Giorno: 10 marzo 2012

Marco Annicchiarico – poesie (silloge finalista Premio Penna 2011)

Nel nome del padre

La chiesa della prima comunione
e fuori gli alberi, a cambiare il colore
tra le ostie dissacrate
e il vino, per noi versato.
Il prete, sepolto dietro l’ulivo
del convento, ha lasciato le impronte
sull’altare dei miei anni,
mentre il suo Cristo
a denti stretti taceva ogni male.

È la chiesa dei Caputi, quella
di quando da bambino
sognavo storie di fantasmi,
scheletri e messe nere.
Era il tempo della mietitura,
delle ristocce accese e di quelle cose
che ancora non sapevo,
quando il mio cristo
pronunciato a denti stretti
nel buio faceva quasi male.

***

 

Essere

Essere
…………una parola
pronunciata male
dalla tua bocca
per essere
…………….ripetuta
prima che arrivi la sera
dei vicoli
e delle luci accese
di finestre schiuse
e rumori lontani.

Essere.

E in una parola
trovare la forma.

***

Terra

Giungere a Itaca
o anche solo al confine,
con la barba degli anni
e le mani segnate.
Sia rosso il sangue e il vino
che ancora manca
da bere a labbra stanche
in attesa di riposo.
Hai visto?
Fuori piove.
E il lampo è un segno,
la stella cometa da seguire
per rientrare nella nostra terra.

***

Nero

La scritta viva il duce
accanto al cartello
che comunica l’attivazione
dei centri estivi per bambini
dà il colore
a un muro scrostato di borgata.
Qui, Roma, ha dimenticato l’eterno.
Lungo la strada,
distratti dai discorsi del viaggio,
i tuoi figli, il lavoro e le liberatorie firmate
al primo maggio,
le antenne sui tetti delle case
diventano mani tese,
un salutare che va di moda.
Da San Giovanni a Tiburtina
il ritorno è sempre un viaggio
e la distanza è solo una breccia momentanea
in una città richiusa su sé stessa.

*** 

Fiori viola

Ci sono fiori viola sul balcone,
l’ho notato questa mattina.
Il sole disegna ancora le loro ombre
sulle piastrelle e alcune formiche si fermano sull’orlo,
come se in quel momento fossero arrivate
al limite del mondo.
“Dovresti pulire tutti i giorni il balcone”
mi hanno detto.
“Sì”, ho detto.
Forse dovrei pulire tutti i giorni il balcone.
Ma le formiche non danno fastidio
e nemmeno i fiori che restano a terra.
A dare fastidio sono le ombre,
il riflesso che viene deviato dal vetro.
La chiamano Primavera
e con questa scusa hanno tagliato gli alberi.
Prima, allungando la mano,
potevi accarezzare le foglie.
Ora, quella mano resta sospesa
a tagliare l’aria, con un gesto
che non sa capire.
Dicono che il prossimo anno
saranno di nuovo in fiore,
saranno di nuovo da guardare.
Io intanto lascio chiuso il balcone.
Perché adesso sono riflessi e ombre
che non dicono niente,
come quel gesto.

***

Linea 52

I sedili di una volta,
quelli,
ancora reggono
le parole
e i chili di troppo.

Quelli giovani
di oggi,
sono più insofferenti
al peso e all’età.

Generano pensieri
scomodi.

Seguono la moda
che ci vuole
alti e snelli.

Io già son tagliato
fuori,
figuriamoci dentro.

***

Rosa

Il rosa di quando
tu dormi
dandomi le spalle,
nella penombra
scompare d’un tratto.
Resta il respiro
e una mano
che dal cuscino
cade,
come a voler raccogliere
una rosa
o riprendere un sogno
ancora da finire.

***

Via Bligny numero zero

Penseranno, guardando questa lettera,
che ho dimenticato un numero
nella fretta, distratto
da chissà che cosa. Forse qualcuno,
un postino appena assunto o un impiegato
giunto da una provincia del sud,
ne aggiungerà uno con l’inchiostro rosso,
a lasciar intendere la mia dimenticanza.
Non sanno che tu abiti
davvero dove non esiste
un numero primario,
dove i balconi sono così piccoli
da non avere piante
da bagnare al mattino.
E nemmeno sanno che verso sera
io arrivo qui, con le mie carte
per usare i tuoi colori,
raccontandoti di noi
e togliendo ai giorni miei l’ombra
dell’assenza e quei vestiti
che a ogni partenza
sono la radice della mia malinconia.

***

Fantasmi

Entrare in punta di piedi
nei tuoi sogni
e disegnare sulle labbra
un sorriso che nel buio
nessuno saprà.
Lasciare che la luce
di una candela
deformi le ombre sul muro
quel tanto che basta
per lottare con i fantasmi
attento a non fare rumore
a non svegliarti ancora
non prima che il bacio
si posi sulle tue labbra
nel sonno dischiuse.

***

MM

Cammino distante dalla linea gialla,
perché così vuole la voce.
Gli altri sanno già come muoversi,
sanno già aspettare.
Parlano di calcio e di case
di verità politiche
e intanto leggono l’oroscopo.

Giove in Saturno
e l’opposizione in bianco,
il caffè delle macchinette
e i giornali sotto il braccio.
Anche a scattare una foto,
non troveresti il colore
adatto a questo vuoto.

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di Marco Annicchiarico