Giorno: 23 marzo 2012

Billy Collins – Osso Buco

Osso Buco

I love the sound of the bone against the plate
and the fortress-like look of it
lying before me in a moat of risotto,
the meat soft as the leg of an angel
who has lived a purely airborne existence.
And best of all, the secret marrow,
the invaded privacy of the animal
prized out with a knife and swallowed down
with cold, exhilarating wine.

I am swaying now in the hour after dinner,
a citizen tilted back on his chair,
a creature with a full stomach –
something you don’t hear much about in poetry,
that sanctuary of hunger and deprivation.
You know: the driving rain, the boots by the door,
small birds searching for berries in winter.

But tonight, the lion of contentment
has placed a warm heavy paw on my chest,
and I can only close my eyes and listen
to the drums of woe throbbing in the distance
and the sound of my wife’s laughter
on the telephone in the next room,
the woman who cooked the savory osso buco,
who pointed to show the butcher the ones she wanted.
She who talks to her faraway friend
while I linger here at the table
with a hot, companionable cup of tea,
feeling like one of the friendly natives,
a reliable guide, maybe even the chief’s favorite son.

Somewhere, a man is crawling up a rocky hillside
on bleeding knees and palms, an Irish penitent
carrying the stone of the world in his stomach;
and elsewhere people of all nations stare
at one another across a long, empty table.

But here, the candles give off their warm glow,
the same light that Shakespeare and Izaac Walton wrote by,
the light that lit and shadowed the faces of history.
Only now it plays on the blue plates,
the crumpled napkins, the crossed knife and fork.

In a while, one of us will go up to bed
and the other will follow.
Then we will slip below the surface of the night
into miles of water, drifting down and down
to the dark, soundless bottom
until the weight of dreams pulls us lower still,
below the shale and layered rock,
beneath the strata of hunger and pleasure,
into the broken bones of the earth itself,
into the marrow of the only place we know.

Ossobuco

Adoro il suono che fa l’osso contro il piatto
che come una fortezza
giace sotto di me in un fossato di risotto,
la carne tenera quanto la coscia di un angelo
che ha vissuto un’intera esistenza in volo.
E, soprattutto, il midollo segreto,
l’intimità invasa dell’animale
estratta con un coltello e buttata giù
con un vino fresco e inebriante.

E adesso, dopo cena, dondolo,
un cittadino inclinato all’indietro sulla sedia,
una creatura con uno stomaco pieno –
qualcosa di cui non si sente molto in poesia,
quel santuario di fame e privazioni.
Sai: pioggia battente, stivali alla porta,
piccoli uccelli che in pieno inverno vanno in cerca di bacche.

Ma stasera, il leone dell’appagamento
ha poggiato una zampa calda e pesante sul mio petto
e posso solo chiudere gli occhi e ascoltare
i tamburi del dolore che battono in lontananza
e il suono della risata di mia moglie
al telefono nella stanza accanto,
la donna che ha cucinato quell’appetitoso ossobuco,
che lo ha indicato per dire al macellaio quale voleva.
La donna che parla con la sua amica lontana
mentre io mi attardo a tavola
con un’amichevole tazza di tè caldo,
sentendomi uno di quegli indigeni cordiali,
una guida affidabile, forse persino il figlio preferito del capo.

Da qualche parte, un uomo sta scalando a fatica il fianco di una collina rocciosa,
i palmi e le ginocchia sanguinanti, un penitente irlandese
che trascina la pietra del mondo nel suo stomaco;
e da qualche altra parte i popoli di tutte le nazioni stanno a guardarsi
uno di fronte all’altro, seduti a un lungo tavolo vuoto.

Ma qui, le candele emettono una luce così calda,
la stessa luce alla quale scrivevano Shakespeare e Izaac Walton.
la luce che ha illuminato e fatto ombra sui volti della storia.
Solo che adesso si posa sui piatti azzurri,
i tovaglioli sgualciti, coltello e forchetta incrociati.

Tra poco, uno di noi andrà a letto di sopra
e l’altro lo seguirà.
Allora scivoleremo sotto la superficie della notte
per miglia d’acqua, alla deriva, giù
verso il fondo buio, silenzioso
sino a quando il peso dei sogni ci tirerà ancora più giù,
sotto l’argilla e la roccia stratificata,
sotto gli strati della fame e del piacere,
nelle ossa rotte della terra stessa,
dentro il midollo del solo luogo che conosciamo.

 

 

Traduzione di Giovanni Catalano.