My Generation – Stefania Crozzoletti

Non può esserci che la fine del mondo, andando più avanti
(Arthur Rimbaud, Illuminazioni)

I hope I die before I get old
(The Who, My Generation)

Feroce, arrabbiato, politicamente scorretto. Ma con un grande talento. Songwriter prolifico e geniale, musicista dotato di tecnica e di cuore. Secondo i critici, il migliore della sua generazione. Sapeva comunicare la rabbia, la nausea, la violenza dei tempi. Sapeva anche commuovere, incidere profondamente nell’animo di chi lo ascoltava. La sua voce e la sua musica catturavano con armi diverse: il furore, la dolcezza, lo sdegno, la commozione.

Non era un fenomeno commerciale, questo è certo. Aveva fans in tutti i continenti, ma non era un artista dai grandi numeri. Nonostante avesse ricevuto ricche offerte da alcune major, che promettevano il “grande salto” nel rutilante mondo del rock, sventolandogli davanti al naso denari a profusione, egli aveva sempre rifiutato. Era rimasto fedele alla sua vecchia etichetta indipendente. Insomma, era un duro e puro. Picchiava, di tanto in tanto, giornalisti e fotografi invadenti, mandava a quel paese i discografici più influenti, gli era anche capitato di vomitare sul pubblico ai concerti, di approfittare della disponibilità di qualche groupie, era stato in prigione due o tre volte. Era spesso ubriaco e non aveva mai negato di far uso di sostanze stupefacenti. Il prototipo della rockstar dannata, ma a suo modo onesta: non era interessato alla ricchezza, alla fama. Viveva in un piccolo appartamento, mangiava poco e male. Non aveva idea di quanto denaro guadagnasse, spesso regalava soldi agli amici – veri e falsi – e alle fidanzate di turno. Nel giro si diceva che il suo amico-manager lo stesse fregando. Un puro, sì, con la testa altrove. Nella sua categoria, quasi un santo.
Arrivato alla soglia dei quarant’anni, durante una retata della polizia si fece beccare mentre stava acquistando droga, molta. Il giudice, questa volta, non decise di mandarlo in prigione, ma di affidarlo a una comunità terapeutica. Bestemmiando, andò. Non voleva “guarire”, a che pro? E poi, lui non si sentiva malato. Malato era il mondo, agonizzante e senza speranza, lui doveva solo andare da qui a lì, attraversando la vita, nell’unico modo che conosceva. Ma andò, non aveva scelta.
Nel centro di ascolto della comunità incontrò l’Angelo, una volontaria. Donna nobile d’animo e di stirpe, irradiava buoni propositi e grandi ideali. L’Angelo catturò con occhi luminosi e carattere fermo il cinico che, nero come la pece, nella sua vita non aveva fatto altro che coltivare il suo inferno, l’inferno di tutti.

L’Angelo lo accompagnò in un percorso di redenzione totale, fino all’altare. Il musicista dannato sposò l’Angelo e la Causa, la convinzione di poter consegnare al mondo un futuro migliore. E con gli ideali arrivò la consapevolezza di avere afferrato la verità assoluta, da spiegare alla gente. Paladino dell’ambiente, della giustizia, della solidarietà. Sano di corpo e di mente, iniziò la sua opera di evangelizzazione, con la sua musica e le sue parole. Aveva sposato la Causa, ora il suo compito era quello di diffondere il Verbo.
L’Angelo lo seguiva ovunque, lui si sentiva forte, sicuro. Se ne andava in giro suonando e predicando, rilasciando interviste a giornalisti che non menava più, sorridendo ai potenti che si dichiaravano disponibili a supportare le sue idee. Arrivarono quattro figli, uno dopo l’altro, una casa in campagna con azienda agricola e studio di registrazione annessi. Arrivarono contratti discografici importanti, soldi e fama di massa a livello planetario. Arrivarono i concertoni benefici, i sermoni televisivi. Anche un libro di poesie, seguito da un film e da un romanzo.

