Giorno: 11 marzo 2012

Fuori di testo (nr. 9)

Canto del telaio del cielo

Impassibilmente
il ghiro riposa
non serve una scusa
lo fa abitualmente
è tutto l’inverno che aspetto
la bella stagione
ed ora è vicina
ti scopri mi chiami
fermiamo la ruota
mi chiedi
ne ho voglia
e il ghiro si sveglia

Tessere una tela infinita e circolare
sospesi assieme in aria
senza parole
tutto quel che occorre
l’ho imparato dai tuoi sensi
perdona se non sono quello che pensi

E comodamente
distesi sull’erba
giochiamo a dividere
il corpo e la mente
la lucciola illumina
il gufo fa il gufo
la volpe fa finta di essere stufa
e noi rotoliamo in un letto di paglia
e il ghiro si sveglia

Tessere una tela infinita e circolare
sospesi assieme in aria
ma senza volare
tutto quel che ho
io l’ho rubato al tuo passato
perdonami se è stato quello che è stato

 

 

Acustimantico
(da “Acustimantico”, 1995 – Testo di Danilo Selvaggi)

Tra le righe n. 9: Eduard Mörike, Nostalgia

Eduard Mörike

Tra le righe n. 9: Eduard Mörike, Nostalgia

la traduzione è nella sua essenza plurale etica dell’ascolto

Antoine Berman[i]

Eduard Mörike

Heimweh

Anders wird die Welt mit jedem Schritt,
Den ich weiter von der Liebsten mache;
Mein Herz, das will nicht weiter mit.
Hier scheint die Sonne kalt ins Land,
Hier deucht mir alles unbekannt,
Sogar die Blumen am Bache!
Hat jede Sache
So fremd eine Miene, so falsch ein Gesicht.
Das Bächlein murmelt wohl und spricht:
Armer Knabe, komm bei mir vorüber,
Siehst auch hier Vergißmeinnicht. –
Ja, die sind schön an jedem Ort,
Aber nicht wie dort.
Fort, nur fort!
Die Augen gehn mir über!

(da: Eduard Mörike, Die schönsten Gedichte. Ausgewählt von Hermann Hesse, Insel Verlag, Frankfurt am Main und Leipzig 1999, 43)

Nostalgia

Si tramuta il mondo ad ogni passo
che dall’amata mi allontana.
Non mi vuole più seguire il cuore.
Freddo brilla il sole alla campagna;
ogni cosa qui mi sembra ignota,
anche i fiori al margine dell’acqua,
tanto estraneo m’appare il mondo,
mi offre tanto mendace un volto.
Pure mormora il ruscello e dice:
Passami accanto, povero fanciullo,
guarda i miei non-ti-scordar-di-me! –
Belli fioriscono in ogni luogo,
belli, ma non come laggiù…
Avanti, dunque, avanti!
Gli occhi m’inonda il pianto.

(traduzione di Cristina Campo, in: Cristina Campo,  La tigre assenza, Adelphi, Milano 1991, 68)

Nostalgia

Diverso si rivela ad ogni passo questo mondo,
che dall’amore mio mi tien lontano;
si rifiuta il mio cuore d’avanzare.
Freddo qui sopra i campi brilla il sole,
tutto qui si rivela essermi estraneo,
perfino i fiorellini sulla sponda!
Ogni cosa ha
un aspetto sconosciuto, un’apparenza falsa.
Il ruscelletto mormora e mi dice:
avvicinati a me, caro fanciullo,
scorgi anche qui non-ti-scordar-di-me!
– È vero sì, son pur belli dovunque,
ma non come laggiù.
Via, voglio andare via!
Di lacrime straripano i miei occhi!

(traduzione di Liliana Cutino, in Eduard Mörike, Poesie, traduzioni di Enrico De Angelis e Liliana Cutino. Con un’appendice di Diego Valeri, “Jacques e i suoi quaderni”, 22, Pisa 1994, 53)


[i] Berman, linguista francese, traduttore dall’inglese, dallo spagnolo e dal tedesco, saggista e teorico della traduzione, è menzionato da Maria Luisa Vezzali a p. 8 del suo Editoriale al volume di “Materiali” (pubblicazione semestrale della Bottega dell’Elefante), pubblicato nel dicembre 2007 con il titolo La soglia sull’altro. I nuovi compiti del traduttore.