Giorno: 5 Mag 2012

Stephen Dobyns – Missed Chances

Missed Chances

In the city of missed chances, the streetlights
always flicker, the second hand clothing shops
stay open all night and used furniture stores
employ famous greeters. This is where you
are sent after that moment of hesitation.
You were too slow to act, too afraid to jump,
too shy or uncertain to speak up. Do you recall
the moment? Your finger was raised, your mouth
open, and then, strangely, silence. Now you walk
past men and women wrapped in the memory
of the speeches they should have uttered-
Over my dead body. Sure, I’d be happy with
ten thousand. If you walk out, don’t come back-
past dogs practicing faster bites, cowboys
with faster draws, where even the cockroach
knows that next time he’ll jump to the left.
You were simply going to say, Don’t go, or words
to that effect-Don’t go, don’t leave, don’t walk
out of my life. Nothing fancy, nothing to stutter
about. Now you’re shouting it every ten seconds.
In the city of missed chances, it is always just past
sunset and the freeways are jammed with people
driving to homes they regret ever choosing,
where wives or helpmates have burned the dinner,
where the TV’s blown a fuse and even the dog,
tied to a post in the backyard, feels confused,
uncertain, and makes tentative barks at the moon.
How easy to say it-Don’t go, don’t leave, don’t
disappear. Now you’ve said it a million times.
You even stroll over to the Never-Too-Late
Tattoo Parlor and have it burned into the back
of your hand, right after the guy who had
Don’t shoot, Madge, printed big on his forehead.
Then you go town to the park, where you discover
a crowd of losers, your partners in hesitation,
standing nose to nose with the bronze statues
repeating the phrases engraved on their hearts-
Let me kiss you. Don’t hit me. I love you-
while the moon pretends to take it all in.
Let’s get this straight once and for all:
is that a face up there or is it a rabbit, and if
it’s a face, then why does it hold itself back,
why doesn’t it take control and say, Who made
this mess, who’s responsible? But this is no time
for rebellion, you must line up with the others,
then really start to holler, Don’t go, don’t go-
like a hammer sinking chains into concrete,
like doors slamming and locking one after another,
like a heart beats when it’s scared half to death.

 

Le occasioni perdute

Nella città delle occasioni perdute, le luci dei lampioni
hanno un tremolio incessante, le bancarelle di vestiti di seconda mano
rimangono aperte tutta la notte e i negozi di mobili usati
assumono celebrità per accogliere i clienti alla porta. È qui
che ti ritrovi dopo quell’attimo d’esitazione.
Sei stato troppo lento per agire, troppo pauroso per saltare,
troppo timido o insicuro per dire la tua. Ti ricordi
di quell’istante? Hai alzato il dito, aperto
la bocca e poi, che strano, solo silenzio. Adesso cammini
accanto a uomini e donne avvolte dal ricordo
di ciò che avrebbero dovuto dire –
Dovrete passare sul mio cadavere. Certo, mi vanno bene
diecimila. Se te ne vai, non pensare di poter tornare –
accanto a cani che si esercitano a mordere più in fretta, cowboy
che si allenano ad estrarre più in fretta la pistola, persino gli scarafaggi
sanno che la prossima volta metterà il piede a sinistra.
Stavi per dire semplicemente, Non andare, o altre parole
con lo stesso effetto – Non andare, non partire, non uscire
dalla mia vita. Niente di sofisticato, niente per cui
balbettare. E adesso urli quelle stesse parole ogni dieci secondi.
Nella città delle occasioni perdute, il tramonto è sempre
appena passato e le autostrade sono imbottigliate dal traffico
di chi torna verso una casa che rimpiange di non aver mai scelto,
dove le mogli o i compagni hanno bruciato la cena,
dove il fusibile della TV è andato e anche il cane,
legato a un palo nel giardino dietro casa, si sente confuso,
insicuro, ed esitante abbaia alla luna.
Era così facile da dire – Non andare, non partire, non
sparire. Adesso l’avrai già detto un milione di volte.
Passeggi anche davanti allo studio per tatuaggi
“Non è mai troppo tardi” e te lo fai marchiare a fuoco sul dorso
della mano, subito dopo quel tipo che si è fatto scrivere
“non sparare, Madge”, a caratteri cubitali, sulla fronte.
E poi vai verso il parco in centro, dove scopri
una folla di perdenti, tuoi compagni d’esitazione,
testa a testa con le statue di bronzo
a ripetere le frasi incise sui loro cuori –
Lasciati baciare. Non picchiarmi. Ti amo –
mentre la luna fa finta di stare ad ascoltare.
Mettiamolo in chiaro una volta e per tutte:
quello lì è un uomo o è un coniglio, e se
di un uomo si tratta, che cosa allora lo trattiene,
perché non prende il controllo e dice, Chi ha fatto
questo casino, chi è il responsabile? Ma questi non sono tempi
di rivolta, devi metterti in fila come tutti gli altri,
e cominciare a urlare per davvero, Non andare, Non andare –
come un martello che affonda le catene nel cemento,
come tante porte che sbattono e si chiudono una dopo l’altra,
come batte forte il cuore quando è spaventato a morte.

Traduzione di Giovanni Catalano.