Giorno: 2 settembre 2012

In Apulien, 6 – Vincenzo Luciani

In Apulien, 6 – Vincenzo Luciani

Trommeln in den Höhlenstädten trommeln ohne Unterlaß

weißes Brot und schwarze Lippen

Kinder in den Futterkrippen

will der Fliegenschwarm zum Fraß

 

Tamburi nelle città cave rullano senza sostare

pane bianco e labbra nere

nelle greppie bimbi a schiere

vuole di mosche il nugolo gustare

 

Ingeborg Bachmann, In Apulien

(traduzione di Anna Maria Curci)

Questa rubrica propone itinerari di lettura tra voci della terra di Puglia. Alcune di queste sono note, altre meno, altre ancora sono state troppo presto dimenticate.

La sesta tappa si snoda da Ischitella sul Gargano a Tor Tre Teste, passando per l’Umbria e per Torino: sono i luoghi della poesia di Vincenzo Luciani, nativo di Ischitella e da diversi anni residente a Roma.

Nella presentazione al volume Il paese e Torino, Diego Novelli scrive: «Tutto potevo immaginare di Vincenzo Luciani, grazie anche all’antica conoscenza che ci ha visto impegnati sullo stesso fronte negli anni tormentati ma esaltanti delle grandi lotte operarie di fabbrica e di quartiere nella città laboratorio per eccellenza; tutto immaginavo di lui ma non poeta. Invece eccolo ricomparire in uno degli ultimi giorni di questo pesante, drammatico, angosciante, orwelliano 1984, anno bisesto. È venuto a domandarmi un favore. Tutto ho immaginato: cosa mai sarò quel fascicolo che ha tra le mani .[…] sono poesie. Mi sento imbarazzato e non lo nascondo: gli dico la mia inesistente attitudine a scrivere e quindi anche a valutare la fatica di un poeta. […] Oggi 31 dicembre ho preso in mano la “pratica”. […] ho iniziato a leggere “Se di te mi ricordo”. In un attimo sono tornati alla mia mente quegli anni, quando i contadini, i braccianti, i pastori del Sud venivano sradicati dalle loro terre». (da: Vincenzo Luciani, Il paese e Torino. Presentazione di Diego Novelli, Salemi, Torino 1985, 3-4)

Il breve itinerario nella poesia di Vincenzo Luciani prende le mosse proprio dalla prima poesia della raccolta Il paese e Torino.

Se di te mi ricordo

 

Non è bastato sbattere le scarpe,

vestirsi a festa e partire lontano:

acre nelle narici è quella terra.

Se di te mi ricordo!

I nostri colli siepe aspra al mare,

fichidindia e torrenti disseccati,

gli ulivi e le macere.

Se di te mi ricordo! Ora che autunno

fa ritorno nei canti di vendemmia,

fichi pendono aperti.

(da:  Il paese e Torino,  p. 9)

Dalla stessa raccolta, scelgo una delle liriche che prediligo. Si apre con quattro endecasillabi serrati, come i denti di “Raffaele ch’è stato alla Germania” sono stati serrati “al gelo e alla fatica” nel “Nebelland” (Bachmann) di migrazione:

Raffaele ch’è stato alla Germania

 

Raffaele ch’è stato alla Germania

serrando i denti al gelo e alla fatica

per un pezzo di terra ed una casa,

con il fiele nell’anima invidia

l’operaio tornato da Torino:

con la seicento usata

mafiosamente gira per le strade.

(Fosse rimasto al paese

se la sarebbe sognata

la macchina).

Lui troppo presto tornò;

la nostalgia lo vinse del paese

così tanto lontano.

Affanculo la nebbia e la Germania!

E guarda torvo milanesi,

torinesi e germanesi:

si vergognano, adesso, del paese,

lo disprezzano e parlano impolito,

si vantano di case e di milioni.

E andarono lontano a mangiar nebbia,

le pezze al culo e le valigie di cartone.

