Giorno: 3 luglio 2012

JOURNAL PARI-PROUSTIEN – di FABIO LIBASCI

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Paris, 5.10.10-13.12.10

8.10.12

nous sentons eh bien nous sentons des sensations, on aime les sens, nos sens, même le non sens

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ma i sensi ci inducono in errore, falsificano la realtà, l’occhio mi tradisce, l’olfatto pure, il tatto poi non mi lascia sentire le spine

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sento, sento che voglio, mi piace, desidero sentire anche questa solitudine che mi fa scrivere e poi smettere. Punto, di colpo sento la fine con un punto………

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11.10.10

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St. Michel incanto e perdizione, fontana, quai, libri, polvere e profumi diversi, meravigliosi, plurali si confondono e mi cercano e io cerco loro come una gatta

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Kaboom au cinéma, du sexe et des rêves, beau film un peu kaléidoscope, qualche brivido per qualche scena paurosa, voglia di stringere una mano che non c’era

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Salma ya salama in un negozio, 45 giri, lei Dalida, divina immensa, musica, vita.

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15.10.10

 …ancora sulle perversioni, quante, sadico, masochista, feticista, io le ho tutte, non me ne manca nessuna, voglia di fare male e goderne, voglia di avere fatto del male e non so se goderne…

Après tout qu’emporte, senza le perversioni saremmo cosi tristi aveva ragione Barthes è per questo che ce le impediscono o per lo meno mettevano il becco dentro la camera da letto

Alle 18,30 Charlotte Rampling legge la Woolf, vado mi addormento nonostante la sua bravura e vado via, sono perverso ma non a tal punto da dormire e scomodo in una poltrona del petit auditorium!

17.10.10

Laveries automatiques, la solitude, leo ferrè,

Boulangerie, must della francia della domenica mattina. È vero domenica, cazzo è proprio domenica lo senti dai rumori dai visi, dalle saracinesche dalla lavanderia dai dolci nelle mani dei passanti che sgridano i bambini felici e festanti

Cazzo è domenica dunque e io aspetto l’asciugatrice, mangio un dolce anch’io. un buon pezzo di flan nature. voglia di casa, di odori, di umori anche cattivi, di chiesa, di messa. entro nella madeleine, senso religioso che non ritrovo ma compro una cartolina, chiesa-monumento cultura passato e io che vado. Evento.

vado nella chiesa laica, l’Olympia; li sì che avverto qualcosa: quella hall dove Dalida passava e con lei i suoi fan: fotografo la hall

Mi accorgo che c’è la foto peraltro non bella del buon bruno coquatrix su sfondo rosso sembra un po’ russa e kitsch ma va bene, je lui pardonne tout

Cerco spettacoli, cantanti poi mi accorgo che non siamo nel ‘74, i cantanti non sono più!

22.10.10

 Ancora omosessualità perversione con più freud la teoria edipica il padre, il terzo incomodo, le feci come godimento, la perversione causata dai genitori

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Proust e la madre e albertine swann e odette e charlus, scene di sadomasochismo, la foto del padre la colpa e la profanazione ma per profanare bisogna eleggere prima il santuario

Feticismo , dei polsi del culo, si del culo è la prima cosa che guardo piatto no gonfio quanto riempie un jeans attillato morbido e duro bello nudo glabro freddo come marmo di una statua, pulsa come il cuore il vero cuore è sì è il culo…

Non posso fare a meno di guardare sul metro, mi siedo mi rialzo aspetto che qualcuno entra guardo ha il giubbotto alto, il jeans è scoperto, bello il culo francese

Il migliore il culo sotto il pantalone di vestito di media qualità dei giovani impiegati indistinti, tutti uguali questi vestiti piccolissimi a sigaretta. che importa il viso, quello dopo, dopo il culo

il tuo stile, il tuo stile, il tuo culo (leo ferrè)…

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1.10.10

Qualche minuto dopo mezzanotte eppure già un nuovo giorno o un giorno nuovo qualcuno mi ricorda halloween da internet io all’orangerie a nutrirmi

Boulevard sulle orme della vita di Proust, le case sempre più belle e grandi fino al haussmann terrible tetra scura si staglia differente da haussmann da tutte le altre case i palazzi senza balconi, senza nulla, oggi una banca

Le banche i soldi destinati a esistere là dove esisteva la cultura e i libri. Simbolo no realtà e nera anche.

