Giorno: 24 settembre 2012

Francesco Accatoli – inediti

Nessuna nuova

Così pure cadiamo lenti
lentamente come morti ammazzati,
facendo cose quotidiane,
io cucinando paste buone, tu che cerchi un diversivo
per lo sporco più ostinato.
Qualcuno in sala ha parlato – senti?
raccontano storie anche loro,
hanno imparato in fretta, oppure ci sono nati.
Qui da noi ci sono nati. Lo dico da sempre.
I merli maschi schioccano tra gli ulivi
per i crampi della fame
tutto ha bruciato il gelo delle nevi,
la terra corrugata non li mantiene.
Nessuna nuova in primavera
sui muriccioli degli orti. Altri dalla
vergogna sono volati a sud.

Maroso

Poi c’è la resa,
il fiuto della polvere sui mobili,
la foto a cui pensiamo digiuni;
credimi, è stato un uomo a dirti
la muta dei contorni.
E vedere ci appartiene, quanto l’ocra
della spiaggia cui non sappiamo rinunciare.

Perché ci somiglia questo tratto di riviera,

il neutro maroso dei giorni
in cui non sono stati salvati momenti
alcuni, né insegnamenti, né le vittorie
che ci aspettavamo.

CHIUSURA IN TRE MOSSE

I

Acre la plastica sa di saliva
hai contato le volte che
ho detto basta e dopo questo c’è la morte,
il lungo sonno delle sedie vuote.
Ora mangiano gli avanzi
di quella sera, l’unto
amaro che galleggia sul piatto,
la crosta del formaggio andato a male.
Andato al male.

II

Adesso non ti dirò le paure
che ormai non potrai più sapere.
Mi curverò come un molo del nord,
sarò il cemento di questo ponte bianco,
la vertigine delle cicogne a collo torto.
Poserò un contrafforte all’ingresso,
un argine di contenimento
al tuo ritorno
tra gli odori della cucina e della pelle
appena lavata, di amuchina.

III

Presto sputerò la buccia dei lupini
la tua buccia bianca e amara
e berrò del vino rosato fresco
ad altre latitudini, per altre lingue che non ti sei
mai messa ad imparare;
vorrà dire che non sarà più possibile parlare
come quando si faceva giorno dopo l’amore,
come due corpi massacrati.

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(c) Francesco Accattoli