Alcuni degli ammiratori che fedelmente lo avevano seguito fin dagli esordi chiamarono questa trasformazione “normalizzazione”, altri “allineamento”, i più arrabbiati la definirono “prostituzione”. Solo una sparuta minoranza degli estimatori di vecchia data vedeva il mutamento come una naturale evoluzione. Ma tutto questo aveva poca importanza: per ogni fan deluso che se ne andava ne arrivavano migliaia di nuovi. Tuonando con veemenza contro le multinazionali e il capitalismo, condannando i poteri che affossano i deboli, si era comodamente inserito nel sistema. Ancora, come un tempo, non gli importavano i soldi (qualcuno, d’altra parte, se ne occupava al suo posto, e comunque ne guadagnava a palate), semplicemente se li godeva. Si sentiva necessario all’umanità, aveva un ruolo importante, lui, aveva compreso e ora doveva educare la gente comune. Un illuminato, insomma, con un destino segnato.

Lei, la nobile d’animo e di stirpe, era sempre più bella. Gli occhi brillavano ancora, soprattutto quando rimirava con il suo uomo adorante i vigneti che circondavano la splendida casa di campagna.
In un pomeriggio di una primavera tiepida e senza pensieri, se non quelli per le sorti mondiali e la fame nel mondo, fu organizzata un’intervista nella tenuta della famiglia socialmente impegnata. La troupe televisiva iniziò a riprendere interni ed esterni; la scena del picnic all’ombra degli alberi da frutto fu decisamente indovinata: informale quanto basta, efficace a livello di comunicazione.

Il nostro eroe moderno, imbracciata una chitarra acustica, si mise a suonare vecchi classici degli anni sessanta. I quattro figli cantavano con lui, battendo le mani, la troupe registrava. L’Angelo ascoltava in silenzio, sorridendo. Poi si allontanò, verso una siepe poco lontana, nascosta da un albero.
– Sire, eccomi.
– Buongiorno Angelo, tutto bene?
– Tutto bene, grazie.
– E allora?
– Tra un po’ uscirà la sua biografia, scritta da uno scrittore famoso… uhm, non ricordo il nome… la sua ultima canzone, dedicata a me e ai nostri figli, è prima in classifica. Che altro? Ha dato il consenso per la realizzazione di un tribute album da parte di artisti emergenti, sono diritti a palate. Stiamo seguendo un progetto per l’Africa, è stato dato grande risalto sui media. Ah, il mese scorso ha cantato con il Tenore. Un concerto fantastico, lo stadio era stracolmo, un grandissimo successo! Gioca a calcio per beneficenza. E a proposito di calcio, ha pure scritto l’inno della Nazionale per i prossimi mondiali. La Causa l’ha trasformato! Qualche vizio è rimasto, ho pensato fosse meglio così: con qualche segreto si può sempre… come dire… ricattare… nel caso…
– Molto bene, Angelo.
– Sire…
– Sì?
– E adesso?
– E adesso niente. Ci siamo riusciti. Ora, non c’è tempo da perdere, trovane un altro, un’altra. Servono finti oppositori. Con questi sembriamo… come dire… democratici. Altri ancora, pesca in tutte le categorie. Tutti hanno un prezzo. In più, questi cretini fanno girare l’economia, la nostra intendo.
– Sire, ingabbiare quest’uomo non è stato faticoso, ho dovuto affrontare casi ben più difficili, in passato.
– Sei brava, tu… altri, Angelo, poi altri ancora… non ne deve rimanere uno sulla faccia della terra. I coerenti ci rovinano la piazza. Ora vado. Ciao Angelo…
– A presto, Sire…

Più in là, il redento sorrideva alla telecamera.

Stefania Crozzoletti, inedito2012

5 comments

  1. Smaschera l’ipocrisia di molte attuali rock stars mondiali… tutti fagocitati dal sistema… superfluo fare i nomi, ma non sarebbe superfluo citare le migliaia e migliaia di “sinistri” che gli vanno pure appresso… miopi e stolti. Molto ben fatto, Stefania…

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  2. Grazie Fiorella e Gino.
    Musicisti, scrittori, poeti, “personalità” (?) della cultura, della politica, comici, attori, registi… persone alle quali viene assegnata la “parte” di critici del sistema che li nutre. E’ una vecchia storia…
    un abbraccio
    Stefania

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  3. Quasi una parabola… e non a caso viene da Stefania, che di musica ne sa parecchio.
    Grazie.

    Francesco t.

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