Giorno: 22 aprile 2012

Fuori di testo (nr. 15)

Fiori di lana

Un hard disk pieno di poesie
non vale nulla se non ci sei tu
ti prendo ti porto via da qui
in un posto dove non cresce l’addio

Supererai o supereroi
ancora non è chiaro il limite
fiore che fai?
ore che mai
trascorreranno in pace senza che
qualcuno le dominerà

Alberi di prosa e nostalgia
e un’antenna che trasmette solo te
ti canto proteggo l’armonia
come l’acqua dentro a un fiume scorri via

La clessidra volge al finire
la sabbia mi ricorda l’estate
con la camicia a fiori
e la giacca di lana
copriamo la stagione che noi due
capimmo soltanto poi

 

 

 

Colapesce
(da “Colapesce”, 2010)

 

Enzensberger e la figlia del macellaio

Una modesta proposta per difendere la gioventù dalle opere di poesia

Così Hans Magnus Enzensberger intitolava nel 1977, su “Tintenfisch” la sua requisitoria contro “il lavoro forzato” dell’interpretazione nell’insegnamento della letteratura. Il brano fu tradotto in italiano da Alfonso Berardinelli l’anno successivo, per i “Quaderni piacentini” e si trovò, come ricorda Stefano Benni, al centro di un dibattito molto acceso. Per anni l’autore tedesco fu associato immediatamente all’episodio  tramandato come “la figlia del macellaio”. Ricordo ancora che proprio “La figlia del macellaio” si intitolava un’intervista a Enzensberger mandata in onda su Radio 3 il 9 maggio 1993, intervista della quale conservo gelosamente una registrazione su audiocassetta (la registrazione è di pessima qualità, ma questo dipende dalla proverbiale imperizia di colei che ricorda). L’attacco del brano di Enzensberger, che ripropongo qui nella traduzione italiana e nell’originale tedesco, conserva, a distanza di trentacinque anni, la sua efficacia.

“Sono passato poco fa nella macelleria qui all’angolo per comprare  una bistecca. Il negozio è strapieno di gente, ma la moglie del macellaio, appena mi vede,  posa il coltello sul bancone, va alla cassa, tira fuori un foglio di carta e mi chiede se è roba mia. Io do un’occhiata al testo e confesso immediatamente la mia colpevolezza.

È la prima volta che la signora della macelleria mi lancia uno sguardo per così dire di fuoco. Fra i mormorii degli altri clienti viene in chiaro quanto segue.

Senza averne avuto il minimo sospetto, io sono intervenuto nella vita della figlia del macellaio che si sta preparando all’esame di maturità. L’insegnante di tedesco le ha messo davanti una poesia che avevo scritto molti anni fa con l’invito a mettere nero su bianco qualcosa in proposito. Risultato: un bel quattro, pianti e scenate a casa del macellaio, questi sguardi accusatori che mi trapassano letteralmente da parte a parte e, per concludere, una bistecca più dura del solito nel mio piatto”.

(Hans Magnus Enzensberger, Una modesta proposta per difendere la gioventù dalle opere di poesia, in “Quaderni piacentini”,  1978, 66-67, 140)

„Kürzlich betrete ich die Metzgerei an der Ecke, es ist Freitag nachmittag, um ein Rump­steak zu kaufen. Die Leute drängeln sich im Laden, aber die Frau des Meisters läßt, kaum daß sie mich erblickt hat, das Messer fallen, holt aus der Schublade an der Kasse ein Stück Papier hervor und fragt mich, ob das von mir sei. Ich sehe mir den Text an und bin sofort geständig.

Es ist das erstemal, daß mir die Metz­gersfrau etwas zuwirft, was ich als einen flammenden Blick bezeichnen möchte. Unter dem Murren der anderen Kunden stellt sich folgendes heraus.

Ich habe, ohne etwas davon zu ahnen, in das Leben der Metzgerstochter eingegrif­fen, die kurz vor dem Abitur steht. Man hat ihr im Deutschunterricht irgendein Gedicht vorge­setzt, das ich vor vielen Jahren schrieb, und sie aufgefordert, etwas dar­über zu Papier zu brin­gen. Das Resultat: eine blanke Vier, Tränen, Krach in meines Metzgers Bungalow, vor­wurfsvolle Blicke, die mich förmlich durch­bohren, ein zähes Rumpsteak in meiner Pfanne.“

(Hans Magnus Enzensberger, Ein bescheidener Vorschlag zum Schutz der Jugend vor den Erzeugnissen der Poesie, dall‘antologia „Tintenfisch“, a cura di Klaus Wagenbach, Wagenbach, Berlin 1977).