Solo 1500 n. 65: Quello che gli scatoloni ti dicono

Solo 1500 n. 65: Quello che gli scatoloni ti dicono

C’è poco da fare, ogni volta che si svuotano i ripiani delle librerie per traslochi, imbiancature, cambi di arredamento:  gli scatoloni ti parlano. Ti dicono le meraviglie di libri che avevi scordato di possedere e ti mostrano delle cagate pazzesche che ti erano ignote. Vuoi perché avevi rimosso l’acquisto sbagliato o il terribile regalo, vuoi perché proprio non sapevi di avere tal libro. Scopro, ad esempio di possedere un libro dal titolo “Crocodilia” di tal Ridley che credo non aver  letto e se non l’ho fatto o non lo ricordo ci sarà un perché. Mi ricordano, sempre parlando, mentre cerco l’incastro giusto per la distribuzione peso/spazio che ho due libri della Capriolo mai letti, vabbè. Mi fanno segno che “Groppi d’amore nella scuraglia” era solo infilato dietro un Dickens ma non sparito. Mi dimostrano, scientificamente, che certe edizioni economiche fanno talmente schifo da non essere adoperabili neanche per fare da base sul fondo. Saltano fuori un Flaiano perduto, un De Luca di troppo, uno splendido Richard Ford. Un paio di Pulitzer non meritati e quattro o cinque mancati. Sullo scaffale Roth, gli scatoloni fanno segno di sì.  Si litigano lo scaffale equamente diviso tra Foster Wallace e Carver, sorridono alla Kristof. “I canti del caos” di Moresco mi sbilancia il peso di qualsiasi scatola, Antò pure tu però. I Perdisa li metto con Bernardi: al sicuro. Poi gli scatoloni litigano perché si arriva alla poesia, tutti vogliono il Novecento, insisto perché si becchino un nutrito numero di contemporanei validi, tra sconosciuti e amici. E il resto? E il resto, niente.

Gianni Montieri

9 commenti su “Solo 1500 n. 65: Quello che gli scatoloni ti dicono

  1. Altrettanto interessante quando sono gli scatoloni di tuoi appunti a parlare. In un trasloco di qualche mese fa ho ritrovato appunti e diari dei tempi delle scuole superiori e, com’era ovvio, ho scoperto che i miei ricordi non combaciano con gli eventi.

    "Mi piace"

    • che è già qualcosa Jacopo, pensa se glie eventi non coincidessero con gli eventi :-)

      "Mi piace"

  2. Fu per via di un trasloco che il tascabile di Ungaretti andò perduto. L’avevo preso verso Mezzocannone, a due passi dall’università, quasi certamente il primo libro di poesia acquistato in coscienza. Lo ritrovai un anno dopo a casa dell’amico che mi aveva aiutato a fare il trasloco. Costui non capiva un caiser di poesia ma sfogliando le pagine trovai un brano sottolineato ( non da me) , e dentro il brano un verso cerchiato e un appunto a biro: “rinnova occhi d’universo, Dunja”. La Dunja era diventata una Tania, ma lui disse che aveva funzionato comunque.

    "Mi piace"

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: