Peppino Impastato: tre poesie

Peppino Impastato:  tre poesie

Oggi, 8 maggio 2012, proponiamo tre delle otto poesie apparse nell’articolo Poems by  Peppino Impastato. Translated by Lara Santoro and Paul D’Agostino, nella rivista «Journal of Italian Translation» (Volume V, Number 2, Fall 2010,  110-119).

Amore Non Ne Avremo

Nubi di fiato rappreso
s’addensano sugli occhi
in uno stanco scorrere
di ombre e di ricordi:
una festa,
un frusciare di gonne,
uno sguardo,
due occhi di rugiada,
un sorriso,
un nome di donna:
Amore
Non
Ne
Avremo.

(p.114)

Love We Shall Not Have

Clouds of gathered breath
condense on the eyes
in a tired glimpse of
shadows and memories:
a party,
rustling skirts,
a glance,
two misty eyes,
a smile,
a woman’s name:
Amore
Non
Ne
Avremo

(p. 115)

 

Un mare di gente

Un mare di gente
a flutti disordinati
s’è riversato nelle piazze,
nelle strade e nei sobborghi.
È tutto un gran vociare
che gela il sangue,
come uno scricchiolio di ossa rotte.
Non si può volere e pensare
nel frastuono assordante;
nell’odore di calca
c’è aria di festa.

(p. 116)

A Sea of People

A sea of people
in irregular waves
poured into the streets,
the squares and the suburbs.
There is shouting all around
that chills my blood
like the creaking of broken bones.
One can neither want nor think
in the deafening noise;
there is excitement in the air
and in the smell of the crowd.

(p. 117)

 

E venne a noi un adolescente

E venne a noi un adolescente
dagli occhi trasparenti
e dalle labbra carnose,
alla nostra giovinezza
consunta nel paese e nei bordelli.
Non disse una sola parola
né fece gesto alcuno:
questo suo silenzio
e questa sua immobilità
hanno aperto una ferita mortale
nella nostra consunta giovinezza.
Nessuno ci vendicherà:
la nostra pena non ha testimoni.

(p. 118)

An Adolescent Boy

An adolescent boy came upon us
with clear eyes and full lips,
in the time of our worn-out youth,
consumed in town and in brothels.
He said not even a single word,
nor did he make any gesture:
his silence
and his immobility
opened a mortal wound
in our worn-out youth.
No one will avenge us:
our anguish has no witness.

(p. 119)

Sulle pagine di Poetarum Silva, il tema della traduzione come atto di mediazione insieme linguistica e culturale e come tappa significativa nella storia della ricezione di una voce poetica è stato affrontato di frequente. Anche per mostrare un esempio di mediazione culturale ci sembra utile, dunque, riportare qui sia  la Nota biografica su Peppino Impastato, sia le Note alla traduzione, compilate rispettivamente da  Lara Santoro e Paul D’Agostino per una rivista internazionale, dedicata, come ricorda il curatore Luigi Bonaffini in apertura di ogni numero, alla diffusione di traduzioni di opere letterarie da e in tre direzioni: italiano, inglese, dialetti italiani.

Nota biografica sull’autore
di Lara Santoro

Peppino Impastato non era un poeta. Nato nel 1948 in una famiglia mafiosa di Cinisi, in Sicilia, sin da giovanissimo si oppose  al padre e s’impegnò in un’instancabile attività politica e culturale contro la mafia. A diciassette anni fondò il giornale L’Idea Socialista e nel 1975 il circolo Musica e Cultura che promuoveva iniziative culturali e musicali. L’anno seguente creò Radio Aut, una radio libera che trasmetteva radiogiornali di controinformazione e dalle cui frequenze Peppino lanciava continue denunce alle attività della mafia locale, spesso sotto forma di trasmissioni satiriche (seguitissime, ad esempio, su Onda Pazza, le sue parodie dell’Inferno dantesco). Diventato personaggio scomodo alla mafia dopo la sua candidatura alle elezioni politiche del 1978, Peppino fu assassinato la notte dell’8 maggio con una carica di tritolo. Aveva solo trent’anni.
Peppino Impastato non era dunque un poeta. Militante politico, giornalista, attivista antimafia e speaker radiofonico, si batté per l’affermazione della legalità e della giustizia in una Sicilia soggiogata dal potere della mafia. La sua vita e il suo martirio politico sono ricordati nel film I Cento Passi (2000) di Marco Tullio Giordana, che ha tracciato un ritratto intenso di Peppino, facendolo conoscere per la prima volta al grande pubblico.
Eppure, Peppino Impastato era  anche un poeta. Giovane di profonda cultura, dotato di un animo sensibile e tormentato, Peppino scrisse, poco più che ventenne, quattordici poesie, “frutto di una vocazione poetica autentica e pudicamente segreta” (U. Santino).
Ritrovate fra i pochi fogli scampati alle perquisizioni dei carabinieri dopo la sua morte, queste poesie sono state pubblicate una prima volta nel 1990 da Ila Palma, con un’introduzione di Aurelio Grimaldi (questo libretto è ormai introvabile). Nel 2002 sono state riproposte da Umberto Santino nel volume  Lunga è la notte. Poesie, Scritti, Documenti, a cura del Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato” di Palermo. Un terzo volume è uscito nel 2008 per la casa editrice Navarra con il titolo Amore Non Ne Avremo. Poesie e Immagini di Peppino Impastato, curato dagli amici e compagni Salvo Vitale e Guido Orlando. (pp. 110-111)

