Adriano Spatola: poesie (da riscoprire) (post di Natàlia Castaldi)

Similitudine è il suo viaggio inaspettato
provocato da irruente debolezza
per la teoria della valvola di sfogo
dentro vagoni luridi e impestati
da viaggiatori colpiti da incertezza
un modo come un altro di lasciarsi andare
di cadere e cadere senza precipitare
 
Adriano Spatola
 
Antiche e moderne forme di vergogna
- The Position of Things: Collected Poems 1961-1992 (Paperback)
 


Cacciatore di mosche

Immonde sarebbero le concezioni del mondo
le macchie arrugginite sulla pelle maculata
le stasi della mano posata sul vecchio pacco
abbandonato da tempo sull'angolo del quadrato
in prospettiva aristotelica non molto distante
dal concetto perfetto di geometria o impertinenza
dell'occhio delle mosche in volo nella stanza
fosforescente intorno alla pista d'atterraggio
immondo è ucciderle senza averne il coraggio

*

Meditazioni, alba

Quanto di sopportabile un po' quasi tutto
pozzi ginestre inferriate soli lumache
gomme per cancellare bottiglie matite
macchina da scrivere leggermente avariata
disegni di una mente vagamente incantata
sogni balbuzie linguaggio da osteria
altro materiale che abbiamo accatastato
per evitare di non essere salvato

*

Senza finestra

L'odore dell'odore è denso e sopportabile
vivace con tono alto e isterico dolce
negli angoli spesso acuto e penetrante
però difficile da riconoscere intatto
imbarazzante nervoso pronto per l'olfatto
per la possibile sua visualizzazione
chiuso l'inferno gli rimane la visione
il disinfettante il fermaglio per le stampe
limoni gialli cipolle carta consumata
la pioggia inesistente e affogata
compressa per ora in questi fogli piagati

*

Tecniche di creazione

Similmente si comincia anche dall'alto
nel punto in cui la sedia si curva oltre
dove si nota bene la morbidezza infantile
della brezza e dei vecchi venti di mare
il loro solito modo è un modo di gridare
urlare piangere piuttosto perseguitare
altri strumenti tutti sono da suonare
come la goccia l'acqua la placida coscienza
la spalliera intagliata con le flaccide vele
l'etichetta da birra con le solite tre mele
birra rabbia anche un po' di esaltazione
cose venute dal miele con qualcosa di fiele

*

Notturno in versi sulla poesia
La nuit est de plus en plus noire et de
plus en plus froide, ce qui est le droit
absolu d'une nuit d'hiver.

Sanantonio
Per ogni parola la divisione è unica
ma dissimile da sé e quasi frazionata
scivola via perché unta di grasso
perché immemore e solitaria o deserta
accanto alle unghie curate del sommelier

O nei pressi della piegatura del foglio
che esercita la funzione del tovagliolo
del bavaglio incastonato fra le mandibole

E il silenzioso incertamente silenzioso
nelle sue componenti mal distribuite
incerchiate a lenti colpi di tronchese
benché la media sia aritmetica e d'oro
nelle forme di sogno incontemplabili

Sotto penetrazioni acute sibilanti
insopportabili per la saliva e per i quanti
o per le altrepresenze rivelate dal testo
nell'homo sapiens e nel suo equipaggiamento
non sempre funzionale o equidistante

In mezzo alla rotazione all'altra sessualità
dimostrata dal corpo chiuso del libro
nella sua leggenda afferrata dal raffio
in un primo piano inquieto e semovente
Ah ma la poesia non ha bisogno di niente

*

Majakovskiiiiiiij

(esordium)
questa estrema dissoluzione sistematicamente portata
ai limiti della violenza e fino alle terre del fuoco
fino all’eccitazione stagnante nel rendimento del ritmo
alle catastrofi degli organismi in circolazione casuali
nelle città fagocitate nei corpi incrostati di sale
sotto la luna ecchimotica che rotola sopra il biliardo

(narratio)
con un po’ di fervore ma ancora variabile per confermare
il tutto per confermare lei che ama con insistenza
che vegeta ramificata nel vuoto pneumatico del suo racconto
la prognosi tattile l’eccezionale stupefacente chiarezza
la domestica peste la febbre in espansione nell’universo
con un po’ di fervore ma sempre variabile per confermare
il tutto per confermare lei che ama con insistenza

(partitio)
ogni singola parola è adesso una tempesta di gesti
un riflesso delle sue ribellioni o la piacevole ombra
dell’albero che messo in moto si libera dai coleotteri
il palmipede ossuto lo stimolo ligneo che s’agita negli strumenti
per l’apertura per l’enfasi in certi momenti della giornata
alle spalle degli animali braccati nello spettacolo esploso
degli animali braccati che scivolano nella materia

(probatio)
un riflesso delle sue ribellioni la piacevole ombra
che vegeta ramificata nel vuoto pneumatico del suo racconto
l’eccitazione stagnante nel rendimento del ritmo
che vegeta ramificato nel vuoto pneumatico del suo racconto
con un po’ di fervore ma sempre variabile per confermare
al palmipede ossuto lo stimolo ligneo che l’agita negli strumenti

(repetitio)
mancano ancora nella composizione le digitali memorie
i presupposti marini i parziali giardini i liquidi impulsi
le catastrofi degli organismi in sospensione nell’universo
i cavalli castrati che perdono tempo nelle profonde caverne
sotto la luna ecchimotica che rotola sopra il biliardo
alle spalle degli animali braccati nello spettacolo esploso
degli animali braccati che scivolano cauti nella materia

