Giorno: 21 Mag 2012

Roberto Saporito – Shikoku (racconto inedito)

“Se la vita ci sembra un inferno

 è soltanto perché siamo convinti che debba durare per sempre.

La vita è breve. La morte è per sempre…

E agitarsi non serve a niente.” [Chuck Palahniuk]

Shikoku sorpassa tutta la coda, lunga, di macchine ferme al semaforo e facendo rombare paurosamente il motore della sua Harley-Davidson attraversa col semaforo rosso l’incrocio. Una BMW bianca sfreccia a un centimetro dal suo parafango posteriore suonando il clacson all’impazzata. Shikoku passato l’incrocio si ritrova su questa diritta e lunga strada dove ogni duecento metri c’è un incrocio con semaforo e dove il sincronismo del semaforo è tale che se ne prendi uno rosso, saranno di conseguenza tutti rossi: è matematico.

Al secondo incrocio Shikoku arriva in quarta, sui cento chilometri orari. Un enorme TIR inchioda ad un metro dalla sua Harley e un fuoristrada giapponese finisce la sua corsa, accartocciandosi come se fosse di cartone, nella parte posteriore del TIR. Shikoku zigzaga tra due auto dai conducenti increduli, allibiti, e che non hanno il tempo di avere nessun tipo di reazione.

Al terzo incrocio la scena si ripete e una signora dai capelli rossi alla guida di un Maggiolone blu elettrico colpisce in pieno il semaforo, che si piega.

Al quarto incrocio l’Harley-Davidson di Shikoku è costretta a piegarsi talmente tanto nel tentativo di scansare una Porsche nera che la pedana sinistra si consuma in scintille al contatto con l’asfalto, ma con un energico colpo di anfibio sinistro Shikoku riesce miracolosamente a non cadere. Shikoku ha un sorriso nervoso, al limite del rictus, che per un attimo gli sconvolge le sue equilibrate, perfette, fattezze orientali.

Gli incroci si susseguono e Shikoku li attraversa con sempre maggiore sicurezza, come se fosse sicuro che qualcosa o qualcuno fosse lì a proteggerlo, come se fosse sicuro di non dover morire mai, o come se fosse già morto e lui non fosse altro che il suo, folle, fantasma.

Shikoku arriva al fondo della strada, dove finiscono gli incroci e i semafori sempre rossi e inizia la strada, dal traffico più lento, che fiancheggia il mare, calmo e azzurro con minuscole increspature bianche, ferma l’Harley dove la sabbia chiara della spiaggia si mischia con l’asfalto, si tira indietro i capelli lunghi e finissimi con entrambe le mani e urla con tutto il fiato che ha dentro di sé, urla rivolto al mare e a tutto quello che non riesce a vedere, urla perché non saprebbe cos’altro fare, urla perché è una delle poche cose che lo fanno sentire ancora, violentemente, vivo.

__________________________________

*L’autore:

Roberto Saporito è nato ad Alba (CN) nel 1962.

Ha studiato giornalismo.

Ha pubblicato tre raccolte di racconti (l’ultima, “Generazione di perplessi”, Edizioni della Sera, con la quarta di copertina di Marco Vichi), e cinque romanzi (l’ultimo, “Il rumore della terra che gira”, Perdisa Pop, nella collana “Corsari”, diretta da Luigi Bernardi).

Suoi racconti sono stati pubblicati su antologie e innumerevoli Riviste Letterarie.

È membro del comitato scientifico del Festival Letterario “Letture Corsare” che si tiene ad Alba (CN).

Collabora con la Rivista Letteraria di Milano [diretta da Gian Paolo Serino] “Satisfiction” [ http://www.satisfiction.me/ ] con una sua personale rubrica.

 

Contact:

Roberto Saporito

r.saporito@alice.it

 

Sito: http://romanzo.blog.tiscali.it