Note alle Traduzioni
di Paul D’Agostino

Queste traduzioni di alcuni testi poetici di Peppino Impastato, una figura sicuramente molto più nota per le proprie attività di martire sociopolitico che non per quelle di poeta, sono state frutto di una collaborazione piacevole e, vogliamo sperare, di qualche  efficacia fra me e Lara Santoro. Ricercatrice e lettrice con interessi letterari larghi e profondi, e catalizzatrice di questo nostro lavoro collaborativo, Lara mi ha suggerito di leggere le poesie di Impastato, le quali erano state pubblicate in italiano ma mai tradotte – e le quali io, ignorante che sono, non sapevo neanche che esistessero. L’idea mi è subito piaciuta, e le poesie pure, e quindi ci toccava soltanto di scegliere, dividere e tradurre otto testi dai soli quattordici che ci sono. […]Esistono, comunque, e qui per voi, questi nostri tentativi di traduzione di otto testi poetici di Peppino Impastato. Di questo siamo sicuri. Quanto alle nostre insicurezze, ci domandavamo più volte su come rendere sia poeticamente che letteralmente (e davvero letteralmente) la serie di maiuscole nel testo “Amore Non Ne Avremo,” perché il “nome di una donna” cui si riferisce il testo, Anna, viene rivelato, se non sottolineato, nei seguenti versi. Trasformando questi versi in inglese, e tentando di mantenere il nome Anna, eravamo arrivati al brutto risultato – ed ammetto che questo è stato un mio tentativo un po’ sciocco, ma divertente – di “After this / Night, / Never ours, / A love,” per “Amore / Non / Ne / Avremo.” Non volendo lasciare la conclusione di un testo così fluido in forma inutilmente stonata, abbiamo deciso invece di mantenere gli originali quattro versi finali e tradurli solo nel titolo del testo in inglese, cioè “Love We Shall Not Have.” […] pp. 111-112

Qui Natàlia Castaldi ha proposto alcune poesie di Peppino Impastato.

8 comments

  1. Nella prima parte di questa presentazione è scritto che Impastato
    non è un poeta. Non sono d’accordo su questa affermazione, è
    un poeta, eccome! Ho letto tutto ciò che lui ha scritto e mi rendo
    conto oltretutto che lui scriveva per pura ispirazione, cioè non
    costruiva parole su parole come fanno oggi molti poetini.
    Ovviamente come tutti i poeti ha scritto poesie belle e alcune
    meno interessanti, ma ciò non toglie nulla al valore
    dell’autore che almeno io ammiro molto. ud

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  2. Ringrazio Umberto De Vita e Sergio Falcone per la loro lettura. Come ho scritto nella premessa alle note dei traduttori, ho voluto proporle qui come esempio di mediazione culturale. L’affermazione di Lara Santoro, che con la traduzione in inglese delle poesie di Peppino Impastato si è cimentata, è bilanciata dalla affermazione – contraria – della stessa traduttrice. Un modo, leggo io, per ribadire, con una voluta contraddizione, che la vera poesia – e quella di Peppino Impastato lo è – non è necessariamente legata a etichette.

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  3. Non lo so se fosse un poeta, se scrivesse da poeta, consapevole della propria poesia. Ma so che ai poeti è richiesto aprire un varco col machete della parola nel silenzio fitto delle cose intorno.E lui lo fece, e fu poeta per questo.

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