(peroratio)
ogni singola parola è stata una tempesta di gesti
l’albero che messo in moto si è strappato di dosso le foglie
la foglia che messa in moto si è strappata di dosso le dita
il dito che messo in moto si è strappato di dosso i cavalli
il cavallo che messo in moto si è strappato di dosso le unghie
ah la prognosi tattile ah la domestica peste
con un po’ di fervore ma il tutto invariabile per confermare
il tutto per confermare lei che ama con insistenza

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Di seguito due pdf dall’archivio Maurizio Spatola:

Adriano Spatola L’EBREO NEGRO Scheiwiller, Milano 1966

Adriano Spatola, Majakovskiiiiiiij 

e su PuntoCritico – QUI – una recensione a “the position of things” a cura di Marco Giovenale

29 comments

  1. da “Diversi accorgimenti”

    Interno

    Una somma di alberi scandaglia la finestra
    è luce decrescente geometria corrosiva
    o riverbero arsenico aspra pigmentazione
    sulla tazza sbreccata intarsiata dall’ombra
    della porta sfumata che socchiude lo spazio
    in residui dispersi scrostati dalle muffe
    dei colpi di scalpello caduti sul mosaico.

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    1. tutte le luci e le ombre, tutti i silenzi dei gesti quotidiani, tutte le parole che spariscono eppure costituiscono la scena, quella in cui ti riconosci, ti muovi, sentendo ogni fruscio freddo e umido di odori inespressi nella staticità delle mura. (temi cari) bella, Enzo, ottima scelta.

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    1. dando per scontato che leggano qualcosa oltre a se stessi (e pure in questo caso ho qualche dubbio visti i risultati)

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  2. comunque, tanto per cambiare, è impossibile accedere alle opere di Spatola: non si trovano. scheiwiller non ha ripubblicato mai nulla. e nemmeno altri editori

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    1. caro Michieli, attualmente, il solo modo per leggere le opere di Spatola, salvo perlustrazioni in biblioteche dagli esiti dubbi o accontentarsi di un paio di pdf che girano in rete, è acquistare il volume delle sue opere tradotte (con testo a italiano fronte) da Vangelisti per Green Integer:

      http://www.greeninteger.com/book.cfm?-Spatola-The-Position-of-Things-&BookID=253

      già, una casa editrice americana. noi non abbiamo tempo e spazio, siamo troppo impegnati a pubblicare anche gli sternuti di Alda Merini.

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  3. ma che si pubblichino gli sternuti di Alda non mi preoccupa! mi preccupa il fatto che si comprino.
    la Menicanti è stata tratta dall’oblio da Ladolfi. chi trarrà Spatola?

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    1. se gli sternuti e gli altri sgorbi vengono pubblicati dalle sole case editrici che possono permettersi di finire in libreria, e quei libri vengono ‘molto’ comprati, e ‘molto’ letti, e contribuiscono a formare un gusto e delle aspettative, intorno alla poesia, quali quelle che possiamo verificare, per dire, dall’inserto poetico di glamour, allora credo ci sarà sempre meno spazio per Spatola, e per ogni lavoro che non voglia essere semplicemente decorativo.
      ma, mie digressioni a parte, penso che debba esserci anche qualche problema con i diritti delle opere di Spatola, perché è davvero difficile altrimenti spiegare questa lacuna editoriale.

      un saluto,

      f.

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  4. grazie, Natalia – che grandi ci sono tra i dimenticati …

    Spatola, Emiliio Villa, Corrado Costa, la Vicinelii, Cacciatore, fra gli/le altri/e.
    etc. sapevano che la loro condizione inevitabile era questa, e se ne sono bellamente fregati, lasciandoci dei tesori spesso inesplorati…

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    1. E’ così, Enrico, se ne sono bellamente fregati.
      quello che intendo fare con questo appuntamento più o meno settimanale, è proprio rispolverare un po’ di poesia, quella dimenticata, scopiazzata, messa da parte; quella cui tutti noi siamo debitori.
      un abbraccio

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  5. Penso a Margherita Guidacci e a Vito Riviello , a Renzo Chiapperini e a Mario Socrate che anche lui ha ottime probabilità di essere dimenticato . Ma sono certo che qui troveranno l’attenzione che si meritano .
    Grazie per il vostro lavoro .
    leopoldo –

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  6. E’ bello scoprire nuovi poeti, stili e tendenze. Adriano Spatola lo trovo di non facile interpretazione, ma i suoi versi mi suscitano fascino, mi evocano immagini. Mi appagano. Amo il suo lessico. Grazie, lo cercavo sul web, e sono approdata in quest’isola di poesia e interscambio.WOW:)

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  7. la questione della pubblicazione in italia dell’opera di adriano spatola è questione delicata, purtroppo. c’è di mezzo la vedova, che per motivi suoi lo impedisce.

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  8. Tutti i poeti inesplorati per lungotempo sono da cercare, ma ai posteri capire se erano veramente validi Ci sono quelli che giungono direttamente al tuo cuore come per esempio la Merini, che era anche personaggio come lo Spatola, ma questt’ultimo oltre stimolare curiosità intelettuale ti dà una certa scossa , immediata al primo atticchio ma occorre calibrarlo e leggerlo più volte ed immaginare come Lui recitava le sue poesie che io sento di chiamare “inorganiche”al commune pensiero di noi umani.perche vagano nel mistero inesplorato della nostra anima con una meta del divino che sempre è nascosta dentro a noi ma quasi sempre inesplorata dalla maggioranza di altri poeti come invece ha fatto Dante.

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