Giorno: 6 aprile 2012

Poeti italiani nati negli anni ’80 – per una prima ricognizione

Poeti italiani nati negli anni ’80 – per una prima ricognizione

[Con questo catalogo si intende fornire una prima ricognizione, che non abbia pretesa normativa né canonica, dei poeti italiani degli ultimi anni, in particolare di quanti, tra loro, sono nati negli anni ’80. Nessuna norma antologica guida la scelta dei nomi, né tanto meno di “linea”. Non si è affatto tenuto conto del gusto di chi sceglie, cercando di non reiterare quel processo messo in atto dall’antologia di Loi-Rondoni, che, unanimemente, in questo blog, consideriamo un pretesto poco affine con la critica letteraria, e un lavoro poco condivisibile. Il valore di questo post vuole essere esclusivamente strumentale. Ci saranno “dimenticanze”, “trascuratezze”, alcune volontarie e deresponsabilizzanti, altre esclusivamente dovute a poca chiarezza sul lavoro dei nati negli anni ’80 in Italia. L’unico criterio che si è approssimativamente tenuto in considerazione è il rapporto tra le pubblicazioni di questi autori su blog come Nazione Indiana, Poetarum Silva, La poesia e lo spirito, La dimora del tempo sospeso, Absolutepoetry, Imperfetta Ellisse e Blanc de ta nuque, la loro presenza su riviste quali Il Verri, Poesia, Poeti e Poesia, Nuovi Argomenti, L’Ulisse e la loro partecipazione ad eventi critici e manifestazioni poetiche. Siamo  sempre disponibili ad un arricchimento e ad integrazioni, meno a tagli e a censure. Cliccando su ciascun nome si accederà ad una scelta online delle loro scritture.

@Poetarum Silva. TMP]

Marco Aragno (1986)


Maria Sole Ariot (1981)

Dina Basso (1988)

Marco Bini (1984)



Maria Borio (1985)


Giuseppe Carracchia (1988)


Giovanni Catalano (1982)


Alessandra Cava (1984)


Agostino Cornali (1981)


Sergio Costa (1984)


Carlo Cuppini (1980)


Chiara Daino (1981)


Sara Davidovics (1981)


Alessandro De Francesco (1981)


Valentina De Lisi (1983)


Tommaso Di Dio (1982)


Flavio Ferraro (1984)


Alessandra Frison (1985)


Gabriele Gabbia (1981)


Jacopo Galimberti (1981)


Carmen Gallo (1983)


Alessandro Giammei (1988)


Valerio Grutt (1983)


Domenico Ingenito (1982)


Domenico Lombardini (1980)


Lorenzo Mari (1984)


Luciano Mazziotta (1984)


Simona Menicocci (1985)


Luca Minola (1985)


Davide Nota (1981)


Giuseppe Nava (1981)


Fabio Orecchini (1981)


Michele Ortore (1987)


Greta Rosso (1982)


Anna Ruotolo (1985)


Giulia Rusconi (1984)


Ivan Schiavone (1983)


Francesco Terzago (1986)


Fabio Teti (1985)

Sarajevo 6 aprile 1992

Il 5 aprile del 1992 durante una manifestazione contro la guerra,  cecchini serbi spararono sulla folla che sfilava sul ponte di Vrbanja e uccisero Suada Dilberović e Olga Sučić. Il giorno dopo Sarajevo era dichiaratamente sotto assedio. Il ponte di Vrbanja divenne teatro di tante altre morti e la frase “Pazite Snajper!” (attenti ai cecchini)  entrò nel lessico comune. L’occidente fece finta di non vedere la tragedia che si stava realizzando, lasciando che sotto gli occhi di tutti si aprisse una ferita insanabile nel cuore di un’Europa che appena stava formandosi. Quell’assedio, tristemente ricordato come il più lungo dell’era moderna, si concluse infatti il 26 febbraio del 1996 ed è costato circa 12000 morti.
Nella notte tra il 25 e 26 agosto del1992 fu bombardata la biblioteca nazionale.  Solo un decimo dell’intero patrimonio librario conservato, si salvò dalle fiamme.

Testimone diretto di quella tragedia fu il poeta bosniaco Abdulah Sidran, conosciuto anche come lo sceneggiatore dei primi film di Emir Kusturica. (Ti ricordi di Dolly Bell e Papà è in viaggio d’affari)

L’anima della nostra città

Si che c’è la guerra,
ma gli uccelli devono volare,
l’erba deve crescere,
si deve respirare l’aria
I lavori devono effettuarsi uno per uno,
come è normale –
Come se ci fosse la pace

E così si è riunita, nella nostra città,
la presidenza di guerra della nostra squadra di calcio
Che porta lo stesso nome della città

Perchè, anche con la guerra,
le cose devono essere portate avanti
il sangue deve scorrere nelle vene,
si devono porre le questioni,
e si deve, per ognuna di esse,
tentare di dare una risposta.

In guerra e in pace, questione di peso
quale effigie va attaccata al muro?

Non si tratta, lo capisce anche un bambino,
di mettere sul muro un cravattino.

Un membro della direzione, uomo di vecchio stampo
si sovviene del defunto maresciallo.

E qui il presidente si limita a chiedere:
– Era buono per il popolo il nostro maresciallo Tito?

– Buono eccome, -convennero i presenti
– C’è qualcuno al quale non andava bene?
– C’è fratello, non si può negare

Un membro della direzione, uomo di animo buono,
sottopose allora il nome di Alija.

– E’ stato buono per il popolo il nostro Presidente Alijo?
– C’è qualcuno a cui non andava bene?

– Se la guardi, da ogni punto di vista,
qualche carenza anche qui ti resta

Dalla vetrina, dal vetro sottile,
Dal paradiso, fuori del nostro inferno,

Incorniciato, come fosse nuovo,
li guardava la fotografia di Asim.

E il muro appena imbiancato, attende
quello che decideranno oggi – varrà per sempre.

Democraticamente, e al tempo stesso con efficacia
ha posto la questione in modo perfettamente chiaro

Hamo Granov, la testa migliore del gruppo,
indicando col dito la vetrina:

– C’è forse qualcuno al mondo
al quale non ha fatto bene
al quale abbia fatto qualche torto
al quale non abbia dato il suo cuore intero.

Nella vita di ogni giorno, proprio come ora
Ferhatovic Hase, l’anima della nostra città?

L’assemblea ha deciso con salda deliberazione:
uno così non si trova neppure sotto la pietra!

Tutto il resto è metodo invecchiato:
basta parole – il pittore sia chiamato

Abdulah Sidran
(trad di Silvio Ferrari)