Giorno: 1 maggio 2012

Sergio Atzeni – Memoria, Azione, Resistenza

Guardo case e caffè riflessi nel fiume
godendo i tiepidi raggi del sole di giugno
a Zurigo ricca e frigida
come le matrigne delle fiabe
e penso a Lenin che guardando gli stessi riflessi dallo stesso ponte
aspettava la rivoluzione proletaria
dopo aver bevuto parecchio Pastis
al caffè Voltaire
e penso a me che aspetto le puntate di una storia che mi è proibito scrivere e leggere
— a meno che non decida di finirla
tuffandomi dall’alto nell’acqua gelida.

Le voci di dentro dicono: — Non è possibile trasgredire. Morirai quando sarà destino.

Sergio Atzeni

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per interesse e cura di Francesco Forlani

Correva da solo, fuori dal branco, ruvido e schietto, ancora capace di stupirsi, indignarsi, ridere. Perché era un uomo vero, in un ambiente in cui crescono a vista d’occhio individui virtuali. Perché era un uomo antico che anticipava il futuro. Uno per cui contava l’essere e non l’apparire. Per questo non l’avete mai visto e non l’avreste mai visto in un talk show. Privilegio degli scrittori è proprio quello di continuare a parlare anche dopo la loro scomparsa fisica. Se sono autentici, come Sergio era, il seme che hanno gettato non va perduto” – Ernesto Ferrero

Azione Atzeni

Comunicato stampa

In occasione dell’uscita del nuovo numero di Reportage, storico trimestrale di giornalismo, scrittura e fotografia, che ha dedicato largo spazio alla figura di Sergio Atzeni, le librerie torinesi Voyelles, Torre di Abele, Trebisonda e I Comunardi propongono Azione Atzeni, una serie di incontri interamente dedicati agli aspetti meno conosciuti dell’opera dello scrittore sardo. In collaborazione con l’ Associazione Sarda Kintales, la rivista Reportage e il programma radiofonico Cocina Clandestina gli incontri, che si svolgeranno nella settimana che precede il Salone Internazionale del Libro e prevedono la partecipazione di intellettuali, editori, traduttori, artisti e lettori appassionati saranno così ripartiti:

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4 maggio Libreria Voyelles ore 19 

Sergio Atzeni traduttore di Chamoiseau

con Paola Mazzarelli, Francesco Forlani, Gabriella Dubois

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7 maggio Libreria La Torre d’ Abele ore 19

Sergio Atzeni narratore

con Paola Mazzarelli, Rocco Pinto, Marc Porcu

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9 maggio Libreria Trebisonda ore 19

Sergio Atzeni poeta

con Francesco Forlani, Enzo Cugusi, Marc Porcu

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10 maggio Libreria I Comunardi ore 19

Sergio Atzeni polemista

con Riccardo De Gennaro, Gigliola Sulis

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I reading e le performance artistiche all’insegna del métissage, dei quattro appuntamenti sono a cura di Alessandra Terni, Marco Fedele, Stefania Spanedda e Francesca “Ciuffa” .

Ufficio stampa: Michela Calledda

tel.339 2891907

michelacalledda@gmail.com

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Sergio Atzeni nasce a Capoterra nel 1952. Nel 1986 lascia la Sardegna per andare a vivere all’estero  prima di trasferirsi definitivamente a Torino. Aveva quarantatré anni quando morì, annegato, nell’isola di San Pietro.In tanti conoscevano la sua opera, ma la sua fine precoce e profeticamente descritta ne “Il quinto passo è l’addio” , accompagnata dal fascino che caratterizza la sua vita privata e artistica, lo hanno reso un autore di culto e di riferimento per le nuove generazioni di lettori e scrittori  sopratutto in terra sarda.

Luigi Di Ruscio: il poeta operaio per la festa dei lavoratori

buon 1° maggio dalla redazione

Luigi Di Ruscio (1930-2011) 

da “L’iddio ridente”

1.

vengono alla superficie pensieri neri tenebrosi
volare dalla finestra
inabissarmi in quell’albero di ciliege
che nasce sotto casa
splendente
luminoso nelle primavere
improvvisamente senza un segnale fiorisce
grappoli di vita felice
inizia così la stagione
dove nessuno immagina di dover morire

 

30.

l’imperialismo è il nach und nebel del nostro futuro
a vederli con le loro cravatte variopinte
sembrano meno pericolosi delle mortuarie SS
loro credono di essere i benefattori dell’umanità
sono lo sterminio del nostro futuro
il mercurio precipita verso l’ultimo inferno

 

43.

i cattolici visti dal sottoscritto
erano solo dei poveri necrofori e feticisti amatori di fori
e nonostante il tutto eretico riuscivo
allegramente a rimanere in vita alla faccia vostra
non esistendo vita eterna
è già un miracolo che uno scemo come il sottoscritto
sia riuscito a nascere
e alla fine in una veloce cremazione
non rischiare che una cellula del sottoscritto resti viva
un mucchietto di cenere è una eredità più che sufficiente
per deludere i vostri vermi

 

82.

venni accusato
che la gente non veniva più al sodalizio
per colpa mia
essendo rimasto un comunista che urla
crederanno anche che sia ancora munito
di piattole canine
con una poesia imperterrita
aggrappata all’ultima speranza

 

87.

tra la vita e la porta
avviene solo l’imprevedibile
con due sottoscritti
uno che fa i sogni e l’altro li guarda stupito
e compare perfino un terzo ignoto
che cerca di darsi una inutile
spiegazione del tutto

 

103.

fate che lo smog salga sino ad affogare tutto
i polmoni accumulano merda meccanica
ecco gli scarichi dei tubi di schattamento
anche l’aria non è più commestibile
essendo tutti noi arrivati alla periferia dell’inferno
alla fine esplosione simultanea di petardi proibiti
riesco a riferire tutto solo perché per puro caso
sono ancora in vita

 

242.

prendevo le vespe delicatamente per le ali
abbacinate sui fiori
le mettevo educatamente
dentro una scatola di fiammiferi
sarete tutte liberate tutte
quando una bella che mi chiederà un fiammifero
aspettavo con calma la liberazione delle vespe

 

259

non si tratta di una poesia impegnata
ma di vocazione profonda
che presuppone
formazione continua ad una catarsi
ad una qualsiasi santificazione

 

264.

io come giovane comunista
venni scomunicato più di mezzo secolo fa
poi ho perfino abiurato
ritornare nel niente da dove siamo partiti
e il non lasciare la minima traccia
della nostra esistenza
era il sogno

 

275.

eravamo stalinisti perché stalin rappresentava
il nemico implacabile di tutti i nostri nemici
poi mi accorsi di non avere più nemici
attenagliati dall’angoscia continuavamo a sperare
in un futuro meno vecchio
appiccando manifesti inneggiando a libertà sconsiderate
le case si richiudevano
e le vacine rimanevano spalancate

 

308.

quando mussolini a piazza venezia urlando dal bancone
provocava deliri e orgasmi collettivi
quando il papa benedicente provoca
delirio religioso e orgasmi mistici a piazza san pietro
spasimano l’orgasmi di gruppo
siamo più o meno tutti fascisti
è necessaria una critica spietata verso noi stessi
per liberarci da questo cancro che ci divora