Giorno: 31 agosto 2012

Anna Maria Carpi – L’asso nella neve

L’ASSO NELLA NEVE – ANNA MARIA CARPI – TRANSEUROPA 2011

Mi è capitato spesso di sentire parlare Anna Maria Carpi di “Etica della comprensibilità” riferita al testo poetico. Ebbene, cosa vuol dire essere comprensibili quando si parla di poesia? Faccio un passo indietro. La comprensione è un doppio atto compiuto dal poeta. Nel primo, significa: tentare di capire ciò che avviene dentro e fuori dal sé. Il secondo aspetto può essere riferito al comprendere come contenitore, gli sforzi (a volte vani) di raccogliere con lo sguardo quello che accade, che si muove. Se il poeta è una specie di antenna che tutto capta (Andrea Inglese), cosa registra il ricevitore? Domande, in primis, e dettagli da non perdere. Forse è per questo che si scrive (più o meno consciamente); questo sono le poesie di Anna Maria Carpi. Le comprendiamo, non perché conosciamo le motivazioni che hanno spinto l’autrice  a comporle, ma perché hanno compreso e poi restituito aspetti della nostra esistenza. L’asso nella neve è il titolo di questa splendida raccolta, uscita per Transeuropa lo scorso anno. Include poesie del ventennio che va dal 1990 al 2010. Nella prima parte troviamo testi mai pubblicati prima e nelle restanti due, una selezione delle due precedenti raccolte della Carpi (Compagni corpi e E tu fra i due chi sei, entrambi editi da Scheiwiller). Il libro apre con questo testo: “Il mio cuore ha l’accesso stretto / il sangue non ci passa facilmente / o rigurgita o rimane dentro, / così gli altri non sanno / che passione ho per loro / che potrei / fermare anche gli ignoti per la strada / e dirgli / tutto quello che ho dentro e non mi passa – / e sarebbe la grazia.” Aprire un libro con un testo di questo calibro è molto più di un incipit. È una vera e propria ammissione d’intenti. Questo gioco tra constatazione della solitudine (anche interno alla coppia) e bisogno degli altri (il contatto), rappresenta uno dei grandi temi di questa raccolta ma di tutta la poetica di Anna Maria Carpi. Riscontriamo un continuo perdersi nel “quotidiano” ma allo stesso tempo lo troviamo ben presente, maneggiato con sapienza dall’autrice. Una delle lezioni che dobbiamo apprendere da questi testi è quella di poter usare in poesia le parole di ogni giorno. Il segreto, ad esempio, non sta nell’elencare degli oggetti su un tavolo, ma in quello che gli oggetti rappresentano, che stati d’animo raccontano pur stando fermi. “QUI SUL MIO TAVOLO: / ho la luce accesa, / una tazza tedesca di Bayreuth, / la biro e nella scatola / che ho foderato io di carta a fiori / la gomma il temperino / il rotolo di scotch la cucitrice / Rapid One, è svedese. // Guardali, uno ad uno / non pensare, non muoverti. / Solo un metro più sotto / c’è la disperazione. // Ancora un’ora, poi berrai qualcosa / poi guarderai le mail,  il telegiornale / poi qualcuno telefona.” I luoghi di Carpi sono quasi sempre interni: treni, stazioni, metropolitane, case, bar. Oppure sono lontani, immaginari. I luoghi del “dopo”. Tra le poesie, l’autrice, avanza una domanda, si chiede di Dio (a volte lo trascina in campo con ironia), lo fa da non credente che, però, non può fare a meno di porsi dei quesiti. Le case sono i luoghi della malinconia: “Al di là della strada è casa mia. Mia, / com’è strano. / Quelle finestre buie al terzo piano, / le mie cose, pazienti zitte sole.” (pg. 61); sono i luoghi dei disastri: “MATTINE DISASTRATE, / sola in casa, / avanti e indietro scalza dal computer al frigo / per trovare una frase / nel rhum nel whisky, e non so mai quanto.” (pg. 13); dello sgomento: “Viene sera e mi siedo, tavola apparecchiata, / il tovagliolo bianco, il piatto caldo. / Chi immagina a quest’ora / che non ho dove, / che non so chi sono / che non so cosa voglio – / tutto così infantile  e sciagurato?” (pg. 14); dell’amore: “Tu non capisci: / non mi devi parlare come a un comune umano, / amore è dire all’altro non hai fine. / O io sono immortale oppure niente.” (pg. 15). Cos’è questo libro se non un’analisi sentita e risentita del quotidiano e del male del vivere? Il tessuto sociale si fonde con l’io e ne ridisegna, a volte minandolo a volte salvandolo, l’equilibrio. L’ironia, la capacità di osservare, la curiosità per l’estraneo, l’altro, il guardarsi dentro, sono gli elementi cardine della scrittura potente e diretta di Anna Maria Carpi. L’asso nella neve è uscito a gennaio 2011 ma potrebbe essere uscito oggi o pubblicato tra tre anni, non farebbe alcuna differenza. Aprirlo tra un decennio sarà come farlo per la prima volta.

(c) Gianni Montieri