(da: Il paese e Torino, p. 27)

Dalla voce dell’autore ho ascoltato, il 28 gennaio 2010, la poesia Parole, apparsa prima nella raccolta Frutte cirve e ammature (Cofine, Roma 2001) e successivamente in Tor Tre Teste ed altre poesie (Cofine, Roma 2005; i versi ai quali si fa riferimento sono a pag. 44).

Parole

Io notte e giorno inseguo
parole. Ad una ad una
le scelgo e le accatasto
come un maceraro che una macera
deve ordinare dritta e squadrata
per sostenere quella poca terra
che fa campare
ché per essa
campiamo.

Io compongo e scompongo le parole
come si compone e si scompone un gioco,
una volta amici e un’altra volta nemici.
Giocando con le parole
io ritorno bambino.
Un fiato basta a scoprire
sotto la cenere il fuoco
del tempo di una volta…

Parole

Ji notte e gghjurne vaje secutanne
parole. A une a une
i cape e i accragne
peje nu macerare che na macere
adda reje bella tese quatre e squatre
pe mantenè dda poca terre
che fa campà, ché pe gghjesse
campàme…

Ji accumponne e scumponne i parole
cume ce accumponne e scumponne nu joche,
na vote amice e n’ata vote allite.

Jucanne p’i parole
ji retorne guaglione.
Nu sciate avaste a scumugghjà
sotte a cènere u foche
d’u tempe de na vote…

Il “corto viaggio” si conclude nella mia città natale, alla fermata di un autobus, a catturare una scena vissuta e, nostro malgrado, sempre attuale:

“556”

Nel prato manifesti

svolazzano, poltiglia

di inganni, di sogni, di slogan. Ridono

quelli del tabellone elettorale. Il Cinque-

cinquesei ha saltato di nuovo la

corsa, gracchia una radio

percentuali e commenti. Che fine

faranno i proclami

sulle periferie

che quelli, le lacrime agli occhi

e la mano sul cuore, hanno giurato

d’amare.

Ancora commenti e per cento. E ancora

non arriva

il maledetto Cinquecinquesei.

E ridono quelli dal tabellone,

ma cosa, maledetti, c’è da ridere?

Ride beffardo pure il sole

di una giornata comunque

bella, al cento per cento.

(da: Tor Tre Teste ed altre poesie (1968-2005), Cofine, Roma 2005, p. 14)

____________________________________________________________

Vincenzo Luciani è nato il 21 giugno 1946 ad Ischitella nel Gargano. È emigrato giovanissimo, in Umbria, poi a Torino ed infine a Roma. A Torino è stato consigliere comunale dal 1970 al 19755. Vive a Roma dove dirige il giornale Abitare A.

Ha pubblicato Vocabolario Ischitellano (Cofine, Roma 1994) e Ischitella, Gargano Italia (Cofine, 1995) un libro con guida storico-turistica, proverbi, detti, filastrocche, indovinelli e soprannomi del paese, I frutte cirve (1996) [I frutti acerbi] una breve raccolta di poesie in dialetto, ha curato il volumetto Poesie e canzoni Ischilellane. Sue poesie compaiono in Poesia dialettale del Gargano. Antologia Minima, a cura di Cosma Siani (Cofine, Roma 1996) e sulla rivista Periferie.

Nel 1985 ha pubblicato  Il Paese e Torino, raccolta poetica in lingua.
Del 2001  è la raccolta di poesie in dialetto  garganico ischitellano Frutte cirve e ammature (Cofine, Roma).
La seconda raccolta di poesie in lingua è del 2005: Tor Tre Teste ed altre poesie (1968-2005), Edizioni Cofine, Roma. Il libro contiene anche la II edizione di Frutte cirve e ammature. A undici anni di distanza da Frutte cirve e ammature, Vincenzo Luciani è tornato a pubblicare poesie in dialetto, con la raccolta La cruedda (Cofine, Roma 2012).