Giorno: 27 luglio 2012

Giuseppe Rizza – alcune poesie (post di Natàlia Castaldi)

GLI AQUILONI VOLANO ALTI, NOI NON VOLIAMO
di Giuseppe Rizza

***

Io penso, cara Enne
che i nostri sentimenti
siano schiavi della chimica
e che se la memoria è fotografica
la mia pellicola è scadente.
Quante pagine ci sono
nell’album Cose che si dicono?
mi chiedo in questa primavera autunnale
dove di romantico è rimasto
solo il passaggio dei soffioni.
Ieri mi è stato chiesto
come stai
io in silenzio ho risposto
se solo lo sapessi
non te lo direi.
Cara Enne, il modo più veloce
di disamorarsi è odiare presto.

***

Accumuli oggetti
per ricordarmi meglio,
io cancello le tue dediche
per crearmi alibi
e se potessi non verrei
al mio ennesimo addio
truccato da arrivederci.
Io ormai, mi dici,
piango solo
vergognandomi le lacrime
dietro l’accappatoio
e se sono fuori
corro a fare le scale
chiudo la porta
e accomodo la mia commozione.

***

Dovresti riprendere l’antico vizio
di appuntarti i nostri discorsi
al telefono la sera
malgrado sia encomiabile
perfino commovente
da parte tua appena notte
gettare acqua
sui nostri fuochi ardenti.
Per esempio trarre spunto
dalle milanesi in gonna d’inverno
le loro cosce accaldate
al solo pensiero di vecchi amanti
sfidano le parigine in mini
sotto la neve.
Se hai giorni vuoti
te li riempio io di
velleità.

***

Nell’attesa di
una reazione
do da mangiare al mio animale:
uno struzzo in giardino
da spiare tutte le ore
che m’insegni a non guardare
che vita fa il mio reale.
Donne coraggiose
mi fanno coraggio
fotografi distratti
mi mettono in cattiva luce.
Da quando dormo sul divano
non faccio più sogni banali.

***

Le lenzuola ti hanno persa al primo lavaggio
e i paesaggi cadono dalle ciglia
io ho finestre aperte per ripulire l’aria
eppure lo iodio rimane a distanza.
Le nuvole sono gonfie d’umidità
stazionano di notte alle fermate dei bus
mentre a letto invoco i numi
a salvaguardia della mia dimenticanza.
Per strada, ragazzini
mi restituiscono caramelle.

***

I tuoi pensieri
li faccio docili
come un domatore.
Infine attenuare le parole
le similitudini e
i vincoli fra le cose.
Io termino le giornate
affrettando i pomeriggi,
spengo incendi
piangendomi addosso.

***

La mano è un mulo macchiaiolo
s’impunta sul panorama
delle tue strade in salita
io non ho note a margine
per decifrarti
ma solo frasche rabdomanti
di bellezza,
umide vibrano a distanza.

***

Necessaria è la presenza
come un corso d’apprendistato
manutentore
io i ricordi li ho esiliati
compatire costava troppo
e la domenica dicono sia
un giorno uguale
per rispetto della democrazia.
Questa neve selvatica
affila le ciglia.
L’assenza è solo un trucco.

***

Riconoscere la presenza
della pioggia dal suono
che provoca all’asfalto
l’attrito con la gomma
delle auto pendolari
hai dita di molliche di pane
a cui m’aggrappo nelle ore di sonno
e ci sono cartoni di vino
con poche gocce al fondo
abbandonati da nuove
file di clochard
sotto a panchine
di ferro e legno.
Io ti consiglio di
dimenticare in fretta
con l’uguale velocità
di quando il sole asciuga
le nuche dei bagnanti d’agosto

***

Affiggere parole sul percorso
dal tuo letto all’ufficio
così sarai libera di farne
puzzle vuoti al centro
l’aggettivo iridescente
il verbo dividere
la preposizione con
il nome affetto
quelli derivati (amorevole)
gli astratti (nostalgia:
dolore del ritorno)
collettivi (sciame:
di pensieri)
composti (segnalibro:
Cernà, Kane)
alterati (dolcetto)
concreti (divano)
e poi il mio e il tuo
a quale distanza li metti.
Sciogliti nei miei dubbi
citrosodina
ma non confonderti con il vapore.
(Non so niente
di te
ma lo so bene).

***

La pelle si apre ai tuoi circoli
del sangue alle tue cooperative
alle tue aste sempre affollate
io sono l’ultimo della fila
quello che ti sta scrivendo poesie
sull’agenda della banca così
da tirar meglio le somme
quanto sentimento e quanto desiderio
tu non mi dare notizie
così le invento dalla radice

***

Quando apri la porta
compari nuda come in un
quadro di Balthus, Chagall,
Klimt, Klee, signora K
o scomposta in tenuta blu, un seno
due labbra, anche quando
mi dici ma che favola sei
la fiammiferaia di Andersen
e invece no, dico io, semmai
il pifferaio di Hamelin
anche se non saprei
giustificare una scelta simile
neppure se ti rifilo quell’altra
favola, mentre ti osservo
chinata a rifare il letto,
delle sirene che non ti resisto
ne parlò per primo
perfino l’autore del Margite
o chi per lui, chiunque fosse.

***

Hai adibito il mio amore
al reparto rottamazioni
cartellino con su scritto in maiuscolo
GIACENZA

(una baby-sitter che non crede nella sua missione
mangia patatine guardando la televisione)

il mio amore è da mesi che gira
solo, smarrito,
su un nastro trasportatore
come un bagaglio non recuperato
volo AO9RFI
aereo arrivato a destinazione.

***

Gli effetti del Mastic d’Artemis
se preso a sorsi lenti in special modo
e qualche ora prima di raggiungere il letto
possono essere fra i più diversi:
desiderare l’amore con uno sconosciuto.
Ne comprai due di bottiglie hai aggiunto
durante un viaggio in Grecia
una per mio padre una da consumare
l’ultimo del mese di giugno.
Chissà cosa ci sarà dentro
se mi sto facendo toccare.
Quando hai terminato il fondo della bottiglia
( mi avevi promesso te ne lascio un quarto )
avvolta nel buio mentre mi cercavi la faccia
mi hai sussurrato ma senza farti sentire
deluderti è il mio passatempo preferito.

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Giuseppe Rizza ha trent’anni e il suo paese d’origine è il più a sud d’Italia, ultimo avamposto dell’isolitudine siciliana. Laureato in Lettere, ha conseguito a Siena il Master in “L’arte di scrivere” diretto da Romano Luperini. Insegna precariamente in Maremma. Sostiene Oz, Bufalino, e Charles M.Schulz. Alcune sue poesie e due poemetti sono comparsi su Nazione Indiana e AbsoluteVille, Fili d’aquilone, e altri siti ; due suoi racconti su Colla e SettePerUno.