Finisco di leggere la biografia di tadié, mah solo dati dati su dati e citazioni ma a me non rimane nulla solo altri dati più o meno essenziali che appunto su un quaderno che si riempie di numeri di pagine di nomi di cose da ritenere utili, perché, per chi, per me évidemment…

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10.11.10

 

Oramai la pioggia fa parte di me di queste giornate lente e insopprimibili, che pure mi sfuggono nelle loro ore inesorabili in tutte le cose a cui do un senso

Leggo leggo forsennatamente mi distraggo salto un rigo ma leggo tutto ciò che posso, devo mettere la parola fine. Solo la lettura mi appaga

Provo un leggero godimento un’attrazione per la pagina le sue lettere il suo odore il suo fantasma il suo mondo che dentro di me prende anima, vita…ed è vita!

Hervé toujours hervé c’est toi que j’aime ogni parola mi arriva come un punto. Mi punge mi immerge nel suo sperma nel suo inchiostro nella sua parola nella sua immagine la comunione è totale e perciò impossibile…

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17.11.10

 

 

L’homme blessé, amore e morte eros e thanatos piacere e dolore, in fondo la vie est cela, pas bien melée…

Non mi diverte la violenza non mi eccita non sono sadico, basta così poco a rassicurarsi, cosa significa essere sadico. Una parola cazzo una parola decide una vita un gesto un momento un modo di essere di amare di vivere e morire

Ossessionato dalle parole, dal loro investimento, non smetto di pensare alla parola analisi, ano, stadio genitale abietto perversione parole, si è vero non sono altro che parole, nico ’67.

Onanismo, tutti gli –ismi mi attirano, sarà questa ancora una perversione,

fissa ossessione per xavier dolan, fantasma di questi giorni parigini, il suo sorriso il suo modo di parlare francese che timido come un idiota con le tizie ancora più idiote della bnf che sembrano sempre stupite delle cose che chiedo e ripetono homosexualité, sodomasochisme, onanisme, avec quelque peu de honte ou je fais semblant je baisse la tete…je souris même…

fissato per dieci minuti da un tipo strachecca della bnf nella sala fotocopie imbarazzato vedo che è li per me mi osserva si aspetta di essere ricambiato io lo so e non mi giro ma mi imbarazzo penso a qualcosa da fare mi dà fastidio eppure voglio che sia là, bisogno di essere visto di essere osservato, di esistere? Di essere desiderato?

Alla fine mi sposto ritorno ma è andato via, ansia e domande, perché non mi fissa un ragazzo?

Solo quarantenni cinquantenni ma io non ho bisogno di padri!

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22.11.10

 

Soirèe open cafè, 17 rue des archives, marais, paris…

Poca gente in un lunedi sera che richiama più il foyer che il bar. Pochissima fuori dove di solito una folla pagana si ferma e si sfiora grossolanamente sotto i funghi caloriferi pochi, tra la voglia, tanta, e l’indifferenza

Mi siedo piccola sedia in piccolo tavolo chiedo una coppa di champagne per soli 5,90…

Pubblico misto, trenta quaranta anni un po’ dismessi e sciatti così come i camerieri poco attraenti, buona musica, la mia la disco anni ’70, you sexy thing, in the navy, ring my bell, funky town…

Sotterraneo i bagni affollato sguardi silenziosi occhi che parlano bocche che guardano di voglia fremono

Un signore distinto non bello di almeno 1 metro e novanta pantaloni pelle lucida succinto legato al culo passa in rassegna davanti al bancone poi con la sua birra e le luci il neon rosso che lo colora che disegna il pantalone le ginocchia le pieghe che armoniose si formano e dipartono

Ora accanto a me due ragazzi, uno carino di fronte a me freddoloso con una coca fredda tra le mani, pochi sguardi lanciati…

Poi al suo amico, serait-il un peu effeminé, non un peu, comme moi alors, ses mains ou la façon de le bouger. Sì credo ha detto così ma a bassa voce con sospetto e il sorriso. Poi nulla discorsi sugli omosessuali sulla settorialità, pigalle il 7, il lunedi, les filles vraiment filles etc.

Tutto finisce come il mio champagne fatto improvvisamente caldo e liscio, tutto finisce come questo lunedi desiderante e fantasmatico dentro una pagina bianca di un diario che tenta di contenermi…