Giorno: 23 luglio 2012

Francesco M. Tipaldi – Inediti da “Traum” (raccolta inedita)

Francesco M. Tipaldi – Inediti da “Traum” (raccolta inedita)

*

Il tuo azzurro figliolo bambino

Gesù mi ha lasciato
per strada e se n’è andato a pescare
signor Dio, mio Dio della grazia, una donna ha figliato vitelli
non è straordinario?!
Aveva il ventre gonfio e la vagina sporca
era grassa come una vacca e la bocca era immensa
aperta aperta e voleva inghiottire la luna
troia la luna era
nel cielo una compressa effervescente, la notte era un enorme
bicchiere
vodka latte una troia mi ha sputato nella bocca
il seme della morte –


la vita è improbabile, i cessi sono
lontani e pioveva
pioveva la grondaia vomitava furiosamente
Il cassonetto sputava come fosse un drago
i suoi gatti enormi, come fossero
fiamme
– fwhuieiiww –
(i gatti sono persone cattive)

Mentre l’angelo di Dio era lì a guardarmi le spalle
io vi tirai un giavellotto
e lo uccisi,
povero fesso povero fesso
e la grondaia vomitava furiosamente
Qualcuno mi dia un passaggio o dovrò aspettare
che la casa venga in giro a cercarmi
e non credo senta la mia
mancanza

sono bagnato come un rospo
me la sono fatta sotto, sono un fiore
che da solo cammina
sono un fiore con le gambe


glory hole


siedi con me, cosa vuoi che
importi
se la morte ti germoglia sulle mani
o sul viso
io ho il nulla sul letto
e sbadiglia ed ingoia rumore

cosa vuoi che importi sotto il sole (?)
la vita è graziosa
noi avemmo il privilegio di non
durare
ricordi? qualcuno fecondò quelle tue
terre come fosse
un arcangelo



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Se un giorno mi perdonerai per essere morto, senz’avvisarti animale selvatico ti restituirò quel bacio e faremo finta che io viva ancora

perchè anima mia, lama di coltello
l’amore non c’avrebbe salvato
l’amore mette le ortiche nelle mutande



*



fingere lunghe passeggiate non farà bene

sarò via in eterno, amore
abbi cura dell’esercizio
della memoria, noi fabbricheremo saliva

gli alberi sono rientrati nella terra
i fiori nei rami

ho raccolto i miei denti nella neve
per Dio
ho incontrato persone morte, non hanno
saputo dirmi

chiedono di non morire ancora, vogliono bere
dell’acqua

non ho incontrato lei, non ancora

se tu la incontri
domandale quand’è che il sole morirà,
domandale cos’è la tristezza

le persone morte chiedono di non morire
sono mosche nel latte

sarò via in eterno, amore
ma non smettere d’aspettarmi
sono abbastanza vicino per sentirti respirare,
ma anche abbastanza lontano
perchè tu non mi senta

fingere lunghe passeggiate non farà bene

io tornerò per sentirti respirare
ti bacerò come i morti sanno baciare i vivi
tu non smettere d’aspettarmi

fabbricheremo saliva



la felce maschio



furono giorni salmastri,
poi una mattina riuscì a vomitare
la tenia.

Il colon è stato disinvaso, fate partire
la festa cittadina lecca-lecca
zucchero filato
che arrivano i fiori, che arrivano gli angeli
sopra i carri


Francesco M. Tipaldi nato a Nocera Inferiore nel 1986 ha pubblicato La culla (Lietocolle 2006) e Humus (Arcolaio 2008). Nel 2010 è stato tradotto ed inserito nell’antologia In our own words – A Generation Defining Itself (MW Enterprises) edita negli Stati Uniti. Di recente uscita il volumetto “il sentimento dei vitelli” (EDB 2012) nella collana “poesia di ricerca” diretta da Alberto Pellegatta.