Giorno: 16 aprile 2012

Alessandro Zannoni – le cose di cui sono capace

Alessandro Zannoni – Le cose di cui sono capace – ed. Perdisa Pop 2011

Esistono storie che calcano la biografia dell’autore, ne esistono altre che si muovono nei confini rassicuranti e ben definiti dei luoghi dove lo scrittore vive, ne esistono altre ancora: storie che sono belle solo per il gusto di esserlo, storie perché sono “storie”. Inventate e, soprattutto, ambientate in posti dove l’autore non vive, anzi in un territorio distante migliaia di chilometri dalla sua casa. Questo succede in “Le cose di cui sono capace”; succede che stando in Liguria si possa scrivere un romanzo ambientato nel Texas più selvaggio, quello dei libri di Joe R. Lansdale, per intenderci. Il nostro protagonista è lo sceriffo Nick Corey (all’anagrafe Nicola Coretti), vive in una piccola cittadina del Texas, cittadina che odia almeno quanto ha odiato suo padre, e le due cose sono collegate, irrimediabilmente. Nick non è un santo, è la somma delle sue debolezze, delle sue delusioni, le passioni, le rinunce e gli amori finiti o mancati. O scappati. Nick non è gentile con i delinquenti, ma sa distinguere tra un assassino e un ubriacone, tra un topo di fogna e un ladruncolo. Redime i piccoli criminali a modo suo “divertendosi”, gli altri li sbatte dentro. Appena può, Nick, per togliersi di dosso la polvere del deserto, la puzza di vacche e la nostalgia: beve. Si ubriaca e bestemmia come se piovesse. Ma Nick è un brav’uomo, onesto a modo suo. In questo racconto che ha il buon sapore della frontiera americana, quella roba che hanno soltanto loro, dovrà fare i conti con della brutta gente per aiutare Rudy, il suo amico, nei guai fino al collo. Qui entra in ballo la limpidezza dell’amicizia che sovverte tutto, nel Texas (e in qualunque posto che si rispetti) si può rischiare la vita per salvare un amico, perché ci sono delle cose che non hanno prezzo da qualunque parallelo le si racconti. Alessandro Zannoni scrive in maniera cruda, potente, non risparmia il lettore. Molti dialoghi sono bellissimi e, capita, ogni tanto di sentire la voce dei protagonisti, nitida, distinta. Come se ti piovesse una bestemmia in casa. Un libro vivo, divertente, dissacrante, un omaggio alla letteratura americana di frontiera, che molti di noi hanno amato e che amano. Un regalo per chi leggerà. “Bugiardo è l’esempio perfetto. Mai dare del bugiardo a qualcuno di qui – se la prenderebbe meno se gli diceste gran figlio di puttana imparentato coi negri – è come mettere in dubbio tutta la sua vita, la famiglia, gli antenati, la reputazione e checazzonesò d’altro. Gli si chiudono proprio tutte le vene, alla gente del posto, e non ne ho mai capito il motivo.”

Gianni Montieri