Giorno: 19 luglio 2012

GESUALDO BUFALINO: CHIUSO PER LUTTO (23 MAGGIO-19 LUGLIO, 1992)

Basta così, giù il sipario, non me la sento stasera.
Si chiude. Vi rimborso il biglietto.
Lasciamo Guerrino per un bel po’
a sbrogliarsela con le tenebre
sul ciglione dell’abisso.
Gli farà bene vegliare anche lui
in questa Notte d’Ulivi della Sicilia…
Sicilia santa, Sicilia carogna…
Sicilia Giuda, Sicilia Cristo…
Battuta, sputata, inchiodata
palme e piedi a un muro dell’Ucciardone,
fra siepi di sudari in fila
e rose di sangue marcio
e spine di sole e odori,
sull’asfalto, di zolfo e cordite…
Isola leonessa, isola iena…
Cosa di carne d’oro settanta volte lebbrosa…

No, non verrà Guerrino a salvarla
con la sua spada di latta
a cavallo di Macchiabruna…
Nessun angelo trombettiere
nel mezzogiorno del Giudizio
suonerà per la vostra pasqua,
poveri paladini in borghese,
poveri cadaveri eroi,
di cui non oso pronunziare il nome…
Non vi vedremo mai più sorridere
col telefono in una mano
e una sigaretta nell’altra,
spettinati, baffuti, ciarlieri…
Nessuna mano solleverà
la pietra dei vostri sepolcri…
Nessuna schioderà
le bare dalle maniglie di bronzo…

Forse solo la tua, bambino.

Gesualdo Bufalino

da “Foglie nel vento”, poesie scelte – Giampaolo Lotter

Mio nonno era un uomo controverso. Giocavamo a scacchi nel salotto e lui non parlava quasi mai, ogni tanto deglutiva, si schiariva la voce, ma non per dire qualcosa; poi mi guardava e sorrideva. Una grande conquista, considerata la serietà con cui il viso di nonno Lotter conduceva le sue giornate, fra i libri e i quaderni riempiti di appunti (quella scrittura da medico, indecifrabile, quel groviglio di parole nere che sembra un formicaio). Quando andavo all’asilo si vergognava di accompagnarmi di fronte a scuola, di mattina, perché mi rotolavo per terra e piangevo. Lui invece aveva un portamento nobile, sceglieva sempre abiti eleganti sia per se stesso che per mia nonna Marisa. Quando avevo più o meno quindici anni (e poco dopo lui se ne andò) discutevamo anche per ore sui temi più pericolosi della storia: l’esistenza di Dio, la sensibilità dell’artista, l’esigenza della lettura. Ricordo che lui era l’unico in famiglia a relazionarsi con me come se fossi una donna adulta, quindi non mi abbracciava mai, raramente mi chiedeva due baci prima che me ne andassi, e non mi chiedeva se avevo fame. Credo di essere stata in alcuni momenti la sua sensibilità femminile, la sua ritrovata voce curiosa nei confronti del mondo. “Aspetta che ti mostro questo libro”, mi diceva, e io temevo sempre che sarebbe stato qualcosa di noioso, ma poi i volumi che tirava fuori dalle librerie profumavano di antico. Non si poteva girare tranquilli per strada, perché a Venezia lo conoscevano tutti: “Buongiorno dotòr!” all’angolo delle calli. Quando se ne è andato sono entrata nel suo studio, ho trovato il suo portafogli ripiegato sulla scrivania e, aprendolo, una mia foto. Al funerale erano in tanti e mi stringevano tutti la mano, come chi crede nel futuro: “è la nipotina del dottor Lotter, è Maddalena!”

Maddalena Lotter

AL TRAMONTO
Calda e solenne la sera d’agosto
dell’Angelus lo scampanio trasporta
che le nonne sommesse recitavano.
Fossi oggi capace di sentire

 quella pietà che ci meravigliava,
quella preghiera e poterla ripetere
così da liberarmi dal timore
quando il giorno imbruna.

***

FOGLIE NEL VENTO
Il vento nel freddo mattino
suggerisce parole sconosciute,
volano foglie rosse e foglie gialle
crepitanti sulla strada.
Si alza in fondo quel cipresso nero
che vigila da tanti anni sui morti
in cimitero, e ascolta storie antiche.

***

FUGA E CONTRAPPUNTO
Nuvole calde
tra la ciminiera e la chiesa,
di vento e di pioggia
è già stanco questo mese.

Tu non chiedere
tutto non si può sapere.
L’abitudine è come un ponte,
come stringere in mano
e senti che scricchiola
il bozzolo della farfalla.

Ma perché queste parole
messe qui in riga

non potrei scriverle
in alto o in basso
sulla finestra d’angolo
dove è forte la luce.

***

RICORDO
Una lucertola ferita
raccolsi un tempo
sul ciglio della strada.
Rami secchi al sole
sono ora i sentimenti.

E’ il desiderio che fa male,
sognare senza conoscere.

***

IL PONTE
Non mi aspetti più al di là del ponte
in campo come allora; con timore
oggi lo scendi con le gambe rotonde
ancora belle, e ti affidi al telefono
o al casuale incontro nella mattina.

***

LA NONNA
La mia nonna Ambrosina
tutti la chiamavano Palmira,
perché era nata di domenica

sette giorni prima della Pasqua.
Non mi raccontava fiabe,
mi regalava delle mance
che gli amici mi invidiavano.
Se poteva accontentava tutti,
una volta uno disse, in casa:
“Vorrei mangiare risi e bisi”,
e lei comprò una cassa di piselli
che tutti mangiarono
per una settimana.

***

DOMENICA

Di domenica voglio morire

quando l’operaio lascia la tuta
e trova gli amici
e si veste a festa;
quando le vecchie donne
pregano in chiesa
anche per noi.

Vieni morte una domenica
quando si cucina il pranzo
e si beve, come in campagna,
il vino buono;
quando i bambini giocano
e non pensano alla scuola.

Di domenica voglio andar via
quando le ragazze ballano
e negli stadi segnano i goal,
e la città è ferma.

*

Giampaolo Lotter (1929 – 2006) veneziano. Medico geriatra e primario ospedaliero. Laureato poi in lettere. Ha collaborato nel 1979 alla compilazione del catalogo della grande mostra “La peste a Venezia. 1348-1797”. Ha scritto saggi di argomento storico per riviste specialistiche e per la compilazione dei libri “Lisiera. Storia e cultura di una comunità veneta.” (ed. Lisiera) e “Dueville. Storia e identificazione di una comunità del passato.” (ed. Neri Pozza). Ha collaborato per molti anni con il settimanale Gente Veneta e il periodico I quaderni del Lombardo Veneto, con recensioni e articoli di letteratura, storia e costume.
Nel 1994 ha pubblicato una “Guida storico e artistica della chiesa parrocchiale di S. Simeone Profeta” (ed. Kina). Ha scritto anche poesie, ha partecipato a concorsi e rassegne, ottenendo premi e segnalazioni.
La raccolta “Foglie nel vento” (2001) è dedicata ai nipoti Maddalena e Samuele.