Giorno: 14 luglio 2012

Il corpo della città: coralità della cultura al Teatro Valle, di Maddalena Lotter

Qualche giorno fa al Teatro Valle Occupato di Roma è stata messa in scena una visita guidata in forma di spettacolo: “Iera Odos 2“, basandosi sui testi delle tragedie di Eschilo, Sofocle e Euripide e su testi di autori contemporanei, che coinvolgeva anche la popolazione nel tentativo di recuperare, riproporre quella dimensione corale del sentire la propria città e la propria Cultura. E’ un’iniziativa forte, nasce dall’esigenza di riappropriarsi del Bene Comune, esigenza che ha preso corpo già con l’occupazione del Teatro nel giugno 2011 e con la riaffermazione di un sentire democratico e propositivo: gli eventi che il Valle organizza sono i più vari, e il clima vissuto all’interno del Teatro è di grande fermento. Nella presentazione del progetto della compagnia greca si leggono parole preziose e decise: “È una visita guidata in forma di spettacolo che inizia ad Atene nel 2011, basandosi sui testi dei messaggeri delle antiche tragedie greche (I Persiani di Eschilo, l’Antigone di Sofocle e la Medea di Euripide) ed anche su testi moderni, dai giornali, poemi e storie personali. La domanda iniziale di questo lavoro è “Che cosa vogliamo dire oggi alla città, e cosa vuole dirci la città?”. Noi, messaggeri contemporanei di una storia severa, come ci rivolgiamo oggi alla città, collettivamente? Perché la città siamo noi, vero? E perché tanto tempo fa in una città (chiamata Atene), nacquero il teatro e la democrazia (nello stesso periodo).Prendiamo queste tre parole, città, teatro, democrazia e affrontiamo il momento storico e la memoria, in Grecia e in ogni altra “Grecia” che verrà.”(vd. http://www.teatrovalleoccupato.it/il-corpo-della-citta-film-witness-children-of-the-riots-performance-via-sacra-2-%CF%80%CF%8E%CF%82-sabato-30-giugno#!prettyPhoto e anche http://omadaisonena.blogspot.it/)

La libertà di parola, in greco “parrhesia” è fatta “di verità e di tensione” (Euripide, Temenidai), una tensione positiva e propositiva che si concretizza nel coro che è la danza, l’insieme. Come è stato giustamente ricordato nella presentazione dello spettacolo, contestualmente alla nascita del teatro del V secolo, nella Grecia classica nasceva la democrazia come forma di governo in cui la plurivocità è elemento essenziale nell’esprimersi della coralità. La popolazione stessa è intesa come un coro, lo stesso coro che è fondamento della tragedia come genere letterario: il coro dei cittadini si appropria del teatro, di uno spazio che non è solo luogo ma anche significato. E’ rivendicazione di qualcosa. E’ comunità. Questo oggi avviene al Teatro Valle, un riappropriarsi del ritmo civile e comune, perché la dimensione del Teatro – oggi più che mai a rischio di essere privatizzata, cioè uccisa nel suo significato primo – rimanga come una dimensione pubblica, in cui la Cultura non viene intesa come una distanza incolmabile fra artisti della scena e pubblico della platea, ma viene riproposta nel suo senso più ampio, e cioè come incontro di persone, idee, proposte, in una parola: condivisione.