Giorno: 27 giugno 2012

Solo 1500 n. 52 bis – L’originalità perduta

Solo 1500 n. 52 bis – L’originalità perduta

Radio Uno da mercoledì prossimo (memorizzate il giorno, verrà buono più avanti), con cadenza settimanale (memorizzate la cadenza, verrà buona più tardi), con puntate di mezzora (segnatevi la durata di ogni puntata, verrà buona a fine brano), manderà in onda un programma di poesia (segnatevi la parola “poesia”, ci serve per il giochino che stiamo facendo), in ogni puntata ospite un poeta diverso (segnatevi: ospite “poeta” per “ogni puntata”). Ora, se avete segnato tutto, provate a pensare se, e dove, avete già sentito le parti che ho indicato tra parentesi. Ci siete? Bravi, esattamente. Un programma che ha le stesse prerogative ma non le stesse finalità (evidentemente) va già in onda da due anni su Radio Ca’ Foscari. Naturalmente il programma Rai differisce (come i giochini della settimana enigmistica) di alcuni piccoli particolari, chi non li trovasse vada al sito di Radio Ca’ Foscari. Piccolo dettaglio (per aiutarvi): “l’ideatrice” e conduttrice del programma di Radio Uno, è stata ospite nel programma di Radio Ca’ Foscari, in una delle ultime puntate di questa stagione, forse proprio nell’ultima, così c’è pure una logica prosecuzione temporale. Per carità mica voglio star qui a parlare di plagio. Potremmo dire che la voglia di diffondere, l’urgenza di poesia, è talmente grande che non ci sia il tempo di pensare, e allora si usa quello che c’è. Con qualche ritocco, s’intende; le famose “due dita di rimmel sotto gli occhi, prima di entrare in scena” di Vittorio De Sica.

Gianni Montieri

Solo 1500 n. 52: Storia di un’impiegata

Solo 1500 n. 52: Storia di un’impiegata

Stamattina (ieri per chi leggerà) è passata nel mio ufficio una collega. Persona gentile, che conosco da almeno dieci anni. La chiamerò N., per comodità. N. viene spesso a chiedermi delle opinioni lavorative, che a volte esulano dalla mia competenza. N. viene perché vive nel terrore di parlarne con la sua responsabile. Domandiamoci di N., che vita faccia, quale fatica la attraversi. N. è depressa, separata, uno o due figli. N. ogni mattina arriva da unpostoinculoailupi, nell’estremo piacentino (ma potrebbe essere bergamasco o cremonese). Il suo paese non ha la stazione, N. quindi con un altro mezzo di trasporto raggiungerà, per esempio, Piacenza, da lì prenderà un treno che la porterà a Milano. N. alle otto meno un quarto è già in ufficio, perché se sgarra con le coincidenze arriva dopo le nove. N. è un’impiegata normale: fa il suo. La guardi e capisci che non puoi chiederle di più. Ma se le spieghi cosa fare, come farlo, puoi star tranquillo N. lo farà, assalita da tremila dubbi, afflitta dalla paura di sbagliare. I dubbi di N. glieli togliamo io,  e qualche altro collega, che sa che potrebbe piangere da un momento all’altro, potrebbe star male. N. stamattina è entrata nel mio ufficio in lacrime, dicendo: “le ho soltanto fatto una domanda”. Conosco la sua responsabile non è una stronza, ma è arrogante e, di conseguenza, incapace. Per rispondere ai quesiti di N. bastano cinque minuti di pazienza e un minimo di gentilezza. Cose così, normali. Perché vi ho raccontato questa storia? Forse perché N. sono mille storie che passano senza lasciare traccia. N. ogni volta dice: “Posso offrirti almeno un caffè, per sdebitarmi?” rispondo sempre di no. Qualche volta mi lascia una caramella.

Gianni Montieri