solo 1500 n. 47 Cagliari, 23 maggio 1992

Solo 1500 n. 47 – Cagliari, 23 maggio 1992

Ricordo esattamente dove mi trovassi e con chi. Stavo alla Rinascente, a Cagliari, in libera uscita. Facevo il militare, pomeriggio inutile di un anno inutile. Ero con Ivano, un ragazzo di Roma che poi (ovviamente) non ho più visto dopo quell’anno. Di Ivano ricordo due cose: faceva il tassista e tifava Lazio. Alla Rinascente ai tempi vendevano pure gli elettrodomestici e, da un televisore acceso, vedemmo le immagini dell’attentato di Capaci appena avvenuto. “Minchia Gia’ ma che hanno fatto saltà per aria Falcone?” “Minchia Iva’ minchia, Falcone no”.  Quel giorno mia sorella compiva diciotto anni. Per cui mi sentivo inutile in un pomeriggio inutile di un anno inutile. Mi sentii una merda. Perché in pochi istanti passarono nella mente migliaia di domande: “Che cazzo faccio qui? Perché non sono al compleanno di mia sorella? Perché Cagliari?  Perché Falcone?” La risposta all’ultima domanda ancora non ce l’ho. Giovanni Falcone era una specie di mito per noi ventenni di quei tempi, un simbolo. Hanno fatto saltare in aria il simbolo o l’uomo? Che importa, Falcone contava più di tutti agli occhi della gente e anche se la mafia stessa sapeva che non sarebbe stata sconfitta, bisognava eliminare chi rappresentava lo Stato dove lo Stato non c’era più. Falcone doveva morire e morì. Anche io e Ivano servivamo (al)lo Stato in quei giorni, che barzelletta. Sono passati vent’anni e una cosa la so: Giovanni Falcone lo conosco meglio adesso, e penso che fosse un uomo normale. Onesto, corretto, uno col senso del dovere, tutto qui.  Quel pomeriggio fu tremendo, la sera mangiamo una pizza in silenzio. Chissà che fine ha fatto Ivano.

Gianni Montieri

10 comments

  1. Un uomo onesto e corretto come ognuno potrebbe essere, questa tua scoperta rende più vicina la strage. Se avessero ucciso soltanto l’eroe dei tuoi vent’anni sarebbe stato facile proporre (e svicolare) “Eh, ma lui era un eroe…” La sua umanità ci inchioda alla responsabilità.

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  2. Credo che Falcone e Borsellino fossero rappresentanti dello Stato solo per la gente comune, è mia convinzione che apparati dello Stato li hanno uccisi. “Non sono Stato io”, ha detto qualcuno con un bel gioco di parole. Continuando con le citazioni riporto quella di Silvano Agosti: ” Non cadrò mai nella trappola di credere che esista uno Stato e che si occupi del benessere dei suoi cittadini”. Sembrerà strano, ma anche per quegli efferati omicidi le cause sono da ricercarsi nei lavori per la TAV, come ha affermato Imposimato, presidente di una vecchia, silenziata commissione parlamentare antimafia. Un bel 1500.

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    1. “Credo che Falcone e Borsellino fossero rappresentanti dello Stato solo per la gente comune” alla fine era proprio così

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  3. Un paese degno di questo nome dovrebbe tutelare cittadini esemplari e ‘servitori’ dello
    stato. Il nostro è un paese che accetta sacrifici dai propri cittadini anche a costo della
    vita, ma è troppo lento o addirittura cieco da un occhio per salvaguardare con tutti i
    mezzi a disposizione galantuomini come Falcone e Borsellino. ud

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