Giorno: 13 aprile 2012

Franz Krauspenhaar – effekappa

Franz Krauspenhaar – effekappa – ed. zona – 2011

Eccolo Franz: il poeta, lo scrittore, l’uomo. Eccolo con una raccolta di poesie che è la certificazione della solitudine, il prenderne coscienza e raccontarla. Le poesie di Krauspenhaar, in generale, ma queste in particolare sono irruente, violente, senza sconti, senza risparmi di parole. Sono un fiume in piena, sono testimoni di un’irrinunciabile malinconia e (mai prive) d’ironia. Mi sono domandato leggendo questi testi se sia vero quel che nota Cristina Annino in prefazione; ovvero che l’Io di Franz  sia il grande protagonista di questa raccolta. Credo di no, certo il poeta riversa sulla pagina tutto se stesso, non si mette mai da parte, ma se in questa sua forte presenza il lettore si riconosce, allora non ci troviamo più soltanto davanti all’Io ma a noi stessi. Leggere Franz Krauspenhaar è come bere un lungo caffè con lui, o una birra, e parlare di tutto: dal male di vivere  al trash degli anni ’80, litigare sul calcio o su un film. Leggerlo è star dentro la vita. “Agitato dentro come yogurt o maracas / con o senza la esse, come una serpe / prima del pasto; mi sentivo all’esame finale, / che per la prima volta sapevo. Dimmi un po’ cosa, c’è / di meno utile alla vita oltre vivere? Mi sono sentito / morto più di dieci anni fa, urlavo per la casa / con una bottiglia di birra in mano, contro / i miei morti e i loro fantasmi: come in ritirata veloce / il fante di cuori esploso. Dimmi un po’ cosa ci fai / di un titolo, di un’idea, di uno spunto, se dovrai / farla breve all’ultimo minuto? Questa che tocchi / è la tua pelle indurita, non puoi neanche scuoiarla / ed agitarla fuori dalla porta come bandiera. / Tornando poco fa dal tabaccaio incontro uno, / giorni fa fece finta di non vedermi: gli vado / incontro da amico, gli stringo forte / la mano sorrido. Ogni minuto è prezioso, / l’indifferenza vale solo per chi ha tempo.” L’andamento, il modo in cui l’autore stende i versi, soprattutto, le chiuse di molti testi, tutto ricorda la poesia nord americana del secondo novecento. Scene domestiche o, comunque, di vita quotidiana servono a dire del dolore, dei cattivi umori, delle malattie, dell’amore, dei ricordi. La famiglia e poi Kafka, Pasolini, Gainsbourg, Di Bartolomei e Kempes, il dado Knorr. Quello che sta nella testa di Krauspenhaar almeno  una volta è stato nelle nostre teste e certe cose quando passano segnano per sempre. Il poeta ammette la solitudine e ci fa una domanda: chi è disposto ad ammettere la propria? Una lettura intensa questo libro, per niente facile da digerire e da dimenticare ed è giusto così. “Non c’è che una solitudine, una sola. / Attraversa le braccia della giacca, / si posa sulla cenere della sigaretta, / atterra sui capelli tra la pioggia e / si stanca delle scarpe, delle mani / strette, e si acciglia per il bianco / sparato della neve, il blitz del tempo / in un inverno che non ha mai fine, / fino a una primavera che non vedi.”

Gianni Montieri

Il nuovo credo

Credo nel dribbling, nel passaggio laterale,
nel colpo di tacco, nel “sombrero”, nella
“bicicletta”, nello stop di petto e nella
rovesciata, nel tiro al volo all’incrocio
dei pali; credo in San Blatter, in San Rimet
ora pronobis, in Sanbittér, in San Pelè
Edson Arantes do Nascimento, credo
in San Diego Armando Maradona, credo
in San Johan Cruijff, in San Gianni Rivera,
credo nel profeta Zinedine Zidane, credo
nell’illuminismo di Michel Platini, credo
nel protestantesimo di Neeskens, in papa
Franz Beckenbauer kaiser di tutte le guerre
di religione, credo nei Freikoerper di Gerd
Mueller, credo in Ameri, Ciotti, Bortoluzzi,
credo in Pulici, in Sivori, in Paolo Rossi,
credo in Cristiano Ronaldo, in Andrade,
in Garrincha, in Vavà, in Junior, in Zico,
credo nella filosofia di Wolfgang Overath
e nella volontà di potenza di Rummenigge,
credo nell’eleganza di Jogi Loew, nel fado
di Mourinho, nella follia althusseriana
di George Best, credo nel suicidio del caro
Di Bartolomei, nella chioma dittatoriale
di Mario Kempes, nella Barilla di Falcao,
credo nel calcio, nella magia insensata,
in questo gioco per bimbi devastati
dalla violenza, in questo lurido cortile
che è stato il nostro campo per anni,
prima che fossimo presi al monte di pietà,
e rivenduti sul mercato d’una vita espulsa.