Giorno: 15 agosto 2012

Giuliano Mesa (è passato un anno)

Ricordiamo Giuliano Mesa, a un anno dalla scomparsa, nell’unica maniera possibile, proponendovi una selezione di suoi testi. (La redazione)

(dal primo de  “I quattro quaderni – Zona 200o)

I

avere, era questo, dopo dire e ascoltare,
quasi nulla ma quello come per sempre.
parola dice che si ridice, si rifà il verso,
che se ripeti sai, che sai ripetere.

cose viste se le ripeti annoiano,
no, fanno il crescendo che assorda, ah.
(un controtempo, a rigore, non escluderebbe
la distrazione né, aggravato, l’attonito.)

aver anche questo, dunque, era il novero,
faceva già il suo corso, fa la sua parte qui.
(un tacco schiodato, un pane scotto, una siringa,
un prima, un dopo, un tutto che si tiene.)

II

altro, e modo di comprenderlo, a furia.
cosa che una ne esclude, una ne sposta,
verso dove, un altro passato, andato altrove.

fa come se appena fosse, e fosse poi, per poi.
insieme moto e luogo, ma se esclude,
una, non la sola, non solo un tempo che finisce.

(che preme a procedere, facendo e no,
dicendo, non solo le parole vecchie.)
anche, dicendo, che anni sono per sempre,
quelli trascorsi, prima, mai più
(ma se fosse stato, se ancora, se chissà).

III

quasi più spazio. passa tempo e fa danno,
di schiudere dopo e prima,
senza rima possibile, senza fine,
la goccia diventa un lago, il bosco si disbosca.

(se ci saremo ancora, dopo questo tempo,
saremo prima o dopo, o mentre, appena poco,
il tempo, appena, che ricrescano le unghie,
e i capelli, che la pelle abbia il suo sapore.)

IV

dire il vero, inoltre. pensa, pensate.
c’erano giorni come questo, ad esempio,
lasciando perdere i particolari, le parti,
fatte all’incirca, rifatte per durare di più.

(argomento è una certa fatalità, come dire
che ci saranno ore dedicate a ricordarli,
con metodo, con un fascio di artriti,
di rughe, a stringere il foglio.)

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(da “Chissà” edizioni D’if Napoli 2004)

1.

ne andranno gocce, anche, lungo i muri,
screpolati, stinti, così come dev’essere.
muffe su macchie, ruggini su steli di ferro,
pistilli, foglie color pastello vere e cancerose.
così come dev’essere. dita rugose sopra,
dita impoltigliate e fatte lisce,
anche già pronte all’uso, a soffregare,
a sdilinquire, in tutta fretta a chiudere,
morse, tagliole, facendo tacche, anche,
per memoria. ne andranno gocce,
giù lungo qualcosa, e su può darsi,
e forse chissà dove, se càpita che soffi il vento.

2.

capiscono che cosa, le bacche, le galle,
copiate su di un trespolo, che fa recinto,
crepitando, crosta cocciuta che si forma,
che fa bagliore, bruca l’ossigeno.
sarà come dev’essere, umida o secca,
secondo che sia giorno, caldo,
o la notte piovosa, fino all’alba.
anche la siccità, il monsone.
così come dev’essere,
il posto dove si posa, quella stanca,
guancia, la nuca, tempia,
crinale tra la pelle che residua,
crosta, così come sarà.

5.

andrà a finire. e se non ora,
o quando, sarà come se fosse,
dentro un pensiero, trito,
che si sgranocchia la sua noce.
l’improvviso schiarirsi,
o lo snodarsi, o altro che già c’è.
finirà che se ne andranno tutti,
i giunchi sferzati dalla bora,
le folaghe smarrite, i rantoli,
quelli dei ratti che fanno tana tra i rottami,
sgranocchiano croccanti cartilagini.
andrà a finire anche così,
o anche chissà come,
anche come se fosse chissà che

7.

chissà dove, arriverà del vento,
con una pioggia fitta, le folate.
anche, per fare prima, scrosci,
fole di meraviglia, come a vigilia,
a fare impacchi, bende, beveroni.
nessuna banda a fare chiasso, o sì,
anche, facendo prima, due tamburi,
due chiostre di denti che scongiurano,
quattro mani che fanno giochi d’ombra,
così, per divertire. chissà dove,
nitrire, frinire, facendo in fretta,
nutrire un’altra fine che si stanca.
fa, chissà dove, molto caldo.
fanno dei fuochi, altrove, per scaldarsi.
due o tre sospiri, forse, non di più.

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da Improvviso e dopo, 1997

considera che questo non è più questo
che fuori non è rimasto nulla
fuori più nulla
la strada l’asfalto la polvere
dentro la culla vecchia vuota
immagina che questo non può tornare
nemmeno come un’immagine
dentro più nulla
le ciglia le palpebre l’occhio
fuori la luce calda vuota
considera che questo non è più questo
fuori non è rimasto nulla
dentro più nulla
breve lunga breve, breve lunga breve,
lunga breve breve, breve breve breve

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il sito di Giuliano Mesa: http://www.giulianomesa.netsons.org/