Napoli che racconta con aneddoti, interviste, video d’epoca e con le secolari canzoni classiche napoletane quella che è la Napoli dei vicoli, popolare, folcloristica e quella che è la sua storia.

    Ma vanno assolutamente visti “L’intervallo” di Di Costanzo e “Certi bambini” di Andrea e Antonio Frazzi.

    Il primo, un film meraviglioso e terribile, con una trama semplice ma con numerosi temi affrontati in maniera approfondita e non banale come l’innocenza negata alla gioventù che vive in determinati quartieri napoletani.
    Il film di Di Costanzo dice più sulla camorra di tanti film che hanno preteso di raccontarla in modi solo apparentemente più espliciti e interni( F. Gironi).

    Il secondo vuole illustrare al pubblico la condizione delle periferie napoletane malfamate mediante la storia di un bambino, Rosario, nato in questa situazione di confusione e criminalità perennemente in bilico tra le cattive frequentazioni (un pedofilo che sfrutta la sua banda, la camorra) e le buone abitudini (la nonna con cui vive e di cui si prende cura, l’oratorio). Il male tuttavia diventa destino ineluttabile, laddove il degrado materiale della città allo sbando diventa anche quello morale dei ragazzini senza alcuna altra possibilità se non quella di seguire il proprio destino di piccoli delinquenti.

    Una lotta continua tra il bene e il male.

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    1. grazie Antonella non ho ancora visto “L’intervallo” ma lo farò. Certi bambini ho visto il film è in precedenza avevo letto anche il libro.
      Una lotta continua, sì

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  2. io sono più pessimista, e credo che lo stato sia intervenuto, invece: era in quel proiettile che ha ucciso Romano. La camorra non è un problema giudiziario, penale o di ordine pubblico, come vorrebbe darci a bere Saviano, ma è un problema politico. Ogni volta che c’è la camorra, c’è anche lo Stato…
    … “Non sono Stato io”, ha detto qualcuno…

    Noi, da soli e non protetti, possiamo poco. Un cittadino è un cittadino, non un eroe. Chiedere protezione allo stesso sistema che consente e lucra con la criminalità… “che ingenuità chiedere al potere di riformare se stesso” disse Giordano Bruno, mi pare. La recentissima bozza del finto ddl anticorruzione è la prova che i “tecnici” non esistono, il sistema è marcio fino al midollo. Perché questo o altri governi dovrebbero incentivare le scuole, il lavoro, (il lavoro!) la cultura, i servizi sociali e sottrarre manodopera alla criminalità da cui si fa eleggere mediante il controllo dei voti? ecco, questo è il “sistema” che tu, Gianni, e tutti noi ben conosciamo. Che fare, quindi? chiediamo giustizia ai politici? Viviamo in una gigantesca contraddizione che il tuo articolo espone con chiarezza. Noi dove siamo, dici? esatto, dico io, quale obiettivo abbiamo individuato? quale strada vogliamo percorrere? per cosa e contro chi? Le mafie sono una concessione del sistema, non antagoniste ad esso.

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    1. potremmo dire, a questo punto, Gino, senza sbagliarci, temo: sono il sistema stesso. Il tuo intervento è chiarissimo e lo condivido

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  3. anch’io son d’accordo con Gino. grazie per questo pezzo Gianni: dobbiamo mantenere sempre alta l’attenzione su questi fatti

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  4. Tempo fa in una occasione simile, il leghista Calderoli disse:
    Napoli è una fogna. Umberto Bossi in più occasioni ripete:
    il meridione e particolarmente Napoli sono una palla
    al piede per il paese. In queste affermazioni c’è
    una certa verità, e lo dico da meridionale nato nel
    profondo Sud. Non so più quante volte mi
    sono vergognato di esserlo al di la’ della
    esagerazione nell’etichettarci come terroni
    ed anche peggio. Non rinnego le mie origini,
    (ci mancherebbe) ma ogni volta che si presenta
    l’occasione di esibire, per esempio qualche documento,
    lo confesso: arrossisco. ud

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    1. Caro De Vita, io le consiglio di rileggersi bene l’articolo parecchie volte, di fare qualche riflessione e poi ripensare al’accezione della parola “vergogna” così come l’ho intesa io, le assicuro che è totalmente diversa da quella che prova lei

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  5. Quando un siciliano come me che vive da ben 59 anni
    a mille chilometri di distanza, le assicuro che anche un
    imbecille noterebbe di vivere in un altro pianeta.

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  6. le “affermazioni” che lei riporta provengono da due personaggi che hanno fatto di questo paese una fogna. Mi chiedo con quale logica possano essere solo citate. Non le reputo neanche razziste, ma becere e ipocrite, se non addirittura complici di tanto degrado e comunque degne dell’Italia in cui anche lei ha vissuto e vive. Comodo e pittoresco il paragone Nord-Sud, c’è solo una piccola diferenza: la scelta del campo di battaglia. Chissà, magari la pallottola che ha ucciso Pasquale nasceva in una partita di droga diretta a qualche villetta della ridente Brianza o a qualche fiorentino (ah no in questo caso si tratta di ben altre collezioni…).Mio padre ha origini tarantine, ma non si vergogna degli operai che muoiono all’Ilva, si vergogna di aver creduto nella favola che quell’acciaieria avrebbe portato lavoro in una città che anche io amo e che l’Italia tutta ha voluto uccidere. Le do un consiglio turistico, dopo un bel giretto tra i souvenirvendoli e gli orefici di pontevecchio, si faccia un giro in Via Rocca Tedalda o alle Piagge, poi torni a raccontarci cosa è veramente la vergogna!

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  7. io in Sicilia ci sono tornata, ci vivo, ci combatto ogni giorno e sinceramente mi vergogno di ben altro, mi vergogno dell’ipocrisia ad esempio, e non mi sento terrona, semmai isolana.
    I tre quarti della mia famiglia vivono tra milano e legnano, lì hanno insegnato, esercitato libere professioni e contribuito al benessere di quelle regioni, portando e condividendo il loro bagaglio di cultura e umanità con la gente che li ha accolti, che ha lavorato con loro, che ha imparato a scrivere in italiano con e da loro. Come la mia famiglia hanno fatto tante famiglie, famiglie di operai, metalmeccanici, insegnanti, medici, ragionieri, … ridurre la questione meridionale agli slogan dei nipoti col complesso del meridionale, mi perdoni, ma è una cazzata immane, degna della pochezza degli slogan cui si assoggetta con meschinità mascherata da vergogna.

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  8. Sono davvero in difficoltà De Vita, lei mi pare una brava persona ma ciò che dice è fuori da ogni ragionevolezza. Perfino fuori dalla storia

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  9. Umberto, io credo sia una cosa di una certa gravità non conservare la dignità delle proprie origini. Lei non può cadere così facilmente nella trappola dei più antistorici e direi infantili luoghi comuni sui meridionali, dalle cui terre lei stesso proviene. Lei davvero pensa che esista una genetica del malaffare, una tara ereditaria dello scansafatiche e altre amenità simili? Io non credo che lei lo pensi seriamente. Se qualcuno le ha fatto abbassare la testa, la rialzi con orgoglio, Umberto, e rifletta sul fatto che la sua vita di meridionale al nord è la prova vivente che smentisce ciò che lei stesso ha affermato. Saluti

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  10. Io da due giorni non riesco a trovare una risposta alla tua domanda, Gianni. E’ come un pugno allo stomaco. Dove siamo? E come ci siamo finiti? Vedo in questi giorni centinaia di replay alle dichiarazioni del tifoso juventino incalzato dal giornalista rai. E allo stesso tempo non ho contato che un paio di sparuti rimandi e commenti sulla morte di Pasquale Romano. Dove siamo? Dove diavolo siamo? E ancora dove stradiavolo siamo?

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  11. Rispetto alle parole di de vita io credo che l’errore sia nel considerarlo, ancora, un fenomeno meridionale. L’italia mancata di cavour è finalmente unita oggi a botta di collusione e non curanza. Nessuno è salvo, il tappeto sotto cui nascondiamo la polvere è ampio 301mila kmq.

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