Giorno: 15 giugno 2012

Silvia Bre (testi scelti da Alessandra Trevisan e Maddalena Lotter con una nota di Anna Toscano)

Silvia Bre, Le barricate misteriose (Einaudi, 2001)

da Passi

 

Quali ripari vado immaginando…
È dove non s’avverte che universo
remoto al mio dolere e le sere
farsi previsione sterminata, case
libere al vento. Sono le illuse strade
dove la fortuna d’un momento
sparendo mi ritrova e io m’accendo
alla più magra luna senza cielo:
con tanti minuscoli bagliori
si fa il sereno d’una notte.
Così il tempo mi svola, le ali accosta
nella fine di una lucciola stanca
a cercar sosta – ma pure i fili d’erba tra le rovine
sono contenti della primavera
e per la quercia grande che m’invento
s’allunga in belvedere una finestra
via dal deserto, e l’ombra piove,
come se fossi già quel che divento.

*

da Edere

Ascolta, un viale avevo
di sterminate rose
da guardare la sera,
cieli di viole
che l’edera rampava a grandi tele,
avevo corde amorose.
E guarda adesso
com’è tutto raccolto in un mirino,
che finalmente la mia strada ho perso
nel mondo delle cose
e mi sento salire rami nuovi
e il cielo ce l’ho steso sulle dita
e amo, e mi rinchiudo
tutta nella vita.

*

da Il parco

Io vado destinata a un sentimento
che ha la forma del parco che ora vedo,
e ciò che vedo è il viale in cui l’inverno
è rami, pietra, acque, tramontana,
e passi di una donna che cammina.
Ma per come procede e come leva
lo sguardo secolare sulle foglie,
lei è la specie, a lei torna la rima
nella quale riposa il mondo intero –
così la qualità del giorno vaga
continuamente tra le parole e il cielo.

***

Marmo (Einaudi, 2007)

da L’argomento

Tutto l’essere qui
non viene detto –
resta da solo in noi
già benedetto
se solo lo si lascia respirare
vagamente
come un fiato continuo dentro un flauto
con noncuranza
come un verso un cielo non guardato.

*

da La figura

Ognuno vuole avere il suo dolore
e dargli un corpo, una sembianza, un letto,
e maledirlo nel buio delle notti,
portarlo su di sé tenacemente
perché si veda come una bandiera,
come la spada che regala forze.
Ma c’è persa nell’aria della vita
un’altra fede, un dovere diverso
che non sopporta d’esser nominato
e tocca solamente a chi lo prova.
È questo. È rimanere
qui a sentire come adesso
l’onda che sale nelle nostre menti,
le stringe insieme in un respiro solo
come fosse per sempre,
e le abbandona.
Ma nemmeno la pupilla d’un cieco
dimentica l’azzurro che non vede.

*

da L’opera dell’arte

Che baci appassionati
si danno di nascosto le tue rime
quale piacere stringe tra loro i versi

è  godimento avere in bocca il senso
da capire.

(È sera, dico le tue poesie
confesso lenta al buio
brevissime bugie.
Così è l’incontro,
nel tempo che s’arrende
e mentre la rete larga
della grammatica
della poca sintassi
si rapprende
nell’impressione acuta
d’essere vicini
forse è da qui che passa
semmai ne esiste una
la storia impensabile
della letteratura).

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Dice di lei Anna Toscano

Silvia Bre è una poetessa straordinaria. Silvia Bre vive la poesia come vivere una casa: della poesia e delle parole che vanno a formare la poesia, Silvia Bre ha fatto una casa, una casa a volte senza pareti e a volte con le pareti, una casa a volte molto viva e una casa a volte molto dolorosa, e una casa nella quale a volte ci si entra per errore, come a volte ci si va appositamente. Questa è la poesia, qualcosa che si attraversa, in cui si entra, si esce e si rientra, qualcosa che si visita o la poesia è qualcosa che visita noi. Silvia Bre io la leggo così, la leggo così da quando ho amato moltissimo Marmo, uscito per Einaudi e vincitore del Premio Viareggio nel 2007, perché Silvia Bre è una poetessa quotidiana ma non di una leggibilità spicciola, come potrebbero essere molti poeti contemporanei. È una poetessa del quotidiano, una poetessa contemporanea che legge la quotidianità attraverso delle parole complesse, attraverso una ristrutturazione della poesia, che implica un sé, implica un luogo, implica un’intensità che è l’intensità della persona che mette tutta se stessa. Ovviamene il riferimento e la polemica è a quella poesia di oggi che è fatta solo di parole senza nessuna sostanza, parole di bella facciata, ecco. Silvia Bre, che scrive da molti anni ed è una delle poetesse più considerate nel panorama internazionale, e anche italiano, è una poetessa assolutamente non di facciata, è una poetessa che fa ‘poesia da abitare’. Le sue sono poesie molto belle, molto forti, forti in quanto autentiche, e per questo emozionano e provocano. Provocano che cosa? Provocano un pensiero, una riflessione, provocano il provare ad essere profondi col pensiero come lo è lei, nell’entrare nelle cose e non fermarsi sulla soglia, né sulla soglia della vita, né sulla soglia della poesia, né sulla soglia delle parole. Entrare nelle sue poesie è entrare nelle poesie di tutti, entrare e attraversarle: solo così possiamo vedere che la poesia di alcuni autori come Silvia Bre è una poesia che ha una sostanza, dove si entra come in una casa, e si esce completamente mutati, modificati; solo così si può vedere che in molti autori si entra e si esce immutati: così si capisce qual è la poesia da scartare, e quella da tenere. Da aggiungere è che per Silvia Bre è fondamentale identificarsi con la propria poesia, con le proprie parole: è fondamentale esserci, esserci dentro con il proprio corpo, con lo spirito, e anche con l’amore, con il sentimento, per vedere e vivere le cose.

I suoi libri sono usciti per Einaudi, Le barricate misteriose (2001) e Marmo (2007) e Nottetempo, Sempre perdendosi (2006), e in riviste ed antologie. In attesa di nuove poesie ci ricordiamo che c’è una poesia in cui si entra e si esce sempre trasformati, quindi dato che la vita è un’evoluzione ringraziamo la poetessa Silvia Bre e la sua poesia perché ci fa evolvere, perché come dice lei stessa ‘abita nelle parole vivamente, come a casa’.