cinque ottave (post di Natàlia Castaldi)

l’autore delle seguenti opere (disegno e versi) non vuole rendersi noto.

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cinque ottave

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1

forse la mano abile è la destra

mano e la mente che parla è maestra

se lavora. non è l’ottimo artista

Roma lucente. chi disseta la voglia

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non è qui. la parte nuova del cervello

è bella, disegna Arianna astratta, Arianna

è a Nasso, la mente vede e vende il premio, il pane

è certo: salute a noi, e prima si scherzava.

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2

la pila la testa l’arma dello strumento è alta. così è

la resistenza: è sublime. d’ora in poi non fingerò più

il male. e la destra non sa questi capelli aperti, i lunghi,

sullo schienale, i rossi. non sono più il padrone; ma

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la salute grida ai parassiti ai treni ai Mani, a me:

non vedevi tu le gazze, a Voghera? non ami tu

l’idea del volo? nessuno sa questi pregi. è solo

tanto bassa l’erba nuda, tanto povero il povero.

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3

c’è un’uscita di scena, il poco senso

amaro – come «non muoverti oggi»,

quando parla un’amica, a un’amica

più vecchia. Cristina e Maria. non

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muoverti!: escono tutti i somnia i sogni

di molti, arti fantasma in pieno freddo

del vero novembre, e la paura del buio

nella bambina grande è curata dalla luce.

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4

ecco le punte di una freccia

arcaica sulla perfezione acefala,

che il nero dipinge – e le figure degli

Angeli nasceranno allo schermo

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acceso: uno chiama l’altro. a me stesso:

tu devi capire: ci sono diciannove anni tra 54

e 73, dal numero 38 all’altro, che

confonde questa mente, evoca altro.

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5

l’ansia considera l’altro animale

balena, l’animale che cresce piano

tra gli altri in acqua: e vorresti essere

un santo, il lungo largo forte osso

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sacro, un estraneo. come stai? e: io vedo

(io so) chi sono i panni, quanti sono

i tempi dove cedo, l’assoluto

cadere di ogni sera, che colpisce.

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9 comments

  1. Già soltanto per “l’assoluto/ cadere di ogni sera, che colpisce” a conclusione della quinta ottava desidero esprimere la mia riconoscenza. Poi ci sono i somnia, i sogni di molti, le gazze, il pane certo, i voli neri: se “prima si scherzava”, quel “prima” rincorro e qui lo trovo, e l’aggettivo “brotlos” per questa arte non è sprezzo, ma riconoscimento.

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  2. in un tempo in cui l’ego (/ l’autografo/ lo ich! ich!! ich!!! di canettiana memoria) spesso e volentieri precorre i contenuti, è un piacere trovare versi anonimi, per giunta di buona fattura. Grazie!

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  3. non ho idea chi sia l’autore, ho però l’impressione che non si tratti di ottave ma di doppie quartine. anzi dirò di più, perché in un passato recente sono stato accusato di celare le mie accuse con una terminologia vaga (“sembra/pare/suppongo” ecc.): queste non sono ottave.
    non ne faccio una questione di metrica pura, o non solo: c’è in tutti e cinque i testi uno stacco tra la prima e la seconda parte che la struttura dell’ottava non approverebbe, dal momento che l’ottava (dal Boccaccio in poi) risolve tutto nel distico finale e quindi ponendo là lo stacco.
    qui invece, e questo per me è il pregio, abbiamo una sorta di pre-ottava ossia l’evoluzione o rilettura della doppia quartina del sonetto.
    semmai un ‘gancio’ all’ottava epica, o più ancora, una certa evocazione a quel mondo è riscontrabile in questa splendida (per me) sequenza: “la pila la testa l’arma dello strumento è alta. così è / la resistenza: è sublime.”
    molto di ciò che i versi descrivono mi resta però oscuro, e credo sia voluto.
    non azzardo un nome perché credo pure che in questo stia il gioco.

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  4. Non vorrei apparire poco attenta alla struttura dei versi…ma qui adesso sento di dover ammettere che ho avuto come un pugno allo stomaco leggendoli. Dunque, se la poesia può arrivare a tanto vuol dire …io sinceramente, sono spiazzata. Un elogio all’autore, chiunque esso sia.

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