Giorno: 11 agosto 2012

Sordo – da “Cartografie” – inedito di Viola Amarelli (post di Natàlia Castaldi)

Milarepa

Milarepa

Non sento  più tanto bene, io che ascoltavo le chiacchiere dietro ogni muro e porta chiusa, e i passi a decine di metri. Nessuno mi ha mai preso alle spalle. I sensi, affinati e affilati. Cedono, impercettibilmente, a poco a poco, o di colpo, non che abbia importanza, visto che comunque ti incazzi, di brutto.

Una stupidità incazzarsi, è l’età e anche una rinite alle tube. Aereosol. Che palle. Poi so che ci si abitua, trovare nuovi equilibri, pare che funzioni così, l’adattamento, uno dei capisaldi del successo nostro mammifero.  Occorre convivere con il corpo, uno strumento che si usura, ma anche usurante, roba da gettare la spugna.

I sensi. Mi rassicuro, impercettibilmente, o di colpo come adesso che so in fin dei conti di esser stato sempre un po’ sordo. Alla  musica, per esempio, proprio non l’ho mai capita, un mistero ineffabile a cui dò credito giusto perché mi assicurano che è così. Al massimo entro nelle marce, a percussione o a fiati, i bassotuba. Per il resto mi fido dei gusti degli amici; qualche volta per non sfigurare accompagno le donne di turno ai concerti, fingo di interessarmi. Me la cavo parlando dell’allestimento, o del pubblico o rimasticando ovvietà mischiate a gusti da dandy. Funziona, le persone tendono sempre a darti credito se decidono che devi, in qualche modo, essere interessante.

Rock o da camera per me è lo stesso, puro sanscrito, buffo per chi nell’orecchio ha eletto una vita. Una vita anche sensuale, con le bocche e i denti che serrano il lobo e l’atrio, terminazioni nervose alle stelle, la lingua verso Eustachio, l’ignoto di tromba, piacere pieno, va bene così. Un sentire da donna, un orgasmo alla Mozart, a crederci, credo, credo in molto, dopo averlo provato, sulla pelle. O all’orecchio possibilmente.

Son sordo anche a molte sfumature emotive. A gelosie, e invidie, e risentimenti, per dirne qualcuna. Non sono nelle mie corde e quindi non me ne accorgo se non quando me le rinfacciano o spiattellano in faccia. Orgoglioso, e strafottente, dicono. Vai a spiegare che sono un po’ sordo. Vai a spiegare che non è disinteresse, è proprio che non le riconosco. Capisco l’accidia, la rabbia, la golosità, insomma i miei di difetti, non quelli degli altri. Ho imparato quindi a restar muto. Per non ferire. Un bel sordomuto Acconsento placido o lascio passare, scorrere, prima o poi le persone si abituano a come sei, quelle che incontri ogni giorno, quelle che ovviamente a forza di starti vicine diventano sorde, muri di gomma. Fonoassorbenti.

Confondere lo stile, le scelte formali, con una qualsivoglia impostura; cicaleccio, tra poco grilli; il passaggio di tempo marcato dal passaggio di suoni. Inventarsi il silenzio, la cornice dintorno. Inventarsi che non sei sordo, è il rumore che si acquieta. Tanto torna. All’orecchio, come l’immagine di Milarepa, un’icona che ascolta assorto e seduto. Ascolta, il rumore di una mano, chiaro, chiaro, una mano che applaude da sola.

 (da “cartografie”